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Villanovaforru un esempio da seguire

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lunedì 22 ottobre 2007

Intervista al sindaco di Villanovaforru Giovanni Pusceddu

Un esempio più unico che raro in Sardegna. La valorizzazione turistica e culturale di un piccolo centro dell'interno, che dopo un'importante scoperta archeologica, ha costruito intorno, un museo, un parco e, cosa più importante, è riuscito a coinvolgere i comuni circostanti in un consorzio dagli obiettivi comuni.



Il Consorzio Turistico di Villanovaforru è un'associazione di comuni alla quale, oltre ai quattro originari, Villanovaforru, Lunamatrona, Siddi e Collinas si sono aggiunti: Sanluri, Villamar, Gonnostramatza, Pauli Arbarei, Ussaramanna. Hanno inoltre chiesto di aderire tutti i comuni della comunità montana della Giara di Gesturi, il comune di Sardara, quello di Ales con la comunità montana del Monte Arci.

Le attività del Consorzio sono volte alla crescita del territorio, sotto forma di economia agricola, pastorale, terziario ( alberghi, ristoranti ), cooperative e attività artigianali, cooperativa agrituristica con centro ippico, cooperativa di produzione di dolci sardi e caseificio.

Ne abbiamo parlato col suo artefice principale, colui che ha fatto sì che ciò avvenisse: il sindaco di Villanovaforru, Pusceddu. Uomo estremamente pacato e intelligente, dotato di gran volontà e passione, spinto da un unico obiettivo: l'amore per la nostra terra.

Villanovaforru Veduta aerea degli scavi del nuraghe "Genna Maria".

Quando è arrivato a Villanovaforru?
Sono arrivato nel '75 non c'erano attività economiche era un paese in spopolamento. Si pensò alla valorizzazione della cultura, per creare lavoro e per incentivare l'economia. Gli scavi di Genna Maria ci diedero ragione acquisimmo come Comune tutte le aree intorno al monumento, allestimmo un'esposizione con tutti i reperti creando prima il Museo e poi il Parco Archeologico.Dal '69 al'75, quando iniziarono gli scavi ero collaboratore esterno del Comune. Poi formammo una lista apolitica e ci presentammo alle elezioni. Questo atto fu compreso dalla popolazione. Divenni sindaco nel 1975.

La scoperta archeologica è stata la fortuna per Villanovaforru. Cosa si è costruito intorno?
Non si poteva valorizzare un bene naturale senza creare infrastrutture: centri di ristoro, centro ippico, il parco, un centro didattico, una sala mostre temporanee che consentisse di rendere vivo il Museo. È sorta una cooperativa di accompagnatori, di guide turistiche, l'Agriturismo Villanovaforru di Maurizio Serra, che dà lavoro a persone del posto, delle quali noi stessi abbiamo curato la preparazione. Abbiamo creato un laboratorio di restauro costituito da personale del Comune. Il nostro è un museo comprensoriale, quindi lavoriamo anche per conto terzi, restauriamo a pagamento. Questo ci consente di coprire in parte le spese del Museo. Il Museo è un servizio a domanda individuale perciò il Comune deve coprire il 36% delle spese.

Quanto è grande il parco e cosa comprende?
Il parco archeologico è un'area rimboschita, si trattava di un'area brulla sino a 25 anni fa. Ora è un parco dove c'è il villaggio, il complesso nuragico circondato da un bosco di circa 32 ettari.

È stato difficile cambiare la mentalità degli abitanti per avvicinarli al turismo?
Le attività agricole redditizie, come pastorizia, coltivazione di vigne e produzione di formaggio nel caseificio, sono proseguite. È scomparsa la disoccupazione anche se ora sta ricrescendo quella che potremmo definire una disoccupazione intellettuale, perché i giovani appena diplomati non trovano lavoro. All'inizio ci sono state buone opportunità con i cantieri di lavoro.
È nato il consorzio turistico perché il turismo di Villanovaforru non poteva essere diverso da quello delle altre aree archeologiche, cioè turismo di passaggio. Per questo è nato il consorzio con i comuni di Collinas, Siddi e Lunamatrona. Il progetto è partito dieci anni fa, ora ci è stato finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti e dall'Agenzia del Mezzogiorno.

Siddi (Comune del Consorzio Turistico) La camera di sepoltura della Tomba di giganti "Sa Domu de S'Orcu".

Adesso stiamo realizzando qualcosa per far restare il turista qualche giorno. C'è un progetto di valorizzazione di 32 monumenti della zona: la più grande tomba dei giganti sarà aperta al pubblico tra qualche mese a Siddi. Poi un nuraghe a corridoio e altri insediamenti nuragici. Contemporaneamente il museo naturalistico quasi ultimato, costituito da 4 sezioni: una geologica (o paleontologica), ci troviamo su un terreno miocenico ricco di fossili (pesci, denti di squalo, foglie, piante); una sezione antropica dove andranno le principali caratteristiche emergenze dalla preistoria sino ad oggi, della presenza dell'uomo sul territorio. Poi c'è una sezione floristica e infine la sezione faunistica. Abbiamo convenzioni con 5 Istituti Universitari e Dipartimenti. L'operazione non viene fatta da noi, ma da personale altamente qualificato. A questo progetto lavorano da 3 anni 40 persone di tutto il territorio, parlando poi di occupazione finalizzata lavorano per il nostro consorzio 140 persone. Parliamo poi di una forza lavorativa che nel momento in cui si mette a lavorare si è già autopagata.

