Il passato, la storia e le tradizioni di un popolo si possono celebrare in tanti modi. Persino con un parco di divertimenti a tema. Succede in Francia, in Vandea, uno dei cinque dipartimenti della Loira Atlantica, la regione di Nantes che s'affaccia sulla costa dell'oceano. L'opposizione, due secoli or sono, della cattolicissima regione francese all'assemblea costituente e alla Repubblica rivoluzionaria costò al clero e al popolo vandeano una spietata repressione e uno spaventoso tributo di sangue. Il ricordo di quel passato mai riconciliato è alla base della folgorazione quasi mistica che coglie, vent'anni fa, Philippe de Villiers davanti ai ruderi di uno dei castelli nobiliari distrutti nella repressione del 1793. Prima ancora di essere un vandeano doc, de Villers è giovane e intraprendente.
La sua idea, semplice ma per certi versi geniale, si trasformerà quasi in una missione da predestinato: in quell'angolo incantato di campagna vandeana nascerà un parco di divertimenti tematico, una Disneyland in riva al Sèvre. Solo che invece di Topolino e Minnie, le attrazioni tecnologiche e le esibizioni scenografiche, le coreografie in costume e le ricostruzioni spettacolari celebreranno la volontà di riscatto della Vandea lealista, mai sopita nonostante i duecento anni di unità nazionale. Oggi si può dire che de Villiers – frattanto riconvertitosi in deputato e uomo politico venerato dai corregionali – ha vinto la sua scommessa. Forte di 800.000 visitatori e di un fatturato di quasi 20 milioni di euro a stagione, il Puy du Fou ha smesso di essere un parco divertimenti qualunque, tra i vigneti di muscadet, i mulini a vento e gli antichi castelli sgarrupati, le abbazie diroccate e le chiese fortificate della Vandea, per diventare il centro di gravità turistica di una regione che resta il fanalino di coda dell'economia nazionale francese. Per alcuni una baracconata, costruita su fontane zampillanti orchestrate da un computer, carillon animati, teatrini di maghi e menestrelli medievali, villaggi finto-antichi in cui bancari e studenti universitari si aggirano in costume da speziale o maniscalco. Per altri – i più – un'efficiente macchina di spettacolo, un ente benefico che finanzia comunità cristiane, ospedali cattolici, missioni e organismi religiosi in giro per il mondo, un'istituzione che celebra l'identità vandeana attraverso la rappresentazione scenografica della sua storia, che coinvolge attori e musicisti di fama, che crea posti di lavoro e mette in piedi stages per giovani, che macina denaro, spettacolo e politica. Migliaia di vandeani rinunciano al tempo libero e alle vacanze per dar vita, spesso senza alcun compenso, agli spettacoli e alle attrazioni in costume che raccontano la storia di questo pezzo di Francia mettendo in scena gladiatori e vichinghi, Santi e cavalieri, fuochi d'artificio e battaglie coreografate. Alla fine, anche i più scettici ammettono che dietro il palpabile entusiasmo e l'impeccabile efficienza professionale degli addetti e degli animatori del Puy du Fou c'è qualcosa di più profondo. E' la consapevolezza – giurano i sostenitori accaniti del parco a tema più bizzarro del mondo – di impegnarsi per mantenere vivo l'orgoglio vandeano. Magari indossando un costume da falconiere o da contadina d'epoca o semplicemente smistando tra parcheggi, ristoranti, toilettes e centri di shopping la folla e le auto che arrivano da ogni parte di Francia. I laghetti, i boschi, le piccole valli e le oasi di piante rare che compongono i 40 ettari del parco fanno da cornice naturale alle attrazioni del Puy du Fou. Quasi due millenni di storia locale scorrono attraverso le coreografie degli attori-cascatori, davanti ad intere famiglie rapite dalla visione di zoccoli e criniere al vento, squilli di trombe, urla e furibondi combattimenti, garrire di stendardi e scontri d'arme. C'è tutto quello che ci si aspetta di vedere in merito, qui al Puy du Fou. A cominciare da un anfiteatro gallo-romano, con relative corse delle bighe e combattimenti gladiatori contro tigri e leoni. Poco lontano, i monaci dell'abbazia di Noirmoutier sono in fuga dalle invasioni vichinghe e le armate inglesi della guerra dei Cent'Anni stanno galoppando all'assalto del castello del Donjon durante un torneo cavalleresco. Non mancano, ovviamente, i moschettieri di Richelieu a tirar di spada nell'edificio del Grand Carrousel, ricostruzione in ogni dettaglio di un teatro del XVII° secolo. L'esibizione dei falconieri è il momento più suggestivo della giornata, atteso soprattutto dai bambini, estasiati dalla visione dei rapaci appesi al cielo con le ali spalancate in attesa di planare elegantemente sulle teste degli spettatori. di Ernesto Fagiani Fonte: http://viaggi.repubblica.it |