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Il distretto culturale di Fort Worth

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lunedì 24 settembre 2007

Nel mezzo di un nulla difficilmente percepibile per noi europei, un nulla fatto di autostrade e linee di un orizzonte troppo piatto per suggerire un altrove, c'è Fort Worth, e nel cuore di questa area, che poi è metropolitana perché fa il paio con Dallas,  sorge uno dei più stimolanti distretti culturali degli Stati Uniti. Una serie di musei, firmati dai maestri dell'architettura, dialoga citandosi, usando un linguaggio privo di effetti spettacolari e si relaziona con arte di qualità storica.
A Fort Worth, nel Texas: un distretto culturale che è codice di un bon ton che non dimentica però l'economia.

Michael Auping - Curatore Capo - The Modern Art Museum:
"Sentiamo di avere un grande impatto su Fort Worth. Fort Worth è un luogo inusuale. Siamo nel cuore del Nord del Texas,... noi stessi ci chiamiamo "cowtown", città delle mucche. E' un modo che suscita affetto nel riflettere sulla storia... la storia texana di Fort Worth... è una storia antica. Quando si pensa ai cowboys, si pensa a Fort Worth. Non è usuale venire in un luogo come questo e vedere arte contemporanea".

L'ultimo a essere costruito, nel 2002,  è stato il Modern Art Museum a opera di Tadao Ando.  Questi padiglioni, che sembrano galleggiare sull'acqua,  sottolineano la filosofia dell'architetto giapponese: un approccio a un'architettura intesa non come facile esibizione di strategie stilistiche. Le linee disegnano volumi leggeri, che sono oggetto culturale e al contempo servono a comunicare l'arte.
La collezione è esposta come narrazione storica punteggiata di capolavori sospesi nel tempo. Da Kiefer a Puryear passando per Chamberlain, Oursler, Judd. Costruire oggi un luogo chiamato museo, significa confrontarsi non solo con l'aspetto espositivo, ma anche con significati eterogenei in costante mutazione, un'arte che sembra diventare sempre  più materia di postproduzioni continue che non opera conclusa.

Michael Auping - Curatore Capo - The Modern Art Museum: "Come sai, questo è un momento globale in termini di storia dell'arte, più globale di come sia mai stato. E penso che la velocità della comunicazione oggi pretenda dai musei consapevolezza su ciò che accade in ogni parte del globo, e capacità di riflettere tutto ciò all'interno dell'edificio, perché le persone possono navigare in  internet e verificare cosa accade senza di te, così si deve essere certi di  essere impegnati con il mondo intero".

Nel tempo delle emozioni e dell'eperienza un museo è chiamato a soddisfare molte sollecitazioni: l'arte al Modern di Fort Worth parla con le opere della collezione, ma anche, scaricabili dal sito attraverso il "Modern Podcast", con incontri, conferenze di critici,  commenti approfonditi su opere esposte. In questi giorni è possibile guardare la presentazione della mostra dedicata a Ron Mueck e ascoltare la spiegazione dell'architettura del museo. Ma il Modern parla d'arte anche con le rassegne cinematografiche e i concerti dal vivo, e con questa architettura, che non ha dimenticato gli edifici vicini, tanto che nei segni ha volutamente reso omaggio all'Amon Carter di Philip Johnson e a quel monumento dell'architettura del XX secolo che è il Kimbell Art di Louis Kahn.
E' qui infatti, in mezzo a questa città, che si autodefinisce "Il luogo dove comincia il West", che si trova quello che viene considerato uno dei musei più belli, se non il più bello, del Novecento.

Timothy Potts - Direttore Kimbell Art Museum: "E' un edificio molto famoso, ha una forma molto distintiva. Queste gallerie a volta sono state ispirate a Louis Kahn da suoi studi di architettura classica a Roma. Ha trascorso del tempo all'Accademia americana a studiare edifici come le terme di Caracalla così come il Palazzo delle Belle Arti per il Diciannovesimo secolo. Ma la grande magia di questo posto è che lui ha preso la luce e l'ha portata negli spazi creando un grande  fascino.
Kahn era molto interessato al rapporto tra architettura e paesaggio e tra mondo architettonico e naturale. Così, la luce naturale, che penetra nelle gallerie per ammirare i lavori artistici,  permette al contempo di guardare all'esterno, al paesaggio con gli alberi e al cortile che ha disegnato con le piante. La pratica così è tra interno ed esterno e molto importante per lui era il dinamismo tra i due".

In termini numerici, il Kimbell possiede una piccola collezione, solo 350 lavori, ma i nomi forse pesano per quel significato che unisce alla bellezza estetica delle opere, l'importanza storica e sociale acquisita dalla borghesia americana. Nomi come Caravaggio, De La Tour, Tiepolo, Courbet, Caillebot fino all'arte classica e orientale trovano una collocazione quasi sospesa nel tempo grazie alla materia di cui è fatto l'edificio.

Timothy Potts - Direttore Kimbell Art Museum: "Amava i materiali naturali, ma anche il cemento, che trattava come un materiale naturale. Questo è travertino italiano che ha una ricchezza, una trama e una qualità naturale che si percepiscono nel tempo. E' vero, non lo si può considerare un materiale adatto ad appendere dipinti, certamente non i lavori classici, ma per i lavori di arte contemporanea e del XX secolo ha un sintonia perfetta. E' con i lavori più antichi che si possono sollevare interrogativi. Alcune volte non è la superficie più in sintonia, ma Khan ha creato un ambiente generale di una qualità straordinaria. Molte persone pensano che questo edificio sia il luogo migliore al mondo dove ammirare dipinti".

A raccogliere l'invito per l'ampliamento, un nome quasi nell'ordine delle cose. Il nuovo Kimbell infatti, sarà parte di quel dialogo già intrapreso in Texas da Renzo Piano. E' a Dallas infatti che, con il Nasher Sculpture Center, l'architetto genovese sembra aver già cercato una sintonia, di forme e materiali, con Louis Kahn. Il museo parla anch'esso con il travertino, la sequenza regolare delle gallerie, e le coperture, qui leggermente, arcuate.
In questo gioco di rimandi e omaggi stilistici, un insieme di musei ha deciso di non sedurre il pubblico con architetture ipertrofiche, estetismi spettacolari, e opere d'arte simili a intrattenimenti da luna park. Renzo Piano, Tadao Ando, Philip Johnson, Louis Kahn: sotto il grande cielo dal Texas.

di Lorena Bari 

Fonte: http://www.nonsolomoda.mediaset.it 

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