Perché quanto vale il Museo Naturalistico? Quanto può valere la scoperta sul nuraghe a corridoio che fa risalire la costruzione a tholos non al mondo miceneo, ma alla Sardegna?
Ora partirà il progetto del consorzio che proporrà a tutta Europa itinerari turistici. I comuni che aderiscono a questo consorzio sono 9. Ciò vuol dire nascita di piccoli alberghi e nascita di un turismo nuovo che vada a coprire le stagioni morte.
Il consorzio ha già realizzato in termine di infrastrutture, non esisteva prima una strada che collegasse la Marmilla e la zona dell'oristanese, ora c'è una strada che collega Lunamatrona e la strada provinciale per Ales.

Qual è il movimento turistico intorno al Museo?
Nel 1994, 18000 visitatori in un anno. Dipende poi dalle mostre, quando ci sono delle mostre interessanti il flusso aumenta. Ma questo non è turismo. Perché va guidato. Perché anche i 100-160000 visitatori di Barumini, cosa lasciano a Barumini? Diverso sarebbe il discorso se si trattasse di presenze. Si passerebbe dai milioni ai miliardi in termini di ricavo.

Chi sono i visitatori di Villanovaforru? A chi è indirizzata l'offerta? Che tipo di pubblicità fate?
Non facciamo pubblicità diretta perché non abbiamo soldi per farlo. Ci pesa il fatto di dover rendere 90 milioni allo Stato.
Per esempio lo Stato m'impone di non far pagare il biglietto ai sessantenni e m'impone un biglietto ridottissimo per i bambini delle scuole (mille lire) questo ci penalizza. Di fatto facciamo un lavoro per conto dello Stato. L'albergo-ristorante paga ogni anno 400 milioni di Iva, il costo complessivo del Museo è di 200-220 milioni, noi ne paghiamo il 36%. Se potessi investirlo in pubblicità...

Quante sono le persone che pernottano a Villanovaforru?
Saranno qualche migliaio l'anno, anche l'agriturismo non è ancora organizzato, non lavora molto.
Occorre coordinarsi con gli altri comuni con gli altri alberghi e fare una propaganda generale. Siamo ancora agli inizi nell'attività turistica. Il consorzio è finalizzato ad una vera promozione turistica. Per ora il turismo è qualificato perché si tratta di scolaresche, docenti, visitatori stranieri. Per quanto riguarda gli stranieri vengono a saperlo prima dei sardi. Quattromila tedeschi vengono a visitare il museo ogni anno. C'è una base Nato con ricambio continuo di militari che una volta rientrati a casa hanno fatto propaganda. Poi ci sono guide anche dell'Esit tradotte in tedesco, inglese, francese. Non esiste però un'operazione mirata.
Il progetto speciale Leader 2 riguarda all'ottanta per cento la promozione turistica. È un progetto realizzato da esperti già presentato alla Regione e alla Cee. Consiste nella proposta di turismo culturale di tutto un territorio, della valorizzazione dei centri storici, della valorizzazione dell' agricoltura, degli incentivi per gli agricoltori che vogliono produrre prodotti speciali. A Ussaramanna già opera un agricoltore utilizzando questo progetto (Michele Lilliu) che prepara prodotti sardi sott'olio e vende inGermania e Francia. L'abbiamo inserito nei progetti degli itinerari turistici e sarà meta delle visite. Stiamo creando punti di attrazione collegati per i turisti ad esempio l'artigianato di Mogoro.

Sanluri (Comune del Consorzio Turistico) Veduta del Castello Medioevale già appartenuto al Giudicato di Arborea. Oggi il castello ospita un Museo Storico con cimeli delle due guerre mondiali e coloniali.

Questo progetto prevede di offrire al turista un itinerario: beni culturali, musei, scavi archeologici, tombe di giganti, Barumini, beni naturalistici ( il parco del monte Arci, dell'Ossidiana, della Giara di Gesturi, i cavallini della Giara. Poi altre attrazioni. Stiamo realizzando un ostello della gioventù dicento posti vicino al Museo naturalistico. Tutto inserito in un parco botanico di area mediterranea, 80 ettari di parco, con serre, produzioni di tartufi, erbe medicinali. In modo da coprire le spese di manutenzione, realizzando attività economiche.
Abbiamo terreno basico adatto alla coltivazione del tartufo. Non lo sapevamo sino a quando da Norcia non sono venuti a cercare il tartufo qui. Abbiamo un buon tipo di tartufo (il bianchetto). Esiste già un campo di sperimentazione con lecci e roverelle costituito sei anni fa , sta dando i primi risultati.
Nell'orto botanico ci sarà anche questo. Fatto dall'Istituto di botanica dell'Università di Cagliari. Questo è importante perché porta l'Università nel territorio, che semina cultura essendo sperimentazione (oltre a esserci il punto di ristoro con 200 posti). L'Università è innovazione.
Queste cose si stanno già realizzando ci vorranno 3-4 anni per completarle, ma la strada da seguire è questa le altre sono fallite in Sardegna.

Quali potrebbero essere invece i rischi?
I rischi: la burocrazia. Altrimenti può andare male solo per colpa nostra. Non esistono posti come la Giara di Gesturi, il parco dell'Ossidiana, la Giara di Siddi con 18 monumenti.
Il rischio è l'organizzazione, il rischio è la Regione, alla quale stiamo chiedendo da tre anni la formazione professionale, continua a distribuire corsi per la realizzazione di bambole in costume sardo e non dà a noi la possibilità di creare manager di attività turistica.

di Pietro Porcella 

Fonte: http://www.edizionisole.it 

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