Ricerca Un muro vermiglio lungo l'autostrada più trafficata d'Italia. Tra verde e laboratori, architettura d'avanguardia, aziende e rispetto dell'ambiente. Ecco cosa nasconde il parco tecnologico dove si progetta il futuro
Uno sguardo distratto dal finestrino della macchina, e la muraglia vermiglia cattura la tua attenzione. Milano-Bergamo, sull'A4, l'autostrada più affollata d'Italia. Quel muro scarlatto di alluminio alto 10 metri e lungo 350 (ma diventeranno mille) non passa inosservato. Un secondo sguardo, tanto per capire di cosa si tratta, ed è già finito. Lo hanno chiamato il Kilometro Rosso. Varrebbe la pena di uscire al casello di Bergamo per dargli un'occhiata all'interno. Ammirare il contrasto fra il verde dei prati e il carminio della barriera. O anche, con un po' di fortuna, scorgere l'airone che ha nidificato nel parco sulle rive di un laghetto. Dietro questo muro rosso si sta giocando una partita ambiziosa che unisce architettura d'avanguardia e ricerca scientifica, rispetto dell'ambiente e aziende innovative. Il quartier generale e i laboratori disegnati da Jean Nouvel per la Brembo, numero uno mondiale nel settore dei freni. E la "stiva" del muro, che in un punto si allarga come un sottomarino rovesciato, ospitando un ampio corridoio illuminato da led che cambiano colore e intensità nel corso della giornata. A prima vista il Kilometro Rosso può apparire solo come un parco tecnico-scientifico sul modello di quelli americani: università e aziende innovative gomito a gomito, tanta ricerca, un bel campus con gli alberi e i fiori. Basta però farci un giro assieme a Luca Bombassei (figlio di Alberto, il patron della Brembo), architetto dello studio Blast (Bombassei, Traversa, Siccardi), per scoprire che la posta in palio è grossa. Questo sarà il parco più grande d'Italia: 40 ettari per un triangolo con il lato maggiore difeso dal muro rosso e parallelo all'autostrada. Senza contare l'investimento complessivo, stimato fra i 300 e i 400 milioni di euro, per ospitare entro 5-6 anni oltre tremila persone, in gran parte ricercatori e tecnici qualificati. Ma qui, dietro la muraglia, la bella architettura si sposa all'innovazione tecnologica più spinta e alla scelta di difendere l'ambiente, abbattendo i consumi energetici fino al 70 per cento rispetto agli edifici tradizionali. Il master plan disegnato da Nouvel prevede una struttura a pettine, con i principali edifici collocati perpendicolarmente al muro, lasciando ai singoli architetti la libertà di progettare gli edifici. Toccherà a Blast fare in modo che le indicazioni del maestro vengano rispettate. Il risultato è un "Parco di architetture". E così, se il Centro ricerche e sviluppo di Brembo spicca per i volumi longitudinali e la copertura di lamelle semoventi di vetro, la sede della joint venture siglata fra Brembo e Daimler-Chrysler è elaborata secondo i canoni degli anni Novanta (è l'unico fabbricato preesistente al Parco) e porta la firma dello studio SOM (Skidmore, Owings & Merrill), fra i maggiori gruppi americani di design e architettura. Volumi a sbalzo e sistemi schermanti in lamiera microforata d'acciaio sono la cifra del Centro delle Professioni in via di completamento progettato da Blast. Italcementi si è invece affidata a Richard Meier per il suo centro di ricerca e innovazione. Meier farà largo uso di cemento armato bianco Tx, in grado di abbattere le sostanze inquinanti presenti nell'atmosfera. Uno dei principi a cui si ispira il Kilometro Rosso è quello di puntare su "un'architettura innovativa per ospitare l'innovazione". Un bell'involucro, dunque, che non dimentica il contenuto. Perciò vale la pena ripercorrere la genesi che ha portato all'edificazione del Parco. In origine qui doveva sorgere solo il centro ricerche della Brembo. Successivamente, però, la possibilità di rilevare dalla Hp l'edificio progettato dallo studio SOM (e quindi un'area più ampia di quella iniziale) ha modificato drasticamente tutti i piani. E così Alberto Bombassei è passato progressivamente dal