I riti e le celebrazioni celtiche. I Celti celebravano quattro grandi festività annuali legate ai cicli della Natura e alle sue stagioni: Samhain, Imbolc, Beltane e Lughnasadh. Erano chiamate anche «Feste del Fuoco» perché in queste occasioni avveniva l’accensione di un fuoco druidico rituale. Consistenti tracce di queste antiche celebrazioni si ritrovano nella cultura popolare e contadina di tutta Europa e si celebrano in varie forme ancora oggi.
Metà Oscura e Metà Chiara Il calendario celtico si suddivide in due semestri: uno “invernale”, collegato all’inizio della Metà Oscura dell’anno, e l’altro “estivo”, collegato all’inizio della Metà Chiara. Anche i mesi celtici iniziavano con ATENOUX, la Metà Oscura, che rappresenta il Rinnovamento. Per gli antichi Celti il giorno iniziava al tramonto del sole, ecco perché troverai segnalate le celebrazioni sempre “a cavallo” fra due giornate. Samhain
Oggi, con Halloween, conosciamo solo la veste giocosa e commerciale di una festività sacra antichissima: Samhain (da sam-fuin = fine dell’estate). Per i Celti questa festività segnava il Capodanno Celtico, importante momento di passaggio nel calendario agricolo e pastorale, legato al ciclo delle stagioni. Proprio in questo periodo dell’anno la terra ha dato i suoi frutti e si prepara all’inverno: i rituali celtici prevedevano il ringraziamento per il raccolto e la preparazione spirituale al ciclo successivo (semina). A Samhain si aprivano le porte fra il Regno dell’Aldiqua e l’Altromondo, un “aldilà” territorio del fatato, del divino e residenza dei defunti. Nella notte di Samhain secondo la tradizione celtica cadevano le barriere: vivi e morti potevano passare dall’uno all’altro dei due Regni. Dalla tradizione celtica attingono molti riti e usanze del folclore oggi dedicati ai Santi e ai nostri defunti. Halloween prende infatti il nome da “All Hallows’ Eve” (la sera della vigilia, eve = vigilia), e si festeggia nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre. In questa occasione ci si prepara alla festa cristiana di Ognissanti, che cade il 1° novembre, e alla giornata dedicata ai Morti del 2 novembre. Rituali Attraverso la festa di Halloween oggi sopravvive la parte più oscura dell’antica festa di Samhain, anche se la forma divertente e ludica attuale mette in evidenza il desiderio di esorcizzare la morte e i mondi ultraterreni senza, in realtà, volerli conoscere e affrontare veramente. Ancora oggi si celebra Samhain (e altre festività del calendario celtico) rievocando i rituali degli antichi Druidi, derivanti da tradizioni pagane e sciamaniche di origine indoeuropea. Le celebrazioni sacre avvenivano nelle foreste, presso fonti e sorgenti e nei siti megalitici. Maschere Due sono gli elementi fissi della festa di Halloween: la notte e il travestimento. Grandi e soprattutto piccini per questa festa amano travestirsi impersonando un personaggio macabro o una creatura della notte e si prende ispirazione anche dai film horror. Ecco allora fantasmi, morti, scheletri, demoni, streghe, zombie e quant’altro di orrorifico si possa immaginare... Maschera e travestimento sono importanti: creano un’entità e un’identità in contatto con l’Altromondo, diventando il veicolo sciamanico di un essere “altro”, ultraterreno. Mascherato è anche l’Uomo Nero, la Metà Oscura che ci insegue implacabile come un’ombra emergendo dalle nostre paure notturne e l’Ombra riemerge in molti film horror a cui si ispirano i personaggi della festa. Ad Halloween i bambini vanno di casa in casa chiedendo “dolcetto o scherzetto?”: impersonano gli spiriti che celebrano il passaggio dell’anno e ai quali va dato un dono, un’offerta; chi rifiuta subirà qualche tiro mancino per aver mancato loro di rispetto. Curioso come questo identico rituale in Emilia Romagna e altre zone sia “traslocato” nel giorno di Natale (qui, solo obolo e niente maschera) oppure al Carnevale (varie regioni italiane) dove, insieme alla questua per il dono, la maschera torna ad acquisire primaria importanza sciamanica.  