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Fare luce sul museo

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martedì 18 settembre 2007

Il progetto innovativo di creare un museo dinamico e moderno, che riesce ad interagire con il territorio. Un concept lungimirante e la scelta di comunicare gli strumenti per rendere organismo "vivo" il museo della città di Narni...

Nel cuore del centro storico della città di Narni, all’interno di una residenza nobiliare del Settecento, nasce il Museo della città in Palazzo Eroli.
Creare un museo locale in un palazzo nobiliare, mettendo insieme le raccolte ottocentesche di reperti archeologici e di opere pittoriche provenienti da chiese distrutte è stata un’impresa esposta a molti rischi.


Ma la provincia di Terni e il comune di Narni hanno giocato la scommessa realizzando il progetto ambizioso e innovativo di creare un museo “al passo coi tempi”. Il “modo” (e il concept del progetto) con il quale si è costruito questo istituto culturale è fortemente caratterizzato e dotato di una sua identità, raccontata anche in un book che assolve ad un debito di trasparenza.
Non si è voluto realizzare un museo destinato solo ai conoscitori e separato dalla modernità ma una sorta di strumento di comunicazione in cui passato e futuro si fondono consapevolmente.
Si è ragionato tenendo ferma l’attenzione su due linee guida. La prima: il museo non deve essere un mausoleo per tenere oggetti provenienti dal passato. Non si deve fare un “posto” ma un “organismo” che “è” solo se vive, pone domande più che fornire risposte, contiene oggetti ma anche pretesti, piste, modalità percettive; uno spazio carico di informazioni sempre nuove, che non sacralizza ma avvicina, rifiutando gerarchie di valore estetico.
La seconda: il museo non è solo un contenitore ma anche un medium. Ci vuole una forte capacità di comunicazione e tutto concorre allo scopo. L’opera deve essere rispettata e valorizzata. Le opere subiscono già il trauma della decontestualizzazione, della perdita di funzione (civile, devozionale…) e non devono essere condannate alla sterilizzazione. È necessario conservarle ma anche riconsegnarle ad un nuovo vissuto attuale e futuro.
Il valore aggiunto è la scelta di comunicare innanzitutto. Una comunicazione dispiegata su quattro livelli riconoscibili da grafica, formati, linguaggi visivi diversi. La luce, gli arredi, il colore e il trompe l’oeil sono gli elementi del progetto, che nascono dall’esigenza di conciliare il rapporto tra vincolo del conteso architettonico e la contemporaneità dell’intervento, tra le opere definite “antiche“ e la loro percezione attuale.
I pannelli informativi redatti dagli autori dell’ordinamento contengono quanto necessario per comprendere il contenuto del percorso, delle singole sale, delle opere. Ci sono poi pannelli “aggiuntivi” (la serie “pretesti&contesti”) utili a proporre punti di vista, riflessioni, contestualizzazioni e interpretazioni attraverso citazioni d’autore o letteratura di viaggio. La grafica non è aggressiva, non si sostituisce alle opere ma definisce un suo linguaggio ed un carattere. Le didascalie servono alla definizione delle singole opere. Il sistema multimediale fornisce suggestioni visive (attraverso diversi contributi tematici lungo il percorso) ed uditive (gli strumenti del “concerto celeste” … suonano). Due pannelli illuminati con tecnologia “Power LED”, forniscono rispettivamente informazioni essenziali per la comprensione dell’opera e creare una curiosa suggestione che intreccia letteratura ed immagine.
Poi la luce per l’opera d’arte e per il museo è la protagonista. Si è voluta tentare una strada “autonoma” dalla normalità museale, partecipare alla ricerca di un “modo”. Presupposto: la luce è l’opera d’arte (l’opera d’arte è la vera luce). Si è investito sull’innovazione e sulla ricerca al “top” delle disponibilità, raggiungendo efficienza elevata e consumi ridottissimi, basso impatto ambientale, nessuna emissione di radiazione termica ed ultravioletta. Il sistema, le soluzioni, i singoli elementi sono stati progettati e costruiti appositamente per questo museo.
Inoltre un “ingegno” di luce è rivolto alla grande pala del Ghirlandaio, opera pensata nel 1486 proprio per interagire con la luce. L’effetto è sorprendente ed allo stesso tempo rispettoso, scalabile, disponibile per ogni evoluzione creativa. È stata costruita una sorprendente macchina di luce.
Il rapporto museo-territorio non è scontato ma mostrato in un vero e proprio percorso di lettura. Il Trompe l’oeil nella prima stanza del percorso archeologico intercetta dichiaratamente il territorio. La decorazione di Monte Santa Croce, che è anche visibile da una finestra, inganna l’occhio e genera una “allusione” museale e un gioco di rimandi tra palazzo e paesaggio, un filo conduttore che lega museo e territorio.
Infine un intrigo: un possente “tubo di luce” parte da Palazzo Eroli e segna un punto sensibile del Monte Santa Croce. È la ricostruzione virtuale e tecnologica del legame inscindibile tra museo, città e territorio.
Un diffuso sistema multimediale (grandi schermi, suoni, effetti illuminotecnica) attraversa tutto il museo e, in particolare, nella stanza didattica dedicata alla comprensione dell’opera di Domenico Ghirlandaio si trova una vera innovazione museale: una speciale telecamera motorizzata e dotata di un’ottica di qualità è collocata davanti all’opera e, due stanze più in là, il visitatore entra nell’opera d’arte, su un grande schermo, armeggiando su una manopola, fino a coglierne il dettaglio più nascosto, inaspettato, sorprendente, come in un videogioco. Incredibile - dicono - e nessuno si vuole staccare dal “gioco”.

www.museoeroli.it 

di Francesco Bussetti

Fonte: http://www.tafter.it/

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