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Nasher Sculpture Center

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lunedì 24 settembre 2007

E' atterrato al centro di snodi autostradali, in mezzo al nulla. Nel cuore di Dallas si è collocato  ai piedi di grattacieli, noncurante della loro altezza, anzi: il Nasher Sculpture Center ha scelto di esibire tutto lo stile di un luogo fuori scala, raccolto, intimo, in una centro città appunto anonimo e deputato al lavoro. Per farlo, ha optato per un segno deciso, elegante come può esselo il codice di Renzo Piano. Il Nasher Sculpture Center è casa per la collezione privata di Raymond Nasher.
E' un angolo creato per dare un corpo, condiviso, alla visione dell'arte del proprietario, che poi era quella di creare una sorta di oasi, di rifugio in cui tutti potessero andare per godere di una passione: la scultura. Declinata in materie, stili e autori, attraversa parte dell'Ottocento, percorre tutto il Novecento e tocca questi anni del XXI secolo: la forma tridimensionale dell'arte, moderna e contemporanea, trova collocazione in stanze al coperto e in spazi all'aperto.
 

Il giardino, disegnato da Peter Walker, è parte inscindibile del progetto. E' qui che artisti americani come Calder, Borofsky, Serra,  europei come Abakanowicz, Cragg, Dubuffet si alternano a olmi, cedri, querce, insieme a sentieri in pietra, fontane e vasche.  Lo spazio espositivo è oggetto artistico: oasi di silenzio.
Tra le opere che ruotano, una sola è pensata come lavoro site-specific. E' uno skyspace di James Turrell. "Tending, (blue)" è una stanza, aperta al cielo.
Vicino poche centinaia di metri ma lontano anni luce dalle torri di vetro, il Nasher, sviluppato a un solo livello, è una rigorosa successione di cinque muri, posti in parallelo, in travertino romano: una pietra chiamata a mettere in scena il ricordo di nobili rovine. Stanze leggere, grazie alla copertura in membrane in alluminio: leggera trama metallica che permette di far filtrare quella luce soffusa che, con le parole dello stesso Renzo Piano, "cambia tutto il giorno e ti fa sentire anche la nuvola che passa e che introduce il sentimento del tempo".
Segno idealizzato per la più grande collezione privata al  mondo: più di 350 pezzi tra cui, all'interno protetti dalle intemperie si ammirano: Rodin, Matisse, Giacometti, Brancusi, Mirò... miti più che autori.
Le stanze espositive sono delimitate da facciate in vetro: filtri trasparenti che creano fughe ottiche: dal giardino alle gallerie alla strada.
Con vicini eccellenti, come  il museo disegnato da  Philip Johnson, questo  lavoro di Renzo Piano dà corpo a quello che è definito "distretto delle arti". Al suo fianco stanno sorgendo anche un teatro disegnato da Rem Koolhaas e un'opera lirica a firma di Norman Foster. Una sorpresa per chi di Dallas si sia disegnato scenari diversi.
 

Ma è tutto il downtown a prestarsi ed essere occasione per ammirare alcuni lavori significativi di architetti internazionalmente acclamati.
Uno fra i tanti, il prisma "Fountain Place", capolavoro di Ieoh Ming Pei
Sebbene a base quadrata, le 10 pareti esteriori danno all'edificio un aspetto sempre diverso. 
Tutta Dallas sembra essere palestra per architetti: Pei,  con altri due edifici, SOM con la JPMorgan Chase Tower e con la Renaissance Tower, ridisegno di quel grattacielo noto in televisione  per essere sede della Ewin Oil di JR , JPJ con la Bank of America e la sede dell'AT&T...
A base quadrata, triangolare, a forma di diamante... queste torri giocano con la nostra capacità percettiva. Si ergono in altezza, giocano con il numero di piani  esibiscono forme che sfidano la gravità e la fisica, ma il loro codice più profondo sembra radicato nelle fondamenta, celato proprio nel disegno della pianta. Quasi che il loro valore lo si possa percepire in realtà solo volandoci sopra.
E' grazie al fatto di non avere una griglia serrata e piena che il centro di Dallas permette di poter godere delle varie viste e prospettive di questi oggetti  verticali: se ne ammirano le linee, si valutano le proporzioni, si considerano i materiali pregiati scelti a rendere manifesta la facciata. Marmo bianco, granito color terra,  in  pietra, cristallo opaco, vetro trasparente: le scansioni cromatiche e materiche mettono in scena una città pensata come sede finanziaria ed economica del petrolio: l'oro texano.
Una scena economica che da sola però da  qualche anno non basta più. Proprio lo sviluppo del distretto delle arti sembra aver stimolato la rinascita commerciale di tutto downtown. Dallas così finisce per allinearsi a quella tendenza  urbana che fa dell'arte e dell'architettura i volani di un nuovo scenario economico disegnato sul consumo della cultura. L'economia della cultura, il capitale culturale, individuale e sociale sono le chiavi di volta dell'economia del XXI secolo.
 
 
Ed è grazie all'espansione delle attività artistiche e culturali che Dallas si è potuta inserire di fatto tra le mete visitate nello stato. Uno sviluppo che dalla città si spinge fino all'area di Fort Worth, con i musei di Philip Johnson, Tadao Ando, Louis Kahn e prossimamente anche Renzo Piano, of course. Ma questo sarà  il Texas della prossima edizione. La 25ma di Nonsolomoda.

di Lorena Bari 

Fonte: http://www.nonsolomoda.mediaset.it 

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