OH, NO! JOHN!, un brand che ha fatto letteralmente il giro del mondo grazie ad una diffusione virale “passamano” degli stickers previsti dalla campagna teaser.
Dopo la prima fase c’è stato il lancio e la distribuzione di merchandising di vario genere e le incursioni degli ideatori continuano, ancora oggi, a stupire per originalità e irriverenza. L’ultima trovata in ordine di apparizione? Una invasione durante la due giorni di un evento dedicato al mondo dello sport. L’opportunità per agire è stata lo Snowboard WORLD CUP 2007 e l’esclusivo party conclusivo. In queste occasioni sette diverse installazioni di polistirolo con stampa a doppia faccia sono state posizionate in campogara e non. I personaggi ritratti (Zio Sam, Liza, Mano e gli altri), tutti con una propria personalità ben delineata, hanno agito indisturbati tra gli addetti ai lavori e i protagonisti dell’avvenimento come veri testimonial del brand: Liza: ragazza attivista, motivata e dallo spirito sessantottino, non perde mai l’occasione di manifestare per portare all’attenzione temi e slogan che le stanno a cuore. Mano: Direttamente dalla “Famiglia Addams”, è dispettosa, rapida, intrusiva. Si intrufola ovunque e sbuca da ognidove per stuzzicare atleti e pubblico mostrando la sua bizzarra esclamazione preferita… E dopo la gara, l’azione di Oh, no! John prosegue durante i festeggiamenti. Il bombardamento visivo dei due giorni ha infatti avuto l’effetto di produrre performance di autostickering tra i Professional Riders. Danny Kass: Mostro sacro dello snowboard e medaglia d’argento alle Olimpiadi Torino 2006, gioca a fare il pirata: Guerrilla in pieno stile, dunque. C’è da scommettere che il vecchio John continuerà ancora a far parlare di sè! Ringrazionamo tutta la redazione di ninjamarketing.it da cui questo articolo è statp riportato. “Oh, no! John! …dicono in giro” Avvistamenti. Febbre da avvistamenti. Ipotesi sulle origini e su cosa voglia dire. Interpretazioni. E poi imitazioni e derive. Fazioni e schieramenti di parte. Letture etiche e politiche. Ma anche acquisti, curiosità e delusione. Di certo quest’estate se ne è fatto un gran parlare a Firenze e dintorni, ma non solo li, se anche io e persone più importanti di me hanno deciso di interessarsene e rilanciarne l’informazione. Di certo lo sticker OH, NO! JOHN! ed i suoi autori hanno colpito nel segno. Se ne sono fatti avvistamenti sui camion della nettezza urbana e sugli abiti dei netturbini. Ne ha parlato la BBC. È comparso un sito omonimo dove è possibile vedere il percorso dello sticker nel mondo fino alle mani di Woopy Goldberg. Qualcuno avendolo visto attaccato su moto e caschi ha chiesto di comprarli, i caschi, non capendo che erano semplici adesivi. Poi sono nate le imitazioni e le derive. OH, YES! JANE! Od ancora DON’T WORRY, JOHN! Scritta bianca in campo rosso il primo, scritta nera in campo bianco il secondo, ma molto meno sofisticati per font di scrittura e materiali. Eppure sono nati schieramenti, c’e’ stato chi ha parteggiato per gli originali e chi per le imitazioni.  Qualcuno, avendoli avvistati a Parigi, lungo la Senna, ha pensato ad un messaggio artistico e generazionale che unisse popoli e nazioni diverse. Qualcun altro si è spinto oltre sull’onda di una rapida equazione nell’opposizione del rosso al nero. Si è parlato di party e festini esclusivi organizzati dal mitico JOHN, e qualcuno li ha ricondotti alle foto che campeggiano nel sito omonimo. La discussione popolare è arrivata in internet, anzi forse da li è nata ed è stata diffusa, se i ragazzi del blog di Slipperypond ne hanno aperta una, e subito è divenuta quella più ciccata. I ragazzi hanno imparato la lezione ed anch’essi hanno fatto stampare degli sticker. Qualcuno molto più ingenuamente un blog gliel’ha dedicato, così soltanto per parlarne e capire, perché no fare nuove amicizie . Intanto l’Italia del 9 luglio vinceva i mondiali e nella notte dei festeggiamenti compariva a Firenze un furgone con un enorme striscione del nostro JOHN e tanti, tanti adesivi, quanti e più delle bandiere dell’Italia. Poi una voce: anche JOHN aveva le sue magliette. Si possono trovare da Gerard Loft, “un must per gli appassionati di vintage, abiti di seconda mano, con capi d’epoca anni Cinquanta e Settanta, abiti invecchiati, oltre alle riproduzioni delle prime linee Levi’s e Diesel ed altro. Da sottolineare l’ottima scelta di usato selezionato, in ottime condizioni”. XXX euro per una t-shirt confezionata dentro la copertina di un vinile, di un fantomatico ed omonimo gruppo rock anni ’70, chiaramente in tre versioni. E così il fidanzato ha potuto regalarla alla fidanzata, mentre qualcun altro c’ha fatto un quadro e l’ha appesa al muro, ma tutti per Firenze l’hanno vista ed hanno desiderato possederla. Qualcuno è rimasto deluso, si insomma, per quel che se ne sa è un’operazione commerciale, ma l’alone del mistero ancora aleggia nonostante i segni di stanchezza.  La leggenda ha coinvolto anche l’autore dello sticker o della campagna, perché no, sembra un ragazzo giovane, di Poggibonsi (Ar), in vista ma non troppo, attivo ma non troppo. Poi l’intervista connivente a Slipperypond, ed il gioco divertito di nascondersi e farsi trovare. Forse per cercare di prolungare oltremisura l’attesa, la curiosità ed il suo gioco. Con la certezza che i giocatori saranno gli altri e saranno loro a fare la partita. Lui se ne starà a guardare, sorpreso di come la gente possa ingegnarsi per trovare una soluzione ad un’enigma non più tale. Questione di tempo. La comunità del marketing sta alla finestra a guardare, c’è chi grida al fenomeno e chi non aspetta altro che vederlo sgonfiare. Di certo la bontà delle menti di questa iniziativa si vedrà adesso, quando si tratterà di dare un valore al clamore. Il guerrigliero non può più nascondersi o aspettare, dovrà esserci una nuova mossa. Vedremo di cosa realmente si tratta e come andrà a finire.” da “Guerrilla marketing. Arsenale alternativo”, tesi di laurea |