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Time in Jazz Berchidda

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venerdì 14 dicembre 2007

Il festival internazionale Time in Jazz e il comune di Berchidda, nella Gallura a nord della Sardegna, sono il simbolo di una fertile unione che dura ormai da vent'anni, dove tutto quello che accade - dai concerti nelle strade o nelle chiese campestri, alle mostre o agli interventi artistici nell'ecomuseo di Semida - diviene occasione per intessere relazioni con il territorio e la gente che abita ed anima quei luoghi...

Mettere in relazione economia e cultura, non significa indagare, in maniera quasi esclusiva, il valore economico e l’indotto, in termini monetari, delle istituzioni e degli eventi culturali, ma cercare anche di attribuire la giusta valenza al ruolo che la cultura svolge nello sviluppo economico, quale insieme di fattori in grado di influenzare sia il contesto all’interno del quale agisce, sia l’oggetto attraverso cui soddisfare i propri bisogni.

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Ri-velare il valore culturale insito nella sfera economica, significa comprendere che gli elementi tangibili ed intangibili che concorrono, tutti insieme ed in ugual misura, alla definizione del patrimonio culturale di una data società, sono alla base del modo in cui noi percepiamo il mondo, interagiamo con gli altri e ci comportiamo all’interno dei contesti nei quali viviamo. Riuscire a scorgere il doppio legame che tiene unite queste due forze, quella economica e quella culturale, è un passaggio obbligato per comprendere che la sfida dello sviluppo necessita oggi di nuovi paradigmi, i quali non potendosi più reggere sul consumo illimitato e sulla produzione di massa di beni materiali, impongono un cambiamento reale di prospettiva, in grado di porre l’uomo e la sua felicità al centro del dibattito politico ed economico.
Il caso di Berchidda, un piccolo comune della Sardegna settentrionale di circa tre mila abitanti, e del festival Time in Jazz, manifestazione a carattere internazionale che anima ormai da vent’anni la piazza e le strade del paese e parte del territorio dei comuni limitrofi, rappresenta un esempio di come attraverso la combinazione creativa del capitale fisico, naturale, umano, sociale e simbolico, e l’acquisizione di nuove risorse, non solo materiali ma anche immateriali, si possa contribuire al miglioramento della qualità della vita e al ri-orientamento motivazionale verso professioni tipiche dell’economia della conoscenza, facendo propria la nozione di “capacitazione” – ossia “dell’espansione delle libertà reali che permettono l’elaborazione di stili di vita qualificanti e funzionali alla realizzazione di sé” -, resa nota dal premio nobel Amartya Sen.

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Il festival Time in Jazz nasce nel lontano 1988, quando l’allora sindaco di Berchidda, Angelo Crasta, chiede al musicista Paolo Fresu di ideare e organizzare una manifestazione da svolgere in paese, sulla scia di iniziative già avviate in Sardegna, come le rassegne “Jazz in Sardegna” di Cagliari e “Ai confini tra Sardegna e Jazz” di Sant’Anna Arresi. Nei primi giorni di settembre dello stesso anno prende il via la prima edizione di quello che è divenuto uno dei festival jazz più importanti e conosciuti a livello nazionale ed internazionale. Come si legge nella presentazione all’evento scritta da Paolo Fresu, che oltre ad essere ideatore è anche direttore artistico del festival, “l’intento è quello di offrire delle proposte musicali che normalmente non si trovano nei circuiti di programmazione, in modo da giustificare la scelta di Berchidda in principio come luogo dove “succede” qualcosa, e poi perché si possa valorizzare il paese e quindi l’intera area del Monte Acuto, come zona […] disponibile a dare il proprio contributo per la vita artistica e culturale della Sardegna e in generale della più vasta comunità nazionale ed internazionale”. Sorprende, ed emoziona, constatare come nell’arco di questi vent’anni qualcosa a Berchidda “succede” davvero. Da allora Time in Jazz ha conosciuto uno sviluppo sempre crescente, ampliando non solo la sua durata temporale – che dai tre giorni agli inizi di settembre è passata ai sette dell’intera settimana a cavallo di ferragosto -, ma anche la tipologia degli eventi e degli spazi coinvolti.
Così, ad esempio, prendono avvio nel 1997 i concerti mattutini e pomeridiani nelle chiese campestri – sas chejas foranas in sardo -, nati dalla volontà di riscoprire luoghi isolati e suggestivi, sovente conosciuti solo ai sardi, che sono diventati nel corso degli anni uno degli appuntamenti più seguiti dell’intero festival. Questo ha permesso a Time in Jazz di allargare i propri confini, e di dialogare ed intessere relazioni con il territorio e la gente dei vicini comuni di Alà dei Sardi, Ozieri, Buddusò, Nughedu San Nicolò, Oschiri, Monti. Sempre nel 1997 alla kermesse musicale si affianca il Progetto Arti Visive (PAV), curato dal critico d’arte Giannella Demuro e da Antonello Fresu, che attraverso l’organizzazione di mostre di pittura, fotografia, scultura, esplora e mette in comunicazione tra loro i vari linguaggi dell’arte, facendo di Berchidda un vero e proprio laboratorio culturale. Ma già due anni prima iniziano ad essere proposti i concerti itineranti per le strade del paese, al fine di stimolare un maggior coinvolgimento della comunità locale, ponendo gli artisti a diretto contatto con gli abitanti del luogo, i quali soprattutto durante le prime edizioni del festival non riuscivano a coglierne le opportunità e le potenzialità, vedendo l’intera manifestazione più come un elemento di disturbo e fastidio, un’invasione non cercata e non voluta dei propri spazi e del proprio territorio, che come un’occasione di crescita ed arricchimento, sia culturale sia economico. In anni più recenti il cartellone si è arricchito ulteriormente, proponendo appuntamenti come i recital tenuti all’alba sul Monte Limbara, i concerti realizzati in treno, collegando Berchidda con Oschiri, oppure Olbia con Chilivani, e importanti progetti, come quello che ha dato vita al Museo all’Aperto di Arte e Natura nella foresta demaniale del Monte Limbara, con la realizzazione di interventi di arte ambientale.

