D - Una testata storica. Quali presupposti per attuare un cambiamento? R - Una testata storica che fa sentire il suo peso, perchè 80 anni non sono pochi. I presupposti sono quelli molto semplici di un grande rispetto per il lettore e cercare di andare slalomando nel mondo dell'architettura che non è più così granitico come lo è stato in alcuni momenti della storia dell'architettura e dove succedono cose l'una opposta all'altra e dove le tendenze sono tante. Le "avventure-architetture" sono molteplici.
D - Mi parli della grafica della rivista R - La grafica è assolutamente provvisoria. Ad aprile sarà completamente rinnovata. Non ho pensato ad alcuna rivoluzione in quanto la notorietà e la qualità della rivista stessa meritano rispetto, quindi ho pensato ad un'evoluzione continua nei miei anni di mandato portandola lentamente a quello che immagino. In occasione dell' 80esimo compleanno ad aprile Domus si presenterà "liftata".
D - Parliamo del suo primo intervento di presentazione... Oneste bugie? R- Sì, credo che sia improbabile oggi dire verità...
Sarebbe molto bello se un pò alla volta riuscissimo a raccontare "bugie oneste" cioè raccontare al mondo le cose che sappiamo anche se oggi non è facile raccontarle in un mondo in cui è difficile occupare posizioni, qualsiasi esse siano. Penso sia molto importante riuscire ad essere coerenti nel nostro fare raccontando proprio oneste bugie, cioè raccontando un pò di sogni- che molto spesso mancano- e un pò di verità- che sono purtroppo molto presenti. In questo modo credo si riesca a dialogare con un pubblico molto vasto, dato che la rivista si rivolge al mondo intero.
Flavio Albanese - Domus D - Lei si rivolge al lettore dandogli del "tu" R - Gli dò del "tu" perchè credo sia importante ridurre i confini in un mondo dove il sistema della comunicazione si è frantumato ed è diventato di una velocità formidabile; il rapporto è veramente diretto fatto con un "click". Mi sembrava un atto di presunzione da parte mia tenere quel distacco che il direttore solitamente mantiene nei confronti del lettore... non vuole però neanche essere un gesto di "troppa confidenza" perchè mi rivolgo con una sorta di atteggiamento "consueto", perchè chi legge Domus spero che lo legga da molto tempo... è come un "accompagnatore" per lunghi anni nella vita e con chi ci si accompagna nella vita credo sia doveroso passare dall' "io" al "tu".
D - Arte contemporanea, architettura, design, moda... più che discipline oggi sono risultati di ibridazioni. Quale paesaggio si produce e quali gli strumenti per leggerlo? R - Credo che ai posteri lasciamo un paesaggio fortemente ibridato, un paesaggio che include città, oggetti, case e persone, un paesaggio che incuriosisce molto e crea seri problemi di convivenza e di relazione. Allora penso che anche DOMUS debba considerare con grande disinvoltura questo meticciato culturale che ci si pone davanti e non abbia l?insolenza di parlare solo di architettura, ma guardi anche come ci si veste, ci si sposta, si fa l?amore, ci si confronta, ci si educa. Il taglio è quello che il contemporaneo, in particolare l?arte contemporanea in questo caso sono assolutamente intrudenti in tutti questi sistemi. Lo sono, e sono portatori della vera novitas, perché l?artista, con la sua capacità di essere sismografo attentissimo e straordinariamente anticipatore, credo sia capace anche di influenzare questi mondi della consuetudine, del sistema di vita, della modalità di comportarsi. Non penso che non si possa parlare di ?moda? relativamente ad un giornale di architettura. Lo si deve fare con giusto rapporto critico ma lo si deve fare.
D - Apparentemente la parola "ibridazione" può essere anche fraintesa come "ogni cosa è uguale a un'altra" mentre per il suo contrario invece questo porta a una maggiore specializzazione su ogni singola disciplina, sbaglio? R - Credo che "ibridazione" vada intesa come insieme complesso di fenomeni che si contaminano in senso buono. Credo che la viralità sia ciò che abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di essere capaci di trasferire idee buone che contaminano. Quando si parla di "ibridazione" mi piace pensare all'idea di meticciato, nel senso che siamo una civiltà ormai matura, che ha bisogno di sangue nuovo, di rinnovarci... abbiamo bisogno di valori semantici nuovi che si mettano in mezzo ai nostri e li trasformino, altrimenti ci impoveriamo veramente. Abbiamo bisogno di linfa nuova.
D - Quali i temi della rivista e come sono trattati? R - C'è una parte centrale chiamata "Intersection" che è un luogo di conversazioni, discussioni, di argomentazioni su vari temi. Prossimamente si parlerà di geografia, di notte, di corpo e sesso, poi prenderà il vento che sentiamo... mentre la parte tradizionale di arte contemporanea, architettura e interior design farà la solita selezione che la redazione è portata a fare con tutto quello che ci viene offerto.
D - Quanto sono importanti le firme? Sono importanti soprattutto se sono firme nuove. Nella rivista cerchiamo ogni numero di fare scouting di giovani architetti, giovani professionisti, anche di giovani scrittori. La firma è importante ma non deve essere necessariamente quella iperconosciuta. La firma più intelligente, più acuta, è forse anche quella meno conosciuta.
D - Cosa vuol dire dirigere una rivista? E' la prima volta per lei? R - E' la prima volta e devo confidare che non è semplice... Io sono un grande lavoratore e non mi sono mai stupito del tempo che si passa a fare qualcosa di buono, invece in questo caso all'inizio ho avvertito difficoltà fisica dovuta al fatto che mi trovavo ad affrontare una sperimentazione, un percorso che non mi era consueto. Adesso sono molto contento; ho una redazione alla quale sono molto affezionato e che ringrazio.
D - Lavora da casa? Quante volte va in redazione? R - Sto con loro un giorno alla settimana dalle 7 del mattino fino alla sera. Poi gli altri giorni facciamo videoconferenze dal mio studio. Fare una rivista di arte contemporanea, architettura, interiordesign vuol dire parlare di tutta l'alchimia che guida il nostro fare, il nostro stare, il nostro vivere di oggi. Dirigere una rivista di questo tipo è un compito molto serio. L'obiettivo che mi sono posto è rispettare la redazione e con la redazione rispettare il lettore. di Lorena Bari Fonte:http://www.nonsolomoda.mediaset.it |