Nik Baerten è uno dei tre soci della lungimirante società di consulenza belga Pantopicon. Inoltre è curatore di ‘a thousand tomorrows‘, un blog non commerciale, mirato alla condivisione di idee inerenti ai possibili futuri che ci attendono e ai modi in cui li possiamo immaginare.
Fare del bene è bello, entusiasmante e porta i suoi frutti.
Non sono mai mancati i progetti, i fondi, le ONG o persino le iniziative aziendali a cui inviare donazioni per dare il proprio contributo nel mondo, ma apparentemente è in corso un cambiamento qualitativo, in base al quale fare del bene diventa tutt'uno con il "fare utili" come individui, come organizzazioni e come imprese, seguendo percorsi diversi e non solo di natura umanitaria.
Occorre stare attenti alla sottile differenza che intercorre tra nuocere meno o addirittura non arrecare alcun danno e fare del bene. Quest'ultimo è inteso come sinonimo di attiva creazione di valore aggiunto in senso positivo. Ciò è vero in ambito ambientale, così come in svariate situazioni socio-culturali, economiche e tecnologiche.
Il mondo del design si è fortemente attivato per alzare la posta in materia di buone azioni, anziché fare della semplice beneficenza. Dopo tutto, il designer (nell'accezione più ampia del termine) definisce le linee, dà vita a qualcosa che prima non era altro che un'idea astratta; l'azione e la materia vengono plasmate per esercitare un impatto sul mondo. Fare del bene alle persone, al pianeta e per il profitto (invece che per uno solo di questi elementi) rappresenta l'eterna sfida del design, indipendentemente dal fatto che si progetti un prodotto, un servizio, un modello economico, un sistema sociale, una politica ecc.
John Thackara, il primo precettore di Doors of Perception incalza da anni i designer, rammentando la responsabilità di progettare (per) il mondo, i suoi abitanti, i sistemi, ecc. Sembra che la macchina sia finalmente oliata...
Ormai sono ben note sia l'iniziativa di Bruce Mau, Massive Change, sia il progetto di Cameron Sinclair, Architects for Humanity, il cui motto recita "Ai designer come te frega qualcosa". Il premio di design danese INDEX riporta lo slogan "Design che migliora la vita". Talvolta gli slogan sono significativi.
Ben Goldhirsch ha fondato GOOD Magazine per puntare i riflettori sulla possibilità di ‘fare buone azioni'. L'iniziativa coinvolge gente di ogni tipo, tra cui artisti ed altri, certo con l'obiettivo di creare una rivista, ma anche di sviluppare documentari, organizzare eventi, mettere in moto tutta una serie di iniziative in nome di una buona causa.
La Philips Design di Stefano Marzano ha dato il via al progetto Philanthropy by Design, che ha condotto per esempio al design di Chulha, una stufa a bassa tecnologia progettata per combattere i problemi di salute e i decessi legati alla cottura di cibi in locali chiusi con combustibili derivati da biomassa, in co-progettazione con designer locali, un'ONG e utenti in India. A tale proposito si può esaminare il lavoro ispiratore di Amy Smith (ingegneria meccanica al MIT) che porta i suoi studenti nei paesi in via di sviluppo per ideare soluzioni intelligenti e sostenibili dirette a migliorare la qualità della vita nel contesto locale.
Gran parte delle iniziative delle ultime generazioni non consistono (soltanto) in donazioni, ma si fondano su una base partecipatoria, che ricorda il classico approccio P2P (ad esempio OpenArchitectureNetwork). Non è così difficile immaginare che "fare" qualcosa con le proprie mani sia diverso dall'acquistarla da qualcun altro. Lo stesso vale per ciò che si ricava da quell'esperienza. L'azione vera e propria comporta un'immersione completa, accresce il fattore esperienza e dunque ha un impatto potenzialmente maggiore sul cambiamento reale, un cambiamento che inizia dall'interno e si fa strada verso il mondo esterno attraverso le mani, le menti e il cuore dell'uomo.
Fare del bene ha un senso sotto svariati profili, oltre alle motivazioni legate all'altruismo, la carità o il sentirsi bene con se stessi. Ha un senso dal punto di vista aziendale, economico, politico, socio-culturale, ecc. Anche se molti ritengono che le cattive notizie e la paura vendano di più, le buone azioni sono in ascesa...come anche la loro urgenza. Fonte: http://www.torinoworlddesigncapital.it |