Demetrio Paparoni curatore di TIMER_INTIMACY IN TRIENNALE (insieme a Gianni Mercurio) GLORES SANDRI Ciao Demetrio, la prima fase della mostra Timer si è conclusa pochi giorni fa, facciamo un po’ il punto della situazione? Timer è un progetto ambizioso dal percorso triennale che ha come tema l'artista e il suo essere nel mondo: la prima edizione ha come tema l’intimità e affronta il rapporto che l’artista ha con se stesso nell'era della rivoluzione telematica interrogandosi sullo spazio interiore nel nuovo contesto sociale che si è creato dopo l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre. Perché avete scelto questa data e come pensi che abbia inciso questo evento sul lavoro deglie artisti, americani prima di tutto?
DEMETRIO PAPARONI L’artista risente molto di ciò che accade attorno a lui. Ci sono eventi che sul piano sociale operano una svolta. I due maggiori momenti di svolta sono stati segnati dalla seconda rivoluzione industriale e dalla rivoluzione telematica. La prima, alla fine dell’Ottocento, è segnata dall’invenzione del motore a scoppio, dall’abbattimento delle distanze, dalle grandi migrazioni dalle campagne alla città che hanno cambiato la società da agricola a industriale e modificato notevolmente il concetto di famiglia. Anche la seconda, segnata dal diffondersi di Internet, più recente, ha modificato il rapporto spazio-tempo e cambiato il concetto di famiglia. Questi sono i due maggiori eventi, ma c’è dell’altro, anche se non della stessa portata, come lo sbarco sulla luna, la fine della guerra fredda (la caduta del Muro di Berlino), l’attentato alle due Torri, la ripresa della guerra fredda... L’evento a noi più vicino è l’attentato alle Due Torri. Certo che ha inciso nelle opere degli artisti. Come non avrebbe potuto. Ha inciso operando un ripiegamento dell’artista su se stesso, che si sente aggredito da integralismi e dunque preferisce difendere i propri linguaggi, che sono delle conquiste, invece di sperimentarne di nuovi. Tutto questo risponde a una logica. Anish Kapoor Vertigo, 2006 Acciaio inox lucidato 225 x 480x 60 cm Courtesy of davidrobertscollection, London G.S. Entrando nello spazio della Bovisa le tre grandi tele di Jenny Saville catalizzano immediatamente lo sguardo dello spettatore. Possono piacere o no, ma con la loro forza espressionista inducono immediatamente una reazione, di fortissimo impatto visivo ed emotivo. Si possono definire un po’ il manifesto della mostra?
D.P. La mostra presenta circa ottanti artisti. In questo tipo di manifestazioni di gruppo le opere non sono in competizione, non affermano un primato l’una sull’altra. Però inevitabilmente lo spettatore si riconosce in un’opera piuttosto che in un’altra. Sia io che Gianni Mercurio adoriamo il lavoro di Jenny Saville, ma non è certo l’unica artista il cui lavoro è molto potente ad essere presente in questa mostra. Erwin Wurm The Artist Who Swallowed The World, 2006 Mixed media sculpture 190 x 140 x 140 cm Edizione 3 di 3 Collection of Manuel Rios, Lisbon G.S. La mostra sembra caratterizzata da lavori di grandi dimensioni, ma si trova anche molta pittura e soprattutto molte donne artiste. C’è una ragione per queste due scelte?
D.P. Il lavoro delle donne è particolarmente politicizzato rispetto a quello degli uomini. Se la società cambia e continua a cambiare si deve soprattutto alle donne, che essendo madri hanno più a cuore le questioni del rispetto delle identità, la difesa della vita, il rifiuto dei conflitti...
G.S. Proudhon disse dell’arte di Courbet che l’arte contemporanea è «un'espressione dei tempi». Oggi più che mai l’artista è come una cartina di tornasole della società in cui vive, vigilando costantemente sull’umanità ci restituisce un'immagine puntuale del mondo. L’arte contemporanea è molto spesso violenta, senza filtri, senza metafore, autoreferenziale, intimista e difficile da guardare. Secondo te come si possono conciliare l’idea dell’arte e la violenza che esprime?
D.P. Una volta l’arte anticipava la società, oggi è la società a dare indicazioni all’arte.
G.S. «Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit» [Ad ogni tempo la sua arte, all'arte la sua libertà]: quando l’arte ha conquistato la sua libertà e quando l’ha perduta (se l’ha perduta)?
