Pieni voti per il wellness bocciatura per il termalismo italiano
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domenica 11 novembre 2007 |
Promozione a pieni voti per il wellness e bocciatura netta per il termalismo italiano. Un giudizio secco quello di Emilio Becheri, amministratore della Mercury, che nel presentare il XV Rapporto sul turismo in Italia, spiega anche le ragioni del verdetto. "Se si guardano le statistiche sembra che nelle località termali vada tutto bene, ma in realtà si tratta di numeri che marciano a traino delle città d'arte. La realtà è che però gli stranieri in visita alla Toscana o a Firenze non frequentano le terme di Montecatini".
Secondo Becheri, sarebbero invece rosee le previsioni per il prodotto benessere di nuova generazione, insieme a quelle per natura e montagna estiva che, trainate da arte e cultura costituirebbero oggi i comparti vincenti del turismo nazionale. Le rilevazioni di Federterme evidenziano che seppur ancora contenuto (8,6 per cento del mercato nazionale), il numero dei clienti che fruisce dell'offerta benessere, contribuisce già in misura significativa a compensare la flessione del termalismo tradizionale, stimata intorno al 6 per cento.  Anche in campo alberghiero sul tema del benessere resta ancora molto da fare. E a constatarlo è l'associazione dei direttori d'albergo, che segnala numerose carenze organizzative. Anche se quasi il quaranta per cento degli affiliati si dichiara in possesso di servizi e attrezzature per la remise en forme, è in effetti soltanto il 18 per cento a disporre di spazi e personale altamente specializzati, come wellness centre e beauty farm. I restanti dispongono di attrezzature minime, spesso limitate a saune, idromassaggio e cardio fitness. L'aspetto positivo è che, per contro, le strutture specializzate sono fortemente orientate all'investimento. In alcuni casi anche finalizzato all'acquisto di attrezzature innovative, come gli hammam, su cui si dichiara disposto a investire il 13 per cento degli affiliati, le vasche di galleggiamento a secco (12 per cento) e le vasche talassoterapiche (8 per cento).  Un altro segnale interessante è che molte di queste strutture aprono alla clientela esterna "a dimostrazione - ammoniscono i curatori dello studio - che il benessere va considerato come un centro aggiuntivo di profitto e un fattore di promozione per l'intera azienda".  |