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nizialmente gestito dal comune di Berchidda, a partire dal 1998 il festival Time in Jazz è organizzato e realizzato dall’omonima associazione culturale senza fini di lucro, istituita nel dicembre 1997, per volere di Paolo Fresu e di tutti i volontari che fin dalla prima edizione hanno reso possibile la vita del festival. L’associazione che raccoglie un numero cospicuo di volontari (tra i 100 e i 150), e per cui lavorano stabilmente un addetto all’ufficio stampa del festival e altre tre persone regolarmente retribuite – una per il settore tecnico e logistico, una per il coordinamento amministrativo ed una responsabile di segreteria -, si occupa non solo dell’organizzazione del festival, che resta la principale attività dell’ente, ma anche di altre iniziative, come la pubblicazione di produzioni discografiche ed editoriali; la rassegna cinematografica “Altri tempi”; l’iniziativa “Aprile non dormire”, che mette in scena spettacoli di danza jazz e contemporanea, rappresentazioni teatrali, reading e presentazioni di eventi editoriali; e la “Festa della Musica”, durante la quale in concomitanza con la stessa manifestazione a carattere nazionale, vengono presentati alla fine del mese di giugno concerti di artisti che si sono distinti per la propria musica ed il proprio talento.
L’esperienza vissuta da Time in Jazz restituisce l’immagine di un festival cresciuto molto in fretta, cogliendo di sorpresa e quasi travolgendo i suoi stessi organizzatori, che hanno dovuto confrontarsi con problematiche a cui non sempre erano preparati, o fronteggiare situazioni di crisi, riuscendo in ogni caso a trovare una soluzione che permettesse loro di superare le difficoltà e assicurasse la realizzazione del festival, senza lasciarsi intimorire dagli ostacoli, come quando nel 1992 a causa della mancanza di finanziamenti, dovuta ad incomprensioni con gli interlocutori politici di allora, la rassegna ebbe comunque luogo e tutti gli artisti invitati vi parteciparono gratuitamente, dimostrando che era la capacità comunicativa dell’arte la vera forza del festival, e che serviva ben altro per fermare un evento come Time in Jazz. Un festival che ha portato in soli vent’anni un paese come Berchidda, tradizionalmente fuori dai circuiti del turismo estivo tipico della Sardegna, ad essere conosciuto ed apprezzato anche all’estero, nel quale giungono ogni anno durante i giorni del festival migliaia di visitatori, non solo italiani ma anche stranieri (soprattutto francesi e tedeschi), appartenenti a diverse fasce d’età, dai giovanissimi agli adulti, dai giovani alle famiglie con bambini, mossi chi dalla passione per il jazz, chi dalla curiosità verso un genere musicale non sempre conosciuto, chi dall’esigenza di esserci e di sentirsi parte di una manifestazione ormai nota e ampiamente visibile all’interno del circuito mediatico nazionale, chi dalla semplice voglia di stare insieme e far festa dal mattino alla sera. Un festival in cui sono confluiti dal 1988 ad oggi quasi duemila artisti, provenienti da tutto il mondo, in cui si sono susseguite infinite occasioni di scambio e confronto culturale, dove sono giunte nel corso della passata edizione più di trenta mila persone in sette giorni, saturando le strutture ricettive di Berchidda e dintorni e generando un indotto economico di circa un milione e mezzo di euro.