Calendario di Coligny Nel 1897 a Coligny (in Francia) furono rinvenuti i frammenti di una tavola di bronzo di circa 150 cm per 90. Nella tavola, nota da allora con il nome di Calendario di Coligny, sono elencati 62 mesi di un calendario celtico che si completa nell’ambito del ciclo di 5 anni, i mesi sono di 29 e 30 giorni. Le incisioni sono a caratteri latini, i nomi dei dodici mesi, secondo le ricostruzioni degli archeologi, sono: Samon(ios), Dumann(osios), Riuros, Anagantios, Ogronios, Cutios, Giamonios, Simivisonna(cos), Equos, Elebiv(ios), Edrinios, Cantlos. Samonios, primo mese dell’anno celtico, si celebra con Samhain; questo è anche l’inizio del semestre invernale. Sul Calendario di Coligny il sistema di calcolo è lunosolare e il calendario si suddivide in due semestri: uno “invernale” e l’altro “estivo”. Samhain rappresenta l’inizio della parte oscura dell’anno e segna il Capodanno celtico, Beltane (nel folclore collegata al 1° maggio) segna l’inizio della parte luminosa dell’anno (altre festività importanti erano Imbolc, intorno al 1° febbraio, e Lughnasadh, intorno al 1° agosto). Ogni festa in realtà era l’emblema di una stagione e ne rappresentava le energie che si esprimevano attraverso la Natura. Festa di Halloween - Calendario di Coligny Il ritorno dei Morti Un tema fondamentale della festa di Samhain-Halloween è quello del rispetto e dell’ospitalità per i defunti, quindi per gli antenati che ritornano, grazie alla facilità con cui, proprio in quell’occasione, si riesce a passare il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In molte usanze del folclore europeo, durante la festa porte e finestre vengono lasciate aperte perché i cari defunti possano entrare, e candele accese alle finestre rendono più agevole il loro cammino verso casa. La mensa viene lasciata apparecchiata, spesso si lasciano i cibi che i defunti preferivano e che i vivi non possono toccare per tutta la durata della festa. Secondo la tradizione irlandese il personaggio di Jack O’Lantern è all’origine della zucca illuminata da una candela, ma anche il folclore italiano è ricchissimo di riti tradizionali dedicati ai defunti, un patrimonio di memorie che dagli antichi Celti è giunto fino a noi. ImbolcSappiamo che l’anno celtico era diviso in due metà e le due “porte” della natura (rappresentate da Samhain e Beltane) introducevano rispettivamente alla parte oscura dell’anno e alla parte luminosa. Imbolc, che per tradizione si celebra nella notte fra il 31 gennaio e il 1° febbraio, scandisce il tempo intermedio fra buio e luce, è una fra le quattro festività principali dei Celti e celebra ritualmente l’arrivo della primavera. La scelta del freddo e ghiacciato febbraio come inizio della primavera si spiega con le concezioni spirituali più profonde degli antichi Celti, per i quali ogni cosa iniziava nell’oscurità e veniva generata nei luoghi più intimi e nascosti, nel ventre profondo della Dèa. Lo spirito vitale della primavera si accende infatti in segreto mentre l’inverno, con il suo manto di freddo e di neve, ancora copre la terra. C’è un proverbio – “sotto la neve pane, sotto la pioggia fame” – che illustra molto bene lo stato di maternità della natura in questo periodo: i semi stanno per germogliare sottoterra, la pioggia a causa delle gelate potrebbe comprometterli o distruggerli, la coltre di neve invece funge proprio da coperta e protegge i piccini, che pian piano iniziano a nascere nel grembo di Madre Terra. Come nella terra, anche nello spirito umano germoglia la corrente vitale e la speranza e ci prepariamo per accogliere il risveglio della natura.
Il ritorno della fertilità Imbolc è detta anche “festa del latte” poiché la celebrazione coincide con il primo fiorire del latte nelle mammelle delle pecore, circa un mese prima della stagione della nascita degli agnelli. Questo sottile segnale di ritorno della fertilità era il primo di una serie di eventi che annunciavano il rifiorire della vita sulla terra e, per la tribù, segnava l’urgenza di cominciare un nuovo ciclo di attività. Il nome Imbolc si fa derivare da “m(b)lig” (latte) e significa pressapoco “lattazione”. La festa era chiamata anche Oimec (Oimealg in forma moderna), termine che deriva dal celtico antico “Ouimelko” (latte della pecora). Questa è la festa più intima e raccolta dell’intero anno sacro: all’interno delle palizzate che circondano il “caer”, chiusi nelle capanne coperte di neve, raccolti intorno al fuoco caldo e crepitante, i Celti ascoltavano le storie del proprio clan, rendevano omaggio alla Dèa e si preparavano al risveglio del mondo.
