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Tendenze e pericoli nel rito del divertimento notturno

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lunedì 24 settembre 2007

Uno spazio liberato, la notte. Uno spazio e un tempo nel quale esagerare, trasgredire, lasciarsi andare o anche semplicemente uscire dagli schemi del quotidiano. Per molti giovani e giovanissimi tra i 15 e i 25-30 anni vivere la notte significa questo. Una tendenza che a partire dalla fine degli anni ’80 non è sfuggita al business del loisir notturno che ha creato discoteche, eventi, ha moltiplicato proposte, e dilatato il tempo della notte nei fine settimana fino al mattino, al pomeriggio della domenica. Un fenomeno nato negli Stati Uniti con il diffondersi della musica house e techno e presto passato all’Europa. L’identikit dei giovani che nei fine settimana affollano discoteche e i club è vario. Si parla di "tribù" che si ritrovano e distinguono in base al tipo di musica, all’abbigliamento, ai locali: i patiti dell’hard core, la techno più dura, della dub, quelli che frequentano solo i rave illegali. Ma in realtà questo modo di vivere il divertimento notturno attraversa trasversalmente un po’ tutti gli strati sociali: dal giovane operaio allo studente universitario, dall’impiegato di banca al neo-laureato in carriera. Tutti con l’obiettivo di vivere ogni fine settimana come fosse l’ultimo, al limite, ballando techno e house, spostandosi per chilometri da un posto all’altro.

Discoteca o rave?
Le capienze delle discoteche crescono a dismisura e alcuni locali sono diventati luoghi "cult" negli anni ’90: il Cocoricò di Riccione con i suoi 6000 posti, il Privilege di Torino (8000 posti), il Number One di Brescia (10.000). E’ anche aumentato il numero delle sale all’interno dello stesso locale permettono di soddisfare contemporaneamente i gusti e le tendenze di ogni tipo di pubblico. Si calcola che siano circa 5 milioni i giovani che li frequentano per un giro di affari enorme. Negli ultimi tre anni però la loro capacità di richiamo è un po’ scemata, e i ragazzi sembrano preferire un altro tipo di feste, meno controllate e più imprevedibili: i rave. Capannoni abbandonati, fabbriche dismesse, spiagge, prati: questi gli scenari in cui costruire notti di musica con ambientazioni esotiche o futuriste e musica estrema. Non esistono naturalmente SIAE o autorizzazioni: si arriva, si monta tutto il necessario, si inizia a ballare e si smonta tutto il giorno dopo.

Il doping della notte
Discoteche o rave che siano sono però sicuramente i luoghi privilegiati per il consumo di sostanze stupefacenti. Gli inglesi le chiamano dance drugs e si tratta dell’ormai sterminato gruppo di sostanze stupefacenti che si usano per ballare e potenziare il proprio divertimento. Prima tra tutte l’ecstasy (MDMA) e i suoi derivati, un’amfetamina modificata che produce empatia e senso di comunione con il mondo, ma che determina anche seri danni cerebrali, soprattutto in caso di uso intenso e prolungato. Di recente si è iniziato ad usare anche la ketamina, anestetico usato in veterinaria, con effetti psichedelici e dissociativi, e poi il Ghb, anestetico venduto in fiala con effetto rilassante e disinibente, la Dmt, sostanza con effetti psichedelici. Non sono scomparse le droghe più tradizionali, soprattutto la cocaina, usata come eccitante e diffusa maggiormente tra chi non è più proprio ragazzino, e, in qualche caso, l’eroina sniffata e utilizzata come calmante. Nessuna di queste sostanze viene iniettata: l’Hiv fa paura, ed è forte il bisogno di distinguersi dai tossicomani che "bucano".

Non si dorme mai!
Secondo gli esperti del Ministero per gli Affari Sociali almeno per una parte dei circa 400.000 consumatori di ecstasy stimati in Italia fra i 15 e i 25 anni, la giostra del fine settimana si snoda all’incirca così: partenza il sabato sul tardi usando l’hascisc come aperitivo, un salto in pizzeria a mangiare qualcosa e verso mezzanotte il primo locale e la prima "pasta" (una pastiglia di ecstasy nel gergo) mandata giù con cocktail o birra. Musica, musica, ballo, mix di droghe, tra cui, abbondante, l’alcol, e verso le due, le tre, un altro locale, magari a 200 km di distanza, dove si finisce alle due del pomeriggio della domenica. Per alcuni non è finita: il capolinea può essere la domenica all’ora di cena o, se si riesce a scovare uno dei cosiddetti After Tea, o Tea dance – appuntamenti techno che "tirano" fino all’alba del lunedì -, anche oltre.

Quando la notte fa male…
Uno stile di divertimento che ha però il suo prezzo: senza contare i morti in incidenti automobilistici, dal 1987 a oggi sono 12 i ragazzi deceduti a causa dell’ecstasy in Italia. Di fronte a questo tipo di fenomeno i normali metodi di prevenzione e cura utilizzati dai Servizi per le tossicodipendenze non hanno efficacia. Infatti tali servizi sono nati per accogliere e accompagnare le persone con problemi da dipendenza da eroina, un fenomeno del tutto diverso da questo. Si è così intrapresa la strada dell’informazione (sono numerose le campagne nazionali e regionali che mettono in guardia i ragazzi rispetto al consumo di dance drugs) e quella del lavoro "sul campo". E’ infatti possibile trovare nei luoghi di divertimento più affollati banchetti con materiale informativo, camper attrezzati, operatori in grado di offrire consulenza e aiuto in caso di necessità. Sono nate le chill room (stanze fresche), spazi in cui è possibile rilassarsi, con musica "soft", bevande energetiche e nei quali rompere il ritmo frenetico della notte, magari preparandosi per il rientro. In alcuni casi, sull’esempio olandese, sono stati utilizzati dei banchetti in cui "testare" le pastiglie con appositi reagenti, in modo che chi avesse deciso di assumere pastiglie potesse almeno valutare l’effettiva composizione di quello che stava prendendo. Le proposte oscillano tra quanti sostengono l’"opzione zero", cioè "mai nessun tipo di sostanza" e quanti, cercano di contenere, analizzare, ridurre i danni di un consumo ormai così diffuso. E’ però certo che si ha a che fare con l’idea stessa di divertimento, di autenticità, di trasgressione, con l’avventura del viaggio, il bisogno di identità, la voglia di provare il proprio limite, cioè con quanto è l’essenza stessa dell’essere giovani: qualcosa che non è facile contenere, "normalizzare", limitare.

Fonte: http://www.geniusfree.it 

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