Un evento che richiede una lunga e faticosa preparazione (si inizia a pensare all’edizione successiva quando quella attuale è ancora in corso), e che ha un costo complessivo per ogni singola edizione di circa 500 mila euro, reso possibile grazie all’impegno e al lavoro dei cento e più volontari che ogni anno, da luglio a settembre, mettono insieme le proprie forze e il proprio entusiasmo per far sì che ogni cosa sia al suo posto e che tutto funzioni nel migliore dei modi. Volontari che hanno un’età variabile, compresa tra i 15 e i 50 anni, che giungono da tutta la penisola e non solo dal resto della Sardegna, e che si occupano delle attività più disparate - dalla biglietteria al merchandising, dalla logistica ai trasporti, al servizio informazioni -, per i quali la consapevolezza di essere uno degli assi portanti di questa immensa macchina, che offre loro la possibilità di vivere per sette giorni gomito a gomito con artisti di fama mondiale e con gente estremamente disponibile e ospitale, conta più di qualsiasi compenso economico. Un evento che forse non sarebbe esistito senza il fondamentale supporto economico della Regione Autonoma della Sardegna - che finanzia l’associazione e l’iniziativa fin dalla sua nascita attraverso l’Assessorato alla Cultura e, a partire dal 2001, anche attraverso l’Assessorato al Turismo, con un contributo complessivo di circa 260 mila euro l’anno-, degli enti pubblici locali – il comune di Berchidda, la Provincia di Olbia-Tempio, la Comunità Montana del Monte Acuto, e gli altri comuni coinvolti a vario titolo nella manifestazione – e di alcuni soggetti privati, come la Fondazione Banco di Sardegna, che dal 2001 finanzia il festival Time in Jazz con un contributo pari a circa il 15% dell’intero budget, e diverse aziende berchiddesi, che partecipano in qualità di sponsor tecnici, fornendo soprattutto prodotti e servizi. Riconosciuto nel 2004 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Time in Jazz rientra anche nel progetto “BES” (Best Events Sardinia), iniziativa con cui la Regione Autonoma della Sardegna promuove, in Italia e all’estero, le maggiori manifestazioni culturali dell’isola, come la Settimana Santa, il Carnevale di Sardegna, le mostre d’arte e i festival musicali e teatrali, attraverso un budget di circa 4,5 milioni di euro, da distribuire nel periodo 2006-2008.
Emerge da tutto ciò l’unica vera criticità di un festival che “attraverso il suo straordinario potere di attrazione è diventato l’occasione e lo strumento aggregante in grado di […] provocare indotti mediatici, culturali ed economici atti a veicolare, attraverso l’universale linguaggio della musica, ciò che Berchidda, l’area del Monte Acuto e la Sardegna producono”, ossia la difficoltà nel reperire fondi soprattutto dalle realtà private, non solo sarde ma anche nazionali. Se si escludono, infatti, le isolate esperienze di finanziamento da parte del Gruppo Editoriale L’Unione Sarda, che dal 2000 al 2002 ha sponsorizzato l’iniziativa con un contributo complessivo di circa 100 milioni di vecchie lire ripartito nel corso dei tre anni, e la presenza tra gli sponsor nel solo 2003 dell’azienda Vodafone, uno dei leader mondiali nel settore delle comunicazioni, la kermesse internazionale Time in Jazz ha posto i suoi organizzatori di fronte ad una complessità sempre crescente e difficile da gestire, sapendo di poter contare su una struttura formata quasi esclusivamente da volontari. Nel corso degli anni l’impegno profuso per dar vita ad una realtà organizzativa maggiormente strutturata, che prevedesse il coinvolgimento di uno staff di professionisti che vi lavorasse a tempo pieno, ha sottratto tempo ed energie ad altri comparti, compreso il delicato settore del fundraising, che forse è quello che più di altri ha risentito della mancanza di una figura appositamente dedicata a questa attività. L’auspicio, avendo oltrepassato la soglia dei vent’anni e potendo contare, oggi, su un gruppo di lavoro determinato e “ostinato”, proprio come il suo ideatore e direttore artistico, è che Time in Jazz continui a crescere conservando dentro di sé lo spirito dell’infanzia che, come narrava Bruno Munari, “vuol dire conservare la curiosità di conoscere, la voglia di capire e il piacere di comunicare”.

Riferimenti:
www.timeinjazz.it
www.regione.sardegna.it
www.comunediberchidda.it

Fonte: http://www.tafter.it 

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