Rovesciare la polarità di un territorio, e dove c'era una discarica creare un parco urbano. Una sfida complessa, ma realizzabile. L'esperienza della riqualificazione del comune abruzzese di Atessa...
E’ opinione condivisa che ogni attività di recupero debba porsi un duplice obiettivo: quello della conservazione dei valori storico-architettonici e paesaggistici che rappresentano la cultura e l’essenza di ogni luogo, e quello della rivitalizzazione attraverso interventi in grado di produrre un’offerta specifica legata alle caratteristiche proprie di ogni contesto, quali, ad esempio, le risorse ambientali e paesaggistiche. Risorse delle quali la città di Atessa è particolarmente dotata. L’occasione offerta dalla presenza di una discarica dismessa ha rappresentato lo spunto per procedere a uno studio di fattibilità indirizzato al recupero paesaggistico di un’ampia area, che comprende la discarica e le zone di margine del nucleo storico, cioè i versanti dei colli sui quali il paese è fondato. L’interesse alla base dello studio e delle analisi risiede nella ricerca del superamento della dicotomia tra centro storico e cintura verde. Questi due sistemi possono entrare in connessione e interrelarsi attraverso interventi puntuali, di “microchirurgia” dello spazio pubblico all’interno del tessuto urbano consolidato, e attraverso la costruzione di un tessuto semi-pubblico di tipo ambientale lungo le pendici in stato di abbandono. In questo quadro generale, lo studio propone un’ipotesi di intervento che faccia da traino per lo sviluppo turistico e culturale del territorio comunale, ma che abbia effetti anche extra territoriali. Le risorse si sono concentrate su un evento cardine, a partire dalla riqualificazione di un’area ben definita quale quella della ex discarica. E’ sembrata una sfida interessante proporre un programma che potesse identificare in una importante azione di architettura del paesaggio, la modalità primaria per riattivare gli equilibri culturali del territorio di Atessa; un’azione/evento che possa realizzarsi attraverso l’istituzione di una Biennale del Paesaggio. Si sono quindi affiancate a questa azione di richiamo una serie di attività commerciali e sociali legate al tema del paesaggio, che possano garantire il mantenimento in vita dell’iniziativa principale. Alcuni indirizzi di intervento e di progetto derivano anche dall’affermata tradizione italiana del disegno del verde, che in questi ultimi anni sta vivendo un’interessante consapevolezza: il giardino all’italiana si deforma e si trasforma, perde i suoi confini di oasi dedicata al passeggio e alla contemplazione, e assume il ruolo nuovo di pubblica attrezzatura, di “infrastruttura” del territorio oltre che urbana. Il verde diviene strumento per riqualificare intere aree degradate della città, accogliendo al suo interno attività ricreative, culturali, ma anche di supporto alle economie locali. La posizione dell’area, a ridosso della città, permette di collegare il luogo principale di svolgimento della Biennale con il centro storico, accrescendone la visibilità per un maggiore flusso di turismo culturale. “L’evento paesaggio” può irradiarsi in quei luoghi del centro storico che già posseggono una specifica qualità spaziale in rapporto al paesaggio circostante con cui sono in costante dialogo percettivo. Le due aree individuate come polarità, quella del centro storico e quella dei versanti collinari, sono del tutto scollegate: diventa quindi fondamentale strutturare un sistema di mobilità per creare una connessione strategica tra i due luoghi. A queste proposte di intervento “infrastrutturale” vanno poi aggiunte relative al sistema di paesaggio. Così, attraverso la riproposizione degli antichi orti e delle antiche piantumazioni, potranno essere riqualificate, in una prima fase, le due cinture verdi intorno al nucleo storico e alcune particelle che da queste fasce consentono di arrivare fino alla strada che conduce alla ex discarica. Tale riqualificazione, con il tempo, si estenderà a tutto il versante che dal centro urbano degrada verso il fondovalle fino a ricongiungersi con l’ex discarica. Capovolgere l’identità di una discarica, convertendola in un nuovo parco urbano, è la sfida raccolta nel progetto per fare di un “paesaggio minore” una risorsa ambientale e culturale di vasta scala. di Annalisa Sforza Fonte: http://www.tafter.it/ |