Brigit l’Altissima e Santa Brigida La Festività era di “lustrazione” (purificazione) ed era dedicata a Brigit, Dèa suprema il cui nome significa “Altissima”. Il suo nome deriva da “brig” (altezza), che appare spesso nella forma “brigâ” collegata a colline e montagne (la celtissima Brescia, l’antica Brixia, sorge proprio su un colle e sembra derivi da qui il proprio nome), mentre “brigh” (Scozia), “brí” (Irlanda) e “bree” (Isola di Man) significano Forza, Potere, Valore. La ritroviamo anche con i nomi Brighid, Bricta, Briga, Bride, in Britannia veniva chiamata Brigantia ed era Brigindu il suo nome invocato dai Galli orientali. Per una particolare combinazione di eventi, nel corso dei secoli le tradizioni pagana e cristiana si sono completamente fuse, trasformando la dea in una santa del calendario cristiano – Santa Brigida – senza oscurare i suoi tratti precristiani originari. La comunità religiosa irlandese fondata da alcune donne, nel V secolo d.C., a Kildare (da “Cill-Dara” = Eremitaggio delle Querce) divenne oggetto di una tale venerazione che Santa Brigida venne chiamata addirittura “la seconda Madre del Signore”. Nel calendario cristiano Imbolc coincide con la festa della Purificazione della Vergine (che precede la Candelora del 2 febbraio), anch’essa conserva i tratti dell’antico significato di lustrazione. Nell’immagine: Santa Brigida portata dagli angeli in Cielo, dipinto di John Duncan (1913)
Il fuoco della Dèa Nella sua rappresentazione cristiana in Santa Brigida a Kildare, la Dèa ha un fuoco perpetuo che brucia in suo onore guardato a vista dalle monache, che proseguono in tal modo le funzioni religiose precristiane. Questo fuoco è fonte di ispirazione e corrente dispensatrice di vita: si manifesta prima nella terra, risvegliando le forze assopite nelle sue profondità, e dona Potere poetico, artigianale e guaritore sulla materia essendo ispiratore dei poeti, Musa Universale, forse anche lo stesso “Awen” (Ispirazione Divina) invocato nella tradizione bardica gallese. Brigit ispira i bardi ma è anche patrona della fucina e presiede alla fabbricazione delle armi, erborista e purificatrice. Il suo fuoco divino suggella la fertilità tra la terra e il sole. La luce delle candele e dei fuochi che si accendevano a Imbolc era anche un incoraggiamento magico rivolto al sole e simbolo del ritorno a una luce più abbondante e bella. I simboli della Dèa A Brigit, come a tutte le divinità celtiche, si attribuiscono certe piante e animali. La dea è accompagnata spesso da una mucca bianca. Il fiore a lei dedicato è il tarassaco. Il suo uccello messaggero è l’ostricaio, un uccello marino. Il suo animale divinatorio è il serpente (la biscia di campo) che la collega ai poteri della terra. La celebrazione celtica esprime due temi: il ritorno della fertilità della terra e l’inizio di un nuovo ciclo di attività agricole nella vita della tribù. La Dèa unisce terra e tribù ed è invitata a benedire l’unione, a garantire protezione dal male e a far crescere le energie. La purificazione con l’acqua, l’esibizione del fuoco, la fabbricazione di talismani erano i principali gesti rituali usati per manifestare il suo potere. Il talismano di Brigit In Irlanda, il talismano che garantisce la protezione di Brigit era la “cros-Bríde” (la croce di Brigit), che può essere costruita con una varietà di materiali e potrebbe prendere diverse forme. La più nota è quella che riproduce le quattro braccia dell’Ulster con il cerchio, simbolo del ciclo perpetuo delle stagioni e dell’eterno ritorno della luce e del sole; le quattro braccia riflettono anche le quattro “stagioni” dell’anno celtico. Altro talismano importante era il “brat Bríde” (il mantello di Brigit): era una striscia di stoffa che si lasciava esposta alla finestra nella notte della festa, perché assorbisse il potere della dea. Il mantello di Brigit veniva utilizzato come protezione oppure impiegato in rituali di guarigione, e la sua potenza poteva rinnovarsi di anno in anno. Beltane C’è chi la chiama Beltane, chi Bealtain o Beltaine, nell’est europeo viene chiamata Beltine. Nota come il Calendimaggio del folklore, i pagani la chiamano anche Walpurga oppure, nei Paesi anglofoni, May Day (Giorno di Maggio). Qualcuno la celebra nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, questo perché i Celti salutavano il giorno nuovo a partire dal tramonto del sole. Per la tradizione popolare più comune e diffusa il giorno del 1° maggio è la data fatidica.
