La riqualificazione dei quartieri periferici milanesi
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martedì 18 settembre 2007 |
La città non è un oggetto di studio nuovo per le scienze sociali. Dalla seconda metà degli anni '90, e ancora prima se allarghiamo i nostri orizzonti fuori dei confini nazionali, però, le categorie esplicative tradizionali funzionano meno. Da qui la necessità di mettere a punto nuovi strumenti per comprendere le trasformazioni del territorio urbano...
Il profondo mutamento dei meccanismi che legano popolazioni e territorio è un dato storico difficilmente controvertibile, soprattutto se rivolgiamo il nostro sguardo al panorama urbano. A una prima analisi si osserva una trasformazione della morfologia della città sotto il profilo demografico, architettonico ed urbanistico che sfugge alla comprensione, se osservata attraverso l’apparato concettuale classico e le lenti fornite da concetti come “popolazione”, “città/campagna” e “centro/periferia”. La deindustrializzazione, ma soprattutto la successiva riqualificazione post industriale, sono i protagonisti del cambiamento sociale che ha luogo nella città, poiché cambiano il rapporto fra forma fisica della città, modelli produttivi e modalità di uso degli spazi. Se lo sviluppo industriale del XVIII secolo ha ridefinito gli spazi della città in unità funzionali separate, l’economia della conoscenza ha trasformato la città in un magnete che attira risorse composite dalle aree circostanti mettendo così in questione la concezione monolitica che perfettamente si adattava alla società industriale passata. Nella società urbana emergente, alla popolazione degli abitanti si sono aggiunte quelle dei lavoratori pendolari e dei “city-users”, che usano la città solo come consumatori. L’incremento dei flussi verso la città accresce la domanda di spazi urbani e i costi ridotti delle proprietà nelle aree dismesse facilitano la conversione edilizia delle ex aree industriali in uffici e spazi residenziali di valore superiore. È questa la gentrificazione di cui sono oggetto alcuni quartieri della prima periferia milanese e che il Centro per lo Studio della Moda e della Produzione culturale si è proposto di studiare attraverso lo studio di caso di 5 realtà emblematiche: Lambrate, Corvetto, Bovisa, Villapizzone e Molise Calvairate. Tutti quartieri della tradizionale periferia industriale di Milano che stanno vivendo, sia pur con accenti diversi, una radicale trasformazione. A definire i volti della periferia milanese e le destinazioni funzionali di queste zone della Milano industriale concorrono soggetti pubblici e privati, gruppi di potere e singoli cittadini. Il punto è: come verificare l’apporto dato dalle attività di nuovo insediamento alla riqualificazione economico-sociale di quartieri in decadenza e spesso interessati da fenomeni di degrado? Gli strumenti tradizionali della sociologia urbana, come i censimenti e i registri della popolazione, si rivelano obsoleti perché fotografano la città addormentata. La città che lavora o che semplicemente è attiva, e che, diversamente dal passato, oggi si differenzia in modo significativo da quella degli abitanti, sfugge all’osservazione sistematica. Da qui l’idea di studiare la gentrificazione a partire da chi la vive attraverso osservazioni etnografiche nei quartieri gentrificati e aventi per oggetto operatori economici, testimoni privilegiati e rappresentanti di organizzazioni ed istituzioni lì operanti. I dati a oggi disponibili, esito del monitoraggio sui quartieri di Bovisa, Lambrate e Corvetto, pur nella varietà dei processi di gentrificazione di cui sono esempio lasciano aperte alcune questioni. I progetti considerati, sebbene prevedano la restituzione di senso alle relazioni tra infrastrutture e insediamenti e l’interesse per la qualità dell’abitare come misura della crescita del territorio, comportano dei rischi. Espellendo gli abitanti dal quartiere per effetto dell’aumento del valore degli immobili, si rischia di cancellare la vocazione tradizionale dei luoghi e di costruire un’identità fortemente connotata, schiva alle ibridazioni, che mette in questione la salienza della città come luogo della sintesi culturale o, peggio,dell’elaborazione della cultura. di Silvia Mazzucotelli Salice Fonte: http://www.tafter.it/ |