Civiltà alpina. La fortezza di Vinadio, riportata agli antichi splendori, è sede dell'esposizione «Montagna in movimento», che si apre domani - A spasso per Itaca, fiorita di gialle ginestre e flomis, sulle strade descritte dal grande poeta, disseminate di orchidee e capre.
Fino a pochi anni fa Vinadio non era una meta a sé. Era un punto di riferimento, un passaggio obbligato per svoltare verso il santuario di S. Anna di Vinadio caro ai cuneesi, a duemila metri di quota. Oppure per raggiungere i Bagni di Vinadio, nel vallone dove sgorga una delle acque minerali più bevute dagli italiani. Oggi invece si sta riscoprendo che Vinadio -- se non è diventata una meta - merita almeno una bella sosta per visitare le novità del forte voluto da Carlo Alberto. Un'opera ciclopica che mostra la sua magnificenza soprattutto agli stranieri che calano in Italia dal Colle della Maddalena lungo la valle Stura. La tumultuosa Stura di Demonte prediletta dai canoisti che ha scavato, convergendo nella pianura con il torrente Gesso, il geometrico promontorio da cui prende il nome la città di Cuneo.Dopo le legioni di Pompeo accorso in Spagna a sedare la ribellione di Sertorio, la valle Stura è stata una via di transito di vari eserciti. Per frenare le invasioni i Savoia "portinai delle Alpi" alla fine del Cinquecento edificarono la fortezza di Demonte, fatta demolire a fine Settecento da Napoleone, con le altre piazzeforti piemontesi. Il Primo Console chiuse un occhio solo per Fenestrelle in Val Chisone, tra Pinerolo e il Sestriere. Con la restaurazione i re di Sardegna ricostruirono il sistema dei forti (con Vinadio al posto di Demonte), che tuttavia non subirono più una cannonata per il ribaltamento delle alleanze che spostò il fronte all'altro capo delle Alpi, dalla Francia all'Austria. Le possenti mura alpine si resero ugualmente utili come prigioni, temute come la Siberia. Nelle fortezze piemontesi languirono i carbonari e più tardi gli sconfitti borbonici, pagina rimossa del Risorgimento. A Vinadio soggiornarono i garibaldini ribelli dell'Aspromonte. All'indomani della seconda guerra mondiale le magnifiche fortezze sabaude, disarmate e abbandonate per volere di De Gaulle, finirono saccheggiate come res nullius. Le mura massicce e prive di tetti di Vinadio ne patirono meno che altrove, ma qui la decadenza è tramandata ai posteri dal goffo e malridotto "grattacielo", addossato al forte sul ciglio della statale, uno sfregio in primo piano che merita solo la demolizione. Quell'epoca di contrasto tra vecchio e nuovo nelle valli cuneesi, tra l'abbandono e le velleità di rilancio, è stata denunciata una trentina d'anni fa da due libri complementari che fecero scalpore: la raccolta di fotografie di Michele Pellegrino Il profondo nord. Sottosviluppo in Piemonte (Aga, Cuneo 1975) e le interviste ai vecchi montanari riunite da Nuto Revelli nel Mondo dei vinti (Einaudi, 1977). Un passato che va tenuto presente per apprezzare il cambiamento in atto. Oggi la desolazione di un trentennio fa appare lontana, superata. Sulla scia del recupero delle residenze sabaude che circondano "la regal Torino", la Regione Piemonte ha sostenuto nelle valli la riscoperta dei forti come nuove mete del turismo alpino. Da qualche anno si visitano Exilles, l'immane muraglia di Fenestrelle e Vinadio, che da domani ospiterà un nuovo percorso espositivo dedicato alle Alpi meridionali dal Monviso alla riviera intitolato Montagna in movimento. Le vecchie mura del Forte Albertino riprendono vita come emblema e contenitore di un ossimoro, per svelare le due facce della civiltà alpina: da un lato la stabilità delle montagne, dei rocciosi «bôgianen» piemontesi, della persistenza dell'identità e delle tradizioni valligiane, dall'altro la necessità di muoversi per sopravvivere, di andare in cerca di fortuna, di cogliere il nuovo. Il pregiudizio urbano delle comunità alpine rinchiuse nelle valli e bloccate dai confini è smentito dalle attività secolari di pastori, ambulanti, emigranti stagionali, piccoli artigiani e venditori, colporteurs, maestri, pittori, e poi militari, alpini, partigiani e infine guide e alpinisti. Se i contenuti rispecchiano la storia e la vita raccontata dalla gente delle valli con il metodo della storia orale consacrato da Nuto Revelli, l'allestimento fa tesoro del successo del Museo del Cinema alla Mole Antonelliana di Torino e dell'imponente Museo delle Alpi aperto alla vigilia delle Olimpiadi nel restaurato Forte di Bard all'imbocco della Valle d'Aosta. Siamo lontani dal museo come raccolta di cimeli, ma qui la sfida innovativa di Studio Azzurro, che ha ideato e realizzato il percorso espositivo, ha puntato tutto sulla magia evocativa di tecnologie multimediali e interattive, per creare sorprese e suggestioni come una galleria delle meraviglie. Il visitatore innesca apparizioni e suggestioni a sorpresa che può approfondire a piacimento soffermandosi su postazioni tematiche interattive con testi, immagini, filmati, registrazioni. Lungo un percorso di cinquecento metri attraverso le gallerie e le cannoniere, in una trentina di installazioni si incontrano gli statuti medioevali di Vinadio e i dipinti tardogotici di Hans Clemer maestro d'Elva, la riserva di caccia dei Savoia oggi salvata dal Parco delle Alpi Marittime, i santuari, le feste patronali e i carnevali come il colorito Bahio di Sampeyre, il Buco di Viso scavato dai Marchesi di Saluzzo per il commercio del sale, antiche borgate che rivivono come Paralup, culla della resistenza in Valle Stura, recupero documentato ora dal quaderno della Fondazione Revelli Costruire nel paesaggio rurale alpino. «Montagna in Movimento» al Forte Albertino di Vinadio (Cuneo) dall'8 luglio 2007. Tel. 0171959151 www.fortedivinadio.it Articolo tratto da Il Sole 24 ORE del 30-06-2007 |