Firenze è sede di “Gambe in spalla”, la mostra personale dell’artista Roberto Barni. Sono uomini qualsiasi, anonimi, in continuo e perenne movimento, senza una meta precisa, in bilico, in contrasto, concatenati, sovrapposti, molteplici.
Sono uomini qualsiasi, anonimi, in continuo e perenne movimento, senza una meta precisa, in bilico, in contrasto, concatenati, sovrapposti, molteplici. Il pistoiese Roberto Barni (classe 1939), protagonista indiscusso dell’arte italiana dagli anni sessanta, realizza sculture bronzee dalle dimensioni importanti, donando espressione plastica a figure umane dai profili contemporanei. I luoghi più significativi della città e soprattutto il rinascimentale Giardino di Boboli fanno da palcoscenico a uomini filiformi, dai volti indefiniti e dalle identità inespresse. Attori in scena su palchi di prim’ordine: è l’elogio dell’uomo comune che l’artista esplora nelle sue diverse e multiformi sfaccettature creando scene ed atmosfere teatrali che molto ricordano quel teatro dell’assurdo di Samuel Becket. Esclusi precisi e definiti significati ci si sente così, vicini alla condizione contemporanea dell’essere umano. Gambe in spalla Le figure, spesso vestite di rosso e dai volti bendati d’oro, riempiono e dominano gli spazi esterni di Boboli con delicatezza, quasi albergassero da sempre tra quei prati e quelle siepi curate; sono sculture contemporanee, figure plastiche, vigorose e dinamiche che entrano in contatto col giardino incantato di Firenze e dialogano, attraverso una lingua senza tempo, conninfe, satiri e cavalli alati simboli dell’immaginazione classica .Una particolar tenzone tra due mondi, il classico e l’attuale, apparentemente lontani che si conciliano attraverso lo spazio esterno, proscenio unico e incomparabile. Colonna bisbetica Barni, lavora come un artigiano intorno alle sue sculture, le caratterizza plasmandole a mano al modo dei grandi artisti classici, ma si fa tentare dalla contemporaneità che trasforma in un intimo processo. Nascono così racconti, storie narranti, prive di una fine e di un inizio, che suscitano nei ritmi e nelle sequenze un senso di vivacità e creano situazioni assurde; pellegrini per caso che camminano in bilico sul bordo di una vasca circolare di quasi due metri, Vacina, o si fronteggiano su una scala a pioli ricurva e malinconica, Continuo, incerti se scendere o salire, e in eterno movimento verso l’ignoto su Rasoio la grande mezzaluna sistemata sul prato della Meridiana. Rasoio Uomini privati della loro singolarità, esitanti, ironici e tragici allo stesso tempo, simboleggiano l’uomo di oggi: frustrato dai ritmi del terzo millennio ed imprigionato dalle convenzioni, con un colpo di scena, si rende conto della propria condizione e gridando “Gambe in spalla” (da cui il titolo della mostra) si da alla fuga. Ecco che, in questa fuga mentale, le creature di Barni, si arrampicano su se stessi, salgono l’uno sulle spalle dell’altro, si dirigono in tutte le direzioni cercando di riappropriarsi del loro arbitrio e della loro libertà. Fughe di pensiero che si fa arte. Sculture che si lasciano guardare da più prospettive apparendo sempre instabili ma pur decise a continuare nella loro azione. Le opere ci spiazzano e ci meravigliano, per questa loro voglia di allontanarsi ma anche per il senso di perenne attesa in un equilibrio precario. E si mescolano tra la gente, che le sfiora, le ignora come se facessero parte dell’architettura urbana, le fruisce da vicino. 
Vaso In Piazza della Repubblica si trova Sadovasomaso, poggiato direttamente sul lastricato ai piedi della colonna dell’Abbondanza. Un vaso rovesciato a terra con due assurde figure impegnate nell’atto contrario di alzarlo e rovesciarlo. Sotto il Loggiato degli Uffizi, Vaso è la personale dedica di Barni ai celebri artisti presenti nella Galleria sovrastante; un recipiente rosso dai manici antropomorfi e con sfondo una scenografia a 360 gradi unica al mondo. Le sculture scendono dal piedistallo, si fanno mirare altezza uomo, assumano un’aria più familiare e quotidiana, tanto che Adagio, l’uomo dalle lunghe gambe sdraiato su un fianco in Piazza Pitti, è preso per una panchina dai turisti accaldati.  Barni è artista dalla forte identità, che non ama essere catalogato e classificato; lascia parlare le sue figure teatrali e afferma di “non essere un tipo romantico” e di “credere che la pratica dell’effimero sia una malattia di oggi”. E poi ci svela una curiosità: non ci sono figure femminili tra le opere perché “io ho un alto concetto della donna, e gli uomini sono più rappresentabili per l’inferno”. Fino al 30 ottobre le Sculture Monumentali di Boboli e della città. Fino al 30 novembre la seconda parte che prenderà il via a settembre: sculture e dipinti in grandi formati ospiti al Museo Archeologico e alle Pagliere di Firenze.
info Galleria Bagnai 055/6802066 – Galleria Poggiali e Forconi 055/287748 |