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La chiamano guerra delle Barbie

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martedì 11 settembre 2007

Durante questo mese ha fatto molto scalpore il caso Mattel, la famosa azienda americana di giocattoli, che si è vista costretta a ritirare qualcosa come 18 milioni di prodotti dagli scaffali dei negozi in quanto giudicati pericolosi per i bambini.

Da allora è stato un susseguirsi di prese di posizione tra l’azienda e la Cina, la maggior produttrice di questi giocattoli.
Ascoltando un’edizione del TG5 mi è arrivato all’orecchio un dato assolutamente sconvolgente: circa il 20% dei giocattoli Mattel prodotti in Cina, al momento delle analisi e verifiche nei laboratori atti a verificarne la qualità, viene bollato come “non sicuro” e quindi pericoloso.

 

Questo dato era assolutamente a conoscenza sia dell’azienda americana sia dei loro partner cinesi che però nulla hanno fatto per bloccare le partite difettose.

Mattel ha cercato di risolvere la crisi attraverso il suo sito internet con un messaggio (tradotto in diverse lingue) del presidente Bob Eckert ed implementando una serie di domande/risposta predefinite (le classiche FAQ). Vedi qui http://www.mattel.com/safety/it/

Dalla sua parte la Cina passa al contrattacco dicendo che la qualità della loro produzione è altissima ma, come sempre, è possibile ci siano delle “mele marce” ma anche che i difetti erano nel design della casa madre e non nelle procedure di produzione (strano visto che si parla di pitture tossiche e magneti non funzionanti). Altro messaggio da Pechino, e qui non si può dargli nessun torto, è proprio rivolto a quelle aziende (americane ed europee) che cercano nella produzione cinese la loro massimizzazione dei profitti per poi scaricare eventuali colpe nel caso si verifichino questi incidenti.C’è da riflettere ma sicuramente una pagina di faq non basta come risposta, soprattutto per chi mette al primo posto la sicurezza dei bambini!

Fonte: http://www.laboratoriocomunicazione.it

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