D.P. In Occidente l’arte possiede già da tempo tutte le libertà, non ha più nulla da conquistare in questo senso. Si crea così l’equivoco che anche la società non ha più libertà da conquistare. Questa non è una buona cosa.  Tom Friedman Untitled (Garbag bee), 2002 Libra Art Collection G.S. Oggi gli artisti si definiscono, dopo un secolo, ancora di avanguardia. Ma le avanguardie artistiche sorte tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento avevano come obiettivo la cancellazione di norme preesistenti della classe sociale borghese. La libertà degli artisti di fare ciò che volevano loro e non ciò che volevano gli altri era un nodo tanto centrale per l'avanguardia quanto la modernità stessa. Pensi che oggi l’arte possa definirsi ancora di avanguardia?
D.P. La parola avanguardia non ha senso in relazione all’arte di oggi. Come ho più volte scritto – ma non sono il solo – l’arte di oggi è nella sua stragrande maggioranza “di massa”, esattamente il contrario che essere d’avanguardia. Gli artisti “d’avanguardia” di oggi guadagnano milioni di dollari, vanno sulle copertine delle riviste di moda, sono più famosi delle rock star, altro che avanguardia! Hernan Bas
Collezione G. Iannaccone, Milano G.S. Il Manifesto della pittura murale, redatto da Mario Sironi con le sottoscrizioni di Campigli, Carrà e Funi, nel dicembre del 1933 sancisce la funzione sociale ed educatrice dell’arte. Sotto il regime fascista l’arte ritorna ad essere strumento di potere politico e di governo per condizionare le masse. Quanto siamo distanti da quel momento storico, e quanto è giusto relazionarsi alla storia passata? D.P. L’arte non deve educare, non è quello il suo compito. Se è di qualità crea fratture e aprendo dialoghi apre le menti. In questo senso è diseducativa. Per fortuna. L’arte del passato è fantastica, abbiamo ampiamente superato la fase in cui bisognava teorizzare di dare fuoco al Louvre o affondare Venezia per combattere i valori borghesi. Oggi molte istanze delle avanguardie storiche sono state assorbite dalla borghesia, che le ha fatte proprie. Così facendo le ha neutralizzate. Al di la di ogni considerazione socio-politica, va detto che questa situazione ci aiuta a vedere l’arte del passato soprattutto come valore formale. Questa in un certo senso è una conquista. Una conquista che speriamo di raggiungere presto anche con l’arte di oggi, sovente più apprezzata per la sua capacità di creare scandalo, fare sensazione, piuttosto che per il suo valore formale... Nathalie Djurberg Danse Macabre, 2005 DVD projection 3,32 min Collezione privata Torino, courtesy Galleria Giò Marconi, Milano G.S. Oggi siamo in un regime massmediatico, viviamo costantemente sotto il bombardamento di stimoli visivi, quanto effettivamente conta il potere delle immagini nell’era della velocità digitale?
D.P. Conta eccome, perchè alimentando desideri e idiosincrasie incide nel nostro modo di pensare. Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio curatori della mostra Timer,alla Triennale Bovisa Foto Timothy Greenfiel-Sanders
G.S. Secondo te l’artista oggi ha la consapevolezza di poter costituire un elemento di rottura nei contronti del potere e di poter essere di per sé illuminante per le masse o è estraneo ad un processo di educazione e di responsabilità sociale? D.P. L’artista si illude di fare un lavoro di rottura, in realtà ricalca gli schemi tipici del potere politico. In questo senso non si salva nessuno. Soprattutto sono funzionali al potere gli artisti che dichiarano il contrario, pensa a Jenny Holzer o Barbara Kruger, il cui lavoro è fatto anche di frasi di forte impatto politico. Però se un giornale vuole riprodurre quei lavori, diffondere dunque quei messaggi, non può farlo perché soggette a copyright. Se vuole farlo deve pagare. È un po’ come se Marx pretendesse una royalty ogni qualvolta qualcuno scrive “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Basta leggere una qualunque intervista a Cattelan, artista che pure mi intriga, per capire come l’arte tendi a ripetere le strategie dei politici al potere.  Jenny Saville Atonementstudies (Panel II) 2005-2006 oil onpaper 252cm X 185cm Collezione Carlo eTina Bilotti G.S. Timer Intimacy si è conclusa, com’è andata? Puoi darci qualche anticipazione per il prossimo Timer?
D.P. Per quel che riguarda me e Gianni Mercurio è andata benissimo, la mostra è veramente bella. Ci sono opere che raramente rivedremo in Italia. Per il futuro non so che dirti, quando si lavora a una mostra si inizia con un idea e poi in corpo d’opera non si fa altro che modificare il progetto. Non siamo artigiani che sanno cosa e come ottenere un prodotto, come gli artisti sappiamo qual è il nostro desiderio, ma non sapendo come arrivare a realizzarlo sperimentiamo tutto sul campo. Timer 01: Intimità/Intimacy - Catalogo In copertina: Demetrio Paparoni Foto di Timothy Greenfield-Sanders di Glores Sandri Fonte: http://www.teknemedia.net |