proposito di creare un centro destinato alla sola industria dell'autotrasporto all'idea rinascimentale di privilegiare l'innovazione a tutto tondo. I risultati di questo orientamento si possono leggere già nel nome di alcuni "inquilini" eccellenti. A cominciare dall'università di Bergamo, che aprirà un centro interdisciplinare votato all'innovazione. Tanti corsi, dunque, ma anche attività mirate in settori di frontiera come la meccatronica (la disciplina che sintetizza meccanica di precisione, elettronica e informatica) e la bioingegneria, soprattutto per quanto riguarda i biomateriali innovativi, le protesi artificiali e i sistemi di assistenza alla chirurgia. E che dire dell'Istituto Mario Negri, che opera da anni nel campo della ricerca biomedica? Nella nuova struttura del Kilometro Rosso sarà trasferita buona parte delle attività dei Laboratori Negri di Bergamo, che potenzieranno e rinnoveranno le proprie attrezzature per l'occasione. In fase avanzata anche la nuova sede di ITCLab del gruppo Italcementi, che ambisce a diventare "il punto di riferimento per l'architettura sostenibile in Europa". A prima vista la scelta di mettere assieme freni e biomedicale, cemento e protesi artificiali, potrebbe apparire bizzarra. Eppure è proprio da questo meticciato scientifico e tecnologico che si attendono i risultati migliori. Il fatto stesso di concentrare nello stesso luogo scienziati e ricercatori al lavoro in campi differenti può provocare contaminazioni feconde da un settore all'altro. Pensate, per esempio, ai materiali ceramici utilizzati per i più avanzati sistemi frenanti da Brembo e Daimler-Chrysler. Si sta studiando la possibilità di utilizzare questi stessi materiali nel settore delle protesi. Certo, è ancora presto per dire se questa intuizione si tradurrà in un progetto nuovo. Tuttavia l'esempio americano dimostra che la strada della cross-fertilization fra un comparto e l'altro dell'industria e fra le imprese e le strutture universitarie è fra le più promettenti. Il successo del Kilometro Rosso, il fatto stesso che oggi siano già ospitati nel Parco 600 ricercatori fra i laboratori di meccatronica e sensoristica Brembo e quelli della joint venture fra la stessa Brembo e la Daimler-Chrysler non ci deve fare credere che tutto sia facile. E se è vero che entro la metà del 2008 la nuova struttura avrà non meno di 1.450 addetti ospitati fra 50-60 strutture diverse, non bisogna dimenticare che il Parco stesso ha bisogno di un regista. Questo è il compito di Mirano Sancin, dal 2003 direttore generale e consigliere delegato di Kilometro Rosso srl, la società che promuove e gestisce il Parco. Dal 1986 al 2002 direttore generale del Consorzio per l'area scientifica e tecnologica di Trieste, Sancin, tanto per utilizzare la terminologia di Tom Kelley (cofondatore di Ideo, società californiana per l'innovazione) ha il compito dell'"impollinatore trasversale". Una sorta di "calabrone tecnologico" capace di individuare opportunità di business, mettere in contatto quei partner che sono fatti l'uno per l'altro (e magari non lo sanno), favorire il travaso di competenze fra settori diversi fra loro. Ma anche di aprire le porte del Kilometro Rosso solo alle aziende e ai centri di ricerca veramente innovativi. Eppure anche questo non basta. Sancin dice che "mettere assieme differenze" contribuisce a creare le condizioni per l'innovazione, ma occorre anche costruire dei progetti radicalmente nuovi, in grado di produrre rotture rispetto al passato. È quello che succede per Intellimech, il consorzio per la meccatronica costituito al Kilometro Rosso da una ventina di aziende, alcune delle quali concorrenti fra loro.  