Il tempo della fine dell’inverno Per le popolazioni celtiche Beltane segnava il tempo della fine dell’inverno e l’inizio della metà luminosa dell’anno, ed era la grande festività dedicata ai riti di fertilità e alla propiziazione dei futuri raccolti. In antichità per Beltane si spegnevano tutti i fuochi dentro le case, si preparava un grande falò rituale e con la sua fiamma si riaccendevano i fuochi domestici. Era, quello, il sacro fuoco di Bel o Belenos, importante dio celtico con attributi solari che si associa all’Apollo classico – “bel” significa “brillante” e porta la stessa radice di Belisama, la Sublime Dea “molto luminosa ”. Lo ritroviamo nelle Gallie, in Britannia e in Irlanda, prende anche i nomi di Beli e Bile – quest’ultimo in gaelico significa «grande albero sacro» e nella tradizione popolare, proprio per l’occasione, si innalza il Palo del Maggio adornato da strisce di stoffa colorate.
La tradizione irlandese Per la tradizione irlandese a Beltane erano giunti i Tuatha Dé Danann, gli dèi supremi di Erin che portarono sull’Isola di Smeraldo il druidismo, la magia e i Quattro Oggetti Sacri: la Pietra del Destino, la Lancia di Lugh, il Calderone di Dagda e la Spada di Nuada. I Tuatha Dé Danann e il loro arrivo rappresentano un salto di qualità nelle figure mitiche e nei loro poteri (che si riflettono nel nostro mondo interiore): si battono cont ro gli oscuri Fomori e danno alla tradizione celtica un impulso poetico straordinario. Inoltre, ciò che li lega maggiormente a Beltane e che li rende interessanti per noi è il fatto che questi dèi luminosi sono al tempo stesso individualità e Forze della Vita, personaggi e Forme del Territorio.
Altre tradizioni di Maggio Alcune fonti registrano che nei sacri fuochi di Beltane si usava legno di Nocciolo. Le nocciole simboleggiano la saggezza dell’Altro mondo e in epoca medievale ai bambini veniva dato il latte della nocciola per farli crescere forti. Profondamente intessuta nel folclore europeo, ritroviamo l’eco della celebrazione nelle feste folcloriche del Maggio diffuse in tutta Europa. E il mondo celtico attuale non manca di festeggiarla.  Festa di Lughnasad: la Festa del GranoGrazie alle feste celtiche oggi stiamo imparando a riappropriarci della dimensione magica del tempo, così come veniva vissuta negli antichi rituali pagani, per ritrovare le nostre lontane radici spirituali e comprendere miti, simboli, tradizioni, leggende, festività in relazione ad alcuni fondamentali momenti di passaggio dell'anno. In Agosto ricorre la festività celtica e pagana di Lughnasad, una festa di ringraziamento per il raccolto che viene chiamata anche “Festa del Grano”. “Lughnasad” (che troviamo scritto anche come “Lughnasadh” o “Lughnasa”, e in Irlandese moderno “Lúnasa”, il nome gaelico del mese di Agosto) è una festività che la tradizione celebra indicativamente il 1° Agosto. Questo è il periodo del raccolto dei cereali per i paesi celtici del nord Europa, dove la maturazione avveniva più tardi. Lughnasad era una delle quattro feste principali della religione celtica, l’ultima grande festività del calendario e il suo nome significa “commemorazione o assemblea di Lugh”. Secondo la tradizione dedicata a Lugh, il dio del Sole della mitologia celtica. Lugh viene chiamato con gli attributi onorifici di Lamfada, «dal Lungo Braccio» (una rappresentazione del raggio solare) e Samildánach, «dalle molte arti». Venerato poiché abile in ogni arte cono sciuta, di cui è anche divino ispiratore, in questa particolare festa era celebrato come distributore di ricchezze. Per i popoli antichi queste ricchezze erano cibo per tutti, il “pane quotidiano”.
