Quella di Adel Abidin (1973) - iracheno di nascita, che vive e studia ad Helsinki dal 2001 - è una defilata ma agghiacciante videoistallazione che rappresenta la Finlandia nel padiglione dei Paesi scandinavi alla Biennale di Venezia. “Abidin Travels”, così s’intitola, è una provocatoria e sarcastica riflessione sul conflitto irakeno in cui viene presentata allo spettatore-turista globalizzato, con i crismi di un qualunque pacchetto vacanze, la proposta di compiere un viaggio “estremo” a Baghdad a proprio rischio e pericolo. Acquistate on-line il biglietto aereo e raccogliete materiale pubblicitario, il vostro viaggio sarà certamente “molto più di una vacanza”: www.adelabidin.com.
Tommaso Casini: Com’era la scena artistica in Iraq quando hai lasciato il paese nel 2001? Adel Abidin: Era una scena molto conservatrice e sparpagliata soprattutto a causa della mancanza di libertà di espressione e carenza di materiali.  Adel Abidin and work T.C.: Il tuo lavoro è basato principalmente sulla fotografia e le videoistallazioni. Hai lavorato anche con altri supporti in passato? A.A.: Ho cominciato come pittore. Mi sono diplomato all’Accademia di Bella Arti di Baghdad e in seguito ho conseguito un Master all’Accademia di Belle Arti di Helsinki nel 2003. In quell’occasione ho iniziato a lavorare con il video, le videoistallazioni e i filmati brevi. Il mio primo lavoro risale al 2004. Adel Abidin, Abidin Travels - Padiglione dei Paesi scandinavi - 52a Biennale di Venezia T.C.: Fondamentalismo, identità, nazionalismo, le masse, la religione, il totalitarismo, la politica, il confronto tra culture (specialmente tra l’irakena e quella finlandese) sono i principali argomenti del tuo lavoro. Puoi parlarci di come entrano nella tua pratica artistica? A.A.: Tutti i temi che hai menzionato sono al centro degli interessi di coloro che s’interessano di politica. Tuttavia ritengo che ognuno di noi sia necessariamente influenzato, in maniera maggiore o minore da essi. Come artista credo di dovermi relazionare a questi argomenti partendo dalla mia esperienza personale per dargli una forma nel mio lavoro per far sì che lo spettatore condivida con me i temi che presento. La mia pratica artistica è mirata a comunicare allo spettatore determinati argomenti attraverso l’ironia e il sarcasmo, aspetti centrali del mio linguaggio. Adel Abidin, Abidin Travels - Padiglione dei Paesi scandinavi - 52a Biennale di Venezia T.C.: Perché hai scelto la Finlandia per vivere e lavorare? A.A.: Una donna è all’origine del mio primo viaggio in Finlandia. In seguito la situazione politica del mio paese mi ha indotto a trasferirmi definitivamente. La Finlandia mi piace. T.C.: Rappresenti proprio la Finlandia alla Biennale di Venezia all’interno del Padiglione dei Paesi nordici che ha incaricato un curatore tedesco e vede un’artista iraniana rappresentare la Svezia. Cosa pensi di queste scelte e come ti senti a rappresentare un paese in cui non sei nato? A.A.: Credo che oggi la scena artistica mondiale sia divenuta un qualcosa di totalmente multiculturale. E pertanto non vi sono motivi restrittivi e regole rigide di come, dove o chi rappresenta questo o quel paese. La scelta del curatore René Block è un grande incremento in questo senso. Adel Abidin, Abidin Travels - Padiglione dei Paesi scandinavi - 52a Biennale di Venezia T.C.: "Abidin Travels" è il titolo dell’opera che presenti. E’ un’istallazione allo stesso tempo ironica e scioccante: come nasce il progetto e che reazioni hai ricevuto sino ad oggi? A.A.: Nel 2004 "dopo l’occupazione", sono tornato a Bagdhad per rivedere la mia famiglia e la città. La prima cosa che notai al mio arrivo è che vi fosse un soldato americano ad accogliermi con un “benvenuto a Baghdad”. Nel rivedere la città durante la settimana in cui sono rimasto, ho avuto il bisogno di servirmi di una guida che mi spiegasse dove andare e come relazionarmi ai miei amici. L’idea dell’Agenzia di viaggi “Abidin Travels” è dunque una provocazione per invitare gli spettatori allo stesso tipo di esperienza estraniante che avevo avuto io nella mia città. L’istallazione video interattiva consiste in due video, un computer attraverso il quale il pubblico può prenotare un biglietto aereo per Baghdad, due light boxes fotografici e una pila di poster da cui il pubblico può attingere. Fino ad oggi ho avuto ottime reazioni. T.C.: Hai scelto di trattare il tema della guerra nel tuo paese attraverso un sarcastico pacchetto turistico. Credi che sia superficiale il modo in cui l’opinione pubblica mondiale vede il disastro irakeno? A.A.: Presentare il mio punto di vista in modo sarcastico e ironico fa parte del mio linguaggio anche se si tratta di un tema drammatico come la guerra. Non vi è tuttavia intenzione di accusare l’opinione pubblica di superficialità. Anzi sino ad oggi ho visto molti modi interessanti di affrontare la questione. T.C.: Il tuo lavoro ricorda un qualche modo quello di Muntadas o Santiago Serra in cui prevale una visione politica dell’arte. Ritieni che oggi sia necessaria una nuova arte sociale? A.A.: Direi che gli artisti debbono fare ciò in cui credono veramente. Se ciò significa arte sociale, va bene, tuttavia non amo le classificazioni dei generi artistici.
Adel Abidin, Abidin Travels - Padiglione dei Paesi scandinavi - 52a Biennale di Venezia T.C.: Come pensi che evolverà la situazione in Iraq? E’ possibile fare arte in questo momento così drammatico? Sei in contatto con artisti del tuo paese? A.A.: Disgraziatamente gli irakeni stanno pagando oggi gli errori di altri fatti in passato. Gli artisti non dovrebbero mai fermare la loro ricerca ma certamente in questo disastro non è facile! T.C.: Quali sono i tuoi programmi futuri? A.A.: Sto lavorando ad un nuovo progetto e viaggio per alcune esposizioni che inizieranno il 25 agosto con la quarta Biennale di Gothenburg. A settembre vi sarà una mostra di fotografia a Helsinki. Poi sarò all’ Arts Center di Montalvo in California il prossimo autunno per un periodo di studio e infine ad una mostra colletiva a Salisburgo nel gennao 2008 alla Galleria 5020 Fonte: http://www.teknemedia.net |