Lo scopo: mettere a punto delle piattaforme comuni precompetitive che poi saranno sviluppate autonomamente dai soci di Intellimec. È il caso per esempio della prognostica che riguarda fra l'altro il controllo a distanza di vibrazioni e rumore. In apparenza la task-force di ricercatori messa in campo da Intellimech è modesta: otto ricercatori specializzati. "In realtà non è così", assicura Sancin, "perché abbiamo messo in Rete i laboratori del Politecnico di Torino e del Politecnico di Milano assieme ai ricercatori che fanno capo al Cnr di Milano e a quelli dei laboratori delle università di Bergamo, Bologna e Brescia". Secondo Sancin, infatti, il Kilometro Rosso non deve chiudersi in se stesso, ma favorire la crescita di reti di conoscenza estese all'esterno. Insomma, Intellimech ha creato un superlaboratorio della meccatronica made in Italy che prima non esisteva, mettendo in contatto fra loro esperti che a volte non conoscevano l'uno il lavoro dell'altro. E ha insegnato a decine di ricercatori che se si lavora assieme mescolando competenze ed eccellenze diverse i risultati arrivano più in fretta. (Foto dell'agenzia G. Neri)  All'inizio c'era il freno Il Parco? "Permetterà a tante esperienze diverse, accomunate dalla volontà di investire nella ricerca, di entrare in relazione e quindi di fecondarsi reciprocamente, partendo dalle tecnologie per arrivare a una contaminazione delle diverse culture d'azienda". Così dichiara Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria e presidente della Brembo, numero uno mondiale nel settore dei freni. Il manager (ha guidato la crescita dell'impresa fino agli oltre 800 milioni di ricavi registrati nel 2006) ha creduto fortemente nella creazione del Kilometro Rosso, ed è molto orgoglioso per il Compasso d'oro assegnato nel 2005 alla Brembo dall'Associazione di Design industriale, per il freno in carbonio-ceramico. Uomo poco propenso alla retorica, parla del progetto come di un sogno che si trasforma in realtà. In realtà l'ambizione va ben oltre la parte realizzata. Infatti si augura che il Parco "possa aiutare a modificare il sistema industriale lombardo e italiano indirizzandolo verso una produzione ad alto contenuto di sapere e di tecnologia". Quanto alle critiche riguardo a un parco tecnologico che mette assieme aziende e competenze molto diverse, il suo ideatore ribatte che "l'innovazione avviene all'incrocio tra i saperi". Un esempio? I ricercatori della Brembo e quelli dell'Istituto farmacologico Mario Negri hanno scoperto che una ricerca fatta sulla fluidodinamica "può servire per studiare sia la circolazione sanguigna sia il raffreddamento dei sistemi frenanti". Gli scettici sono serviti. | | |  |  | Cemento, ma "buono" Si chiama Tx Active, ma è conosciuto come il "cemento anti inquinamento". Il centro ricerche dell'Italcementi disegnato da Richard Meier in costruzione al Kilometro Rosso sarà ricoperto proprio con questo materiale. L'esperienza dimostra che vicino ad un edificio costruito con il Tx Active c'è una sensibile riduzione degli inquinanti atmosferici come le polveri sottili, gli ossidi di azoto, l'ossido di carbonio e l'ossido di zolfo. Si tratta di composti che negli ambienti urbani sono provocati dagli scarichi delle automobili e dai fumi degli impianti di riscaldamento. Quanto funziona il Tx Active? Una sperimentazione effettuata utilizzando una malta Tx Active per rivestire un tratto della via Morandi a Segrate, percorsa ogni giorno da circa mille veicoli l'ora, ha certificato una riduzione degli ossidi d'azoto di circa il 60%. Mentre una prova analoga, svolta in un sito industriale in provincia di Bergamo, dove sono stati posati 8 mila metri quadrati di masselli trattati, ha dimostrato una riduzione di ossidi d'azoto del 45%. In realtà il Tx Active è un principio attivo scoperto dai ricercatori dell'Italcementi che, legandosi al cemento, permette di sfruttare l'energia del sole per decomporre, ossidandole, le sostanze organiche presenti nell'atmosfera. Insomma, la luce, attraverso il processo fotocatalitico, assume un ruolo centrale nel disinquinamento. Ecco perché non è necessario che sia trattato con Tx Active tutto il cemento con cui è costruito un edificio. Al contrario, basta che il composto sia presente con uno strato sottile dove il materiale è a contatto dell'atmosfera. di Giorgio Lonardi Fonte: dweb.repubblica.it |