Una Festa del Pane chiamata Lammas Ritroviamo la celebrazione anche con un altro nome, “Lammas”. Questo nome è stato ripreso da una festività anglosassone che si celebrava nello stesso periodo e che dovrebbe avere origini simili. Infatti Lammas, che si fa derivare da “loaf-mass” (festa del pane), è una festa di ringraziamento e il pane simboleggia il primo frutto del raccolto. Le celebrazioni di Lughnasad potevano durare anche un mese. Oltre ai giorni dedicati ai rituali religiosi (che indicativamente erano tre), in antichità questo era il tempo per le grandi assemblee delle tribù, in occasione delle quali si svolgevano le grandi fiere e le gare di forza e abilità fra campioni che giungevano anche da molto lontano. Un riflesso di queste antiche assemblee si ritrova ancora oggi in Scozia con i tradizionali Highland Games che si tengono fra luglio e settembre. Ai Giochi delle Highlands, che prevedono gare di forza fra atleti e competizioni fra danzatori, intervengono campioni da ogni angolo del Paese.  La Vecchia e la Fanciulla del Grano (*) «Uno dei più importanti eventi dell’anno agrario nell’antica Europa era ed è ancora il raccolto del grano. Risalente all’Età Neolitica, la coltivazione dei cereali ha letteralmente plasmato tutte le civiltà europee e mediterranee: la farina e il pane erano la vita per le antiche popolazioni. La mitologia più antica narrò di due entità femminili, madre e figlia, che rappresentavano forse il raccolto maturo e il futuro raccolto da seminare, entrambe simboleggiate dall’ultimo covone mietuto, quasi a raffigurare la loro somiglianza e identità. Il folklore europeo ne parlò come la Vecchia del Grano, il vecchio spirito o la vecchia divinità che moriva al momento del raccolto per incarnarsi nella Fanciulla del Grano, raffigurata come una bambola formata con le spighe dell’ultimo covone e conservata come un talismano per tutto l’anno. In epoche precristiane queste due figure venivano chiamate Demetra e Persefone, o Cerere e Proserpina.» [ Ndr – il capitolo contrassegnato dall’asterisco (*) è tratto da “Feste Pagane” di Roberto Fattore, Macro Edizioni ]
Una leggenda irlandese (*) «Le origini della festa di Lughnasadh [secondo la mitologia irlandese – ndr] sono collegate, però, non tanto a Lugh quanto alla sua madre adottiva Tailtiu, la quale si affaticò per preparare le pianure irlandesi all’agricoltura e così morì, dopo aver chiesto che la pianura diventasse la sua tomba. Lugh ordinò che gli uomini di Irlanda tenessero una festa annuale all’anniversario della sua morte, istituendo i giochi funebri in suo onore. La tradizione dei giochi funerari ha paralleli in molte culture, basti ricordare le cerimonie funebri dei guerrieri morti ricordate nell’Iliade. Il vero scopo della festa è il raduno delle popolazioni al momento del raccolto sulle terre coltivate, terre che costituiscono il corpo materiale della Dea della Terra. Gli stessi raccolti sono essi stessi parte del corpo della Madre Terra.» [Ndr – il capitolo contrassegnato dall’asterisco (*) è tratto da “Feste Pagane” di Roberto Fattore, Macro Edizioni ]
I rituali, ieri e oggi Nelle tradizioni irlandesi, ereditate dalle antiche Leggi del Brehon (un codice medievale di legislazioni), Lughnasadh era anche il momento per celebrare i matrimoni e gli sposi eseguivano particolari danze rituali prima di essere uniti dai genitori. Nelle zone più rurali dell’isola, le Gaeltacht, alcune comunità irlandesi continuano a celebrare la festa con danze e fuochi propiziatori. Questa tradizione è diventata celebre grazie a un film, “Ballando a Lughnasa”, dove c’è una festa intorno a un falò in cima a un colle e le coppie di sposi si uniscono in matrimonio saltando il fuoco. Le celebrazioni di Lughnasad si sono tenute anche fra i Galli continentali almeno fino al primo secolo dopo Cristo (come attesta il Calendario di Coligny, che risale a quell’epoca e ha registrato i nomi e i periodi delle feste celtiche). E il 1° Agosto in Svizzera c’è una festa nazionale, con l’accensione tradizionale di falò, che potrebbe derivare dall’antica tradizione celtica della “Festa del Grano”. |