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Grenoble

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domenica 07 ottobre 2007

"Alla fine di ogni via, una montagna" scriveva Stendhal della propria città.  Perché Grenoble è incastonata tra le Alpi francesi e l'Italia al di là del traforo del Frejus.
In questa che il Time qualche tempo fa ha definito una delle "piccole città più dinamiche d'Europa", grazie alle nanotecnolgie e all'arte,  vi si incontrano studenti e intellettuali, politici e ricercatori. Sei abitanti su dieci sono di fuori, sessantamila gli studenti e
la ricerca scientifica è al top in Francia così come in tutta  Europa.
Tra i primati della cittadina, quello di  un museo creato  negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione francese, con un'immensa collezione che racconta la storia dell'arte. 
La sede attuale è un grande involucro, un parallelepipedo realizzato da un team di architetti locali,  dagli spazi ben definiti: una luminosa galleria centrale divide  il rigoroso percorso cronologico  da quello tematico delle mostre temporali. Per l'eccessiva austerità delle forme non sono mancate critiche. Il museo però costituisce un vero e proprio diaframma culturale tra il centro storico e il nuovo agglomerato urbano.
 
 
Già apprezzato agli inizi del Novecento per  ricchezza e qualità ,  con l'arrivo dell'intraprendente Andry-Farcy, conservatore tra il 1919 e il 49, il museo inizia a riempirsi di opere di autori non ancora famosi. Riceve le prime donazioni d'artista, di Picasso e Matisse. Grazie alla  dinamica politica di acquisizioni, il patrimonio si arricchisce di fauves e cubisti, espressionisti e surrealisti, naives e impressionisti. 
Grenoble diventa così  un importante punto di riferimento nel panorama museale francese, ancora privo di un'istituzione dedicata al contemporaneo: quella di Parigi, infatti, è del 1946.
Ancora oggi, la via tracciata da Andry-Farcy è quella seguita per la gestione generale e  per le mostre temporanee.
Di Juan Munoz, ospite la scorsa estate, l'illusione e la percezione dello spazio e della materia era ottenuta con le sue non sculture, un insieme di cinesi sorridenti in resina di poliestere.   
Come per l'ingresso sulla piazza, anche dalla parte opposta una parete vetrata mette in comunicazione ciò che è dentro con l'esterno:  Frank Stella, Kenneth Noland, Tony Cragg  dialogano con le opere del parco creando un suggestivo effetto di continuità museale.
La teleferica porta alle fortificazioni e alle mura della Bastille, per un'ampia veduta su Alpi e  città. Si spazia, si focalizza, si scopre. E' qui, nei bastioni, il LIA, luogo di immagini e arte : la scena produce uno spettacolo totale, inatteso anche per i tanti turisti che salgono al belvedere ed entrano a curiosare. L'ingresso è libero, le mostre gratuite.
Dagli  angusti locali della fortezza a novecento metri quadrati. Dall'alto della Chartreuse  alla zona industriale. La particolarità del Magasin sta nella storia dell'edificio, un originale Eiffel.  Costruito nel 1900 per l'Expo di Parigi, è stato smontato e riassemblato  a Grenoble. L'ultima ristrutturazione nel 2005.
Dal 1986 ospita il Centro nazionale per l'arte contemporanea, una fabbrica della creatività, plastica e visiva, sovvenzionata dalle istituzioni pubbliche, dove gli artisti lavorano a progetti anche di notevoli dimensioni, in funzione dello spazio messo a loro disposizione.
I primi anni, nel grande volume dalla struttura metallica sono transitati senza lasciare tracce, se non nei cataloghi e nelle foto di archivio, Daniel Buren, Richard Long, Anish Kapoor, Sylvie Fleury, Sol Le Witt.   
Più spesso si favorisce la creazione di nomi meno noti, aiutando i giovani e la produzione di nuove opere che vengono realizzate appositamente.  Ogni volta, per ogni mostra,  lo spazio interno cambia fisionomia, in un continuo movimento  del luogo e di ciò che viene esposto.
L'essenza del Magasin è un co.co.co dal significato ben diverso da quello italiano, ovvero coproduzione, cooperazione e collaborazione,  che si ritrova anche nelle linee guida della scuola annessa.  
 
 
Se Grenoble si riconosce come laboratorio artistico, il capoluogo della Regione, Lione, è museo en plein air che l'Unesco ha dichiarato patrimonio dell?Umanità.  La storia della sua architettura offre un panorama di realizzazioni tra le più varie, costruite tra due fiumi, il Rodano e la Saona. Dai resti romani, al centro medievale, dal rinascimento al contemporaneo, gli edifici si sovrappongono offrendo un viaggio spazio-temporale di stili.
In questo contesto dallo scorso 19 settembre è Biennale d'arte.
Il direttore artistico Thierry Raspail ha invitato Stephanie Moisdon e Hans Ulbrich Obrist a riflettere, per pensare se una manifestazione in più porti qualcosa di nuovo nel già affollato panorama internazionale. In  questo momento, per esempio, sono in corso anche Instabul e  Atene, alla sua prima volta.
Per delineare la stato dell'arte, i due hanno chiesto a  50 curatori di segnalare e  portare nella città francese quello che, secondo ciascuno di loro, è l'artista più significativo del momento.

La Sucriere, l'Istituto d'arte e la Citè International i luoghi che ospitano questa colletiva in scena fino al 6 gennaio 2008.

di Giulia Zentilomo

Fonte:http://www.nonsolomoda.mediaset.it/

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