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Il Giappone diari viaggio di Gabrielle de Lioncourt

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mercoledì 19 dicembre 2007

Narrerò di un paese tanto lontano da noi non solo geograficamente, le distanze ora sono annullate in un battito di ciglia, ma molto più nel pensiero e negli usi ... il Giappone... con le sue stridenti contraddizioni che suscitano un odio così forte che si fatica a trattenere le lacrime.

Con poetici scorci su un passato sempre vivo dentro i cuori, la perfezione all'estremo e la morte come unico traguardo. Una morte idealizzata, cercata e spesso trovata. Una fuga, anche se questo viene decisamente rifiutato.

http://www.architetturaeviaggi.it/moduli/galleria/giappone/0318_nor.jpg

Piccole cose colpiscono, non esiste Versaille, non esistono le piramidi... non possono esistere in un paese nel quale la natura fa scempio di qualsialsi innalzamento dell'uomo, quasi a punirlo come l'antica Babele del suo ardire.
Dirò che però esiste nell'elegante Kyoto castel Niho, un piccolo palazzo quadrangolare. La pianta è costituita da una stanza centrale suddivisa e sezionabile da pannelli dipinti con figure di animali aironi e altri innoqui per le sale destinate a ricevere "amici", tigri e draghi per le stanze ove ricevere "nemici", circondate da un corridoio.
Il corridoio è il gioiello; l'intera costruzione è in legno e carta di riso ed il pavimento del corridoio è composto da enormi travi di legno che, grazie ad un ingegnoso marchingegno posto sotto ad ogni asse, fa sì che se calpestati essi emettano un particolare cigolio:... il canto degli usignoli...
E' incredibile la dolcezza che il solo sfiorare di queste assi procura, camminando o correndo la melodia cambia...

http://ocw.mit.edu/ans7870/21f/21f.027j/gt_japan_places/image/kyo03_bg.jpg

Ma non ha una funzione poetica, ma di difesa... un modo raffinato e sensuale di difendersi dai nemici che non possono contare sulla sorpresa per arrivare alle stanze interne, traditi dalla musica del corridoio.
Che dire poi dell'alterigia dello sguardo delle gheishe incontrate lungo il Poncho-to fiere del loro status e della loro cultura per noi così incomprensibile. Dietro a quei visi bianchi di cipria di riso ed a quel trucco che le trasforma in affascinanti bambole, esistono cervelli brillanti e menti colte. I loro corpi conoscono bene la fatica della danza, del cerimoniale del the o delle lunghe e pazienti attese in ginocchio, da noi sono visti solo come strumenti di piacere, ma qui il piacere è molto diverso come idea da quello a noi familiare.
Il piacere dell'occhio come obiettivo, ovunque, nella composizione di un unico fiore in una vaso particolare con un rametto secco al fianco, in un giardino composto solo di candidi sassolini perfettamente sistemati con il rastrello, nel cibo presentato su vassoi laccati o in preziose ceramiche quasi a formare sculture o fiori incantati.

http://static.flickr.com/54/135847817_e47ef326d6.jpg

La paziente arte e la cura dei bonsai da noi visti come stentati alberelli, ah ne esiste uno immenso a forma di barca al fianco di uno splendido palazzo reale dai tetti sovrapposti tutti ricoperti di lamine d'oro.
Come non amare questo paese come non odiare ciò che è diventato; ciò che si è lasciato alle spalle.
Come si può amare il Giappone ideale... Yamato... e non odiare la moderna Tokio con i suoi grattacieli sia moderni che vecchi e quasi fatiscenti, con l'intera rete di cavi elettrici che come ragnatele di ragni impazziti pendono da un palazzo all'altro.
Come non stupirsi durante una manifestazione dell'ordine composto dei manifestanti, tutti in fila per non intralciare il traffico e sempre rispettosi dei semafori.
Come capire un popolo che fino a poco fa era regnato da un Dio... un Dio tanto amato e di cui venne accettata perfino la sconfitta... e che oggi, oggi baratta la sua cultura e le sue tradizioni al miraggio di una sfavillante americanizzazione che non comprende e lo distrugge.

di Gabrielle de Lioncourt
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