Articolo pubbliredazionale inserito per sostenere il progetto:
Quando la mattina siamo giunti in farm più volte ho chiesto a Marco qualche
dato, ma mi ha sempre detto di chiedere poi a Stefano, i numeri di casa Aruba
sono di sua responsabilità. Effettivamente Stefano Cecconi
ha saputo chiarirci
bene cosa sia Aruba, come sia arrivata a questo livello e cosa sia il futuro per
l’azienda.
Parliamo di spazio illimitato
, argomento da sempre scottante per noi quanto
per chi lavora in questo settore, Aruba è divenuta oramai un simbolo
di questo concetto, dato che il suo piano base di shared hosting offre proprio
spazio illimitato e traffico illimitato. Quando accenno al discorso, faccio
notare che la maggior parte delle critiche che Aruba riceve sono spesso dovute
proprio a questa offerta, Stefano mi interrompe subito dicendo “attenzione, illimitato, non infinito, sono due cose diverse
”, ed effettivamente il
discorso quadra, anche se rimane chiaro per entrambi che non esistono risorse
illimitate che è possibile dare al cliente: su qualsiasi macchina, il
limite teorico non è un problema quanto lo è invece quello fisico,
il server infatti ha limiti hardware fisici che non consentono di sfruttare
illimitate risorse.
In realtà per Aruba non si è sempre trattato di hosting a spazio
illimitato, Stefano ci racconta che prima di lanciare questa offerta, “Aruba era come le altre
” si chiamava TechNet, il settore hosting era agli esordi (parliamo della
fine degli anni 90) e “il cliente pagava le sue 500mila lire per il servizio
annuale”, Aruba aveva circa 3000 clienti e, come dice il suo fondatore,
il parco clienti era per lo più composto da aziende e professionisti,
target in cui i ricavi sono sicuramente più elevati, e i margini di guadagno
sicuramente maggiori.
La scelta di allargare il proprio bacino d’utenza giunge in concomitanza
con lo sviluppo di un’infrastruttura adeguata, che effettivamente consente
di offrire lo stesso servizio di allora ad un prezzo nettamente inferiore. L’infrastruttura
avanzata sembra essere la vera chiave di successo di Aruba, tutti al suo interno
ne sono convinti, lo stesso Marco Grassi pochi minuti prima tra le file di server
ci diceva “vedete qui la potenza non manca”, quasi a rimarcare che
Aruba poteva permettersi benissimo di offrire spazio e traffico illimitato,
vantando una quantità di risorse e una struttura di prim’ordine.
Aruba oggi è un colosso del settore, non solo italiano, ha webfarm anche
in Repubblica Ceca
e quella che visitiamo noi è solo la webfarm italiana,
l’amministrazione, l’assistenza ai clienti, il settore marketing
e ricerca e sviluppo sono a Soci, un paese a 40 Km da Arezzo, dove si trova
anche l’ufficio di Stefano Cecconi.
L’azienda è in continua crescita, al primo piano della webfarm
di Arezzo a breve saranno modificate le disposizioni dei locali per accogliere
nuovo personale, e una seconda webfarm è già in costruzione, è
grande il doppio di quella attuale.
A pranzo Stefano e Marco ci parlano anche della carenza di personale con cui
“lottano” giornalmente, l’azienda potrebbe espandersi ulteriormente,
ma trovare personale qualificato è divenuto difficile, Marco ci racconta
che ora, nella speranza di trovare nuove persone, hanno deciso anche di avviare
dei corsi interni per la formazione del personale, sistemisti in primis: lui
stesso sottolinea che sia l’ultima decisione presa, a fronte anche del
fatto che molte figure che si presentano non hanno le conoscenze “minime”
richieste per la professione, così ci racconta di colloqui a ragazzi
neodiplomati in cui chiede di descrivere quale computer abbiano a casa, cosa
sia il sistema DNS o il protocollo TCP/IP.
Affermazioni che ci lasciano di stucco, il settore, almeno qui è tutt’altro
che in crisi, il vero problema, non lo avremmo mai detto, è trovare impiegati.
Per lo stesso motivo sembra che Aruba non decida di avviare servizi managed
sulle proprie macchine, il progetto potrebbe esser avviato, ma Cecconi ci dice
che non avrebbe abbastanza persone da impiegare per seguire le richieste, e
dovrebbe di fatto andare a toglierle poi da altri dipartimenti, danneggiandone
il funzionamento. Ribatto, sarebbe ideale affidarsi ad un’azienda esterna
che gestisca solamente questo aspetto, ma Aruba sembra voler mantenere tutto
in casa, e obietta subito dicendo che poi probabilmente si troverebbe a gestire
problemi al di fuori del suo raggio d’azione.
I numeri dell’azienda sono da leader, almeno nel mercato italiano, parliamo
di circa 1000 nuovi account registrati ogni giorno
, 1 milione di clienti e una
continua espansione sia tecnica sia commerciale, con l’assunzione di nuovi
dipendenti e l’espansione dello spazio dedicato ad ospitare i server.
Il mercato oggi vanta soluzioni simili a quelle offerte da Aruba, all’estero
sono presenti servizi equivalenti, in Italia soluzioni che offrono spazio illimitato
ad un prezzo molto simile a quello di Aruba: il successo dell’azienda
è dovuto anche alla lunga esperienza e agli anni di presenza sul mercato,
che oramai collocano Aruba come primo punto di riferimento per chi è
alla ricerca di una soluzione per ospitare il proprio sito