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Pietro Ruffo

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domenica 19 agosto 2007

‛Confine’, un unico concetto, un unico termine, in relazione al quale Pietro Ruffo (nato nel 1978 a Roma) ne dà una definizione segnica. Attraverso il disegno e la cartografia, l’artista romano ha impresso sulle sue tele, in mostra presso la Galleria Lorcan O’Neill a Roma dal 24 maggio al 12 settembre, un insieme di elementi - ‛teschio’, ‛bandiera’, ‛carta topografica’ - come fonte di stimolazione sensoriale.

L’intento di Ruffo è quello di sollecitare, attraverso questi segni visivi, modalità di comprensione, di interpretazione, tali da cogliere la relazione intercorrente tra questi simboli linguistici e il fenomeno della globalizzazione, del colonialismo contemporaneo. ‛Six Nations’, è questo il titolo della mostra, si istituisce attorno a un insieme di opere attraverso le quali l’artista romano, concentrandosi sulle bandiere di sei nazioni particolari (cinque nazioni – Cina, Gran Bretagna, Israele, Libano, USA – e un partito politico – Hamas), ha tracciato la prevaricazione culturale ed economica di alcune nazioni predominanti. L’idea di disegnare le bandiere delle nazioni egemone e allo stesso tempo dei teschi sta ad indicare le contraddizioni tra localismi e nazionalismi, tra vita e morte, passato e futuro, strettamente connesse al problema della globalizzazione, frutto dell’influenza delle nazioni più potenti, che ha comportato diversi livelli di sviluppo dei processi economici, dei processi geopolitici, dei rischi ambientali, della ridefinizione dell’identità culturale dei gruppi colonizzati e il sorgere di una forte attenzione all’etnia. Questi disegni sembrano così riproporre un forte legame con la geografia dell’immagine; ogni lavoro riporta una precisa collocazione fisica della rappresentazione iconografica e indica che tra l’evoluzione fisica e sociologica dei territori e il globalizzarsi dei processi economici sussiste un gap. Secondo Ruffo questo gap “aumenta le tensioni e fa affiorare tematiche che sembravano legate alla storia del passato. È per questo che nella mostra ci sono alcune bandiere con una scritta in tedesco che racconta un brano di storia del territorio rappresentato dalla bandiera, eliminando pero i riferimenti temporali”
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Libano 2006

Grafite su carta su tela

Graphite on paper on canvas

130 x 150 cm

Courtesy Galleria Lorcan O’Neill Roma

Ruffo ha iniziato a lavorare sul simbolo visivo della bandiera due anni fa, ha iniziato con quella americana, disegnata in un primo momento sulla mappa dell’Iraq, dell’Iran e dell’Afghanistan, e successivamente impressa sulla città di NewYork; in entrambi i casi all’interno della struttura della bandiera si individuano dei teschi disegnati a mano libera. Sostiene l’artista, “in questo caso il messaggio era abbastanza diretto, nel senso che la presenza forte USA imposta attraverso la forza nei territori mediorientali, purtroppo finiva per ritorcesi contro e per portare morte nella capitale economica degli USA”. La bandiera costituisce il simbolo della potenza di ogni nazione, mentre “il teschio – conferma l’artista – rappresenta sia una forma di occupazione aggressiva di una nazione su un determinato territorio, ma anche il segno della presenza stratificata nei livelli della storia di un popolo sulla sua terra”. Ogni fruitore, dinanzi alle suddette opere, attiva un processo di individuazione dei diversi segni semantici e ricostruisce scenari coerenti con la costruzione di egemonie, di nazionalismi e conflitti, di commercio e interdipendenza. Le sei nazioni rappresentate, attesta Ruffo, “hanno una questione aperta con la definizione del concetto di confine”. L’estensione semantica del termine ‛confine’ autorizza l’artista a classificare e ordine la realtà delle sei nazioni in base ad attributi che il concetto stesso rappresenta. Infatti, per l’artista romano il “Regno Unito è paragonabile ad una potenza coloniale, che successivamente ha visto restringere il proprio confine, anzi è stata in qualche modo ricolonizzata dalla forza lavoro e dalla potenza intellettuale proveniente dalle ex colonie; gli USA espande la propria presenza politica attraverso azioni di liberazione di territori occupati, alimentando le economie di gruppi rivoluzionari che poi non fanno altro che rivoltarsi contro ‘al loro datore di lavoro’; la Cina corrisponde ad una potenza economica in pieno sviluppo che impone una ridefinizione di tutte le politiche sociali ed economiche dei paesi limitrofi e non solo; mentre, per il Libano, Israele e Hamas, quando il confine viene imposto da una risoluzione, tracciato a riga e squadra su una carta geografica e non costruito con la storia, tutti i popoli che abitano in quelle aree si trovano in tensione”.

DAS CHINESISCHE REICH. La Merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere (ROBERTO SAVIANO) 2007

Scatole di cartone, gesso, video

Cardboard boxes, gesso and video

470 x 405 x 305

Courtesy Galleria Lorcan O’Neill Roma

In conformità al tema del conflitto e del commercio, l’artista ha installato al centro della Galleria una piramide, chiaro simbolo di un impero, in questo caso dell’impero cinese modellato dalle esportazioni. La piramide, costituita da scatoloni di merce proveniente dalla Cina, per la duttilità del materiale impiegato è fragile, così come il lavoro cinese, solo attualmente tutelato dalla presenza di Organizzazioni Sindacali. L’esistenza delle rappresentanze dei lavoratori comporterà sicuramente delle condizioni di lavoro differente, e forse un’ulteriore delocalizzazione del lavoro, ponendo così seri problemi per quanto riguarderà la struttura economica dell’impero’ stesso. Il fruitore può entrare in una sorta di grotta, al centro della piramide, all’interno della quale si trova un video, questo video rappresenta la linea di confine formata da montagne che diventa una frontiera invalicabile per i rifugiati che cercano di uscire dal paese. Nel titolo dell’installazione Das Chinesische Reich. LA MERCE HA IN SE TUTTI I DIRITTI DI SPOSTAMENTO CHE NESSUN ESSERE UMANO POTRÀ MAI AVERE c’è una citazione al libro GOMORRA. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra di Roberto Saviano; viaggio che si apre e si chiude nel segno delle merci che non servono soltanto a documentare un raggiunto potere, ma che testimoniano il viaggio utopico nel mondo del lavoro tra organizzazioni affaristiche dirette a guadagnare senza farsi troppi scrupoli e operazioni finanziarie. Ancora una volta, Pietro Ruffo, con un curriculum alle spalle esemplare (ha iniziato a lavorare a soli quattordici anni presso lo studio dell’artista Vaute, si è successivamente trasferito presso l’ex Pastificio Cerere di Romana, dove ancora risiede, ha esposto ampiamente in Italia e all’estero, da Berlin a New York, da Londra ad Algeri e Sendai), ha proposto una serie di lavori incentrati sulle tematiche della storia universale e ne ha dato ampia testimonianza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Israele 2007

Acrilico e inchiostro su tela

Acrylic and ink on canvas

55 x 85 cm

Courtesy Galleria Lorcan O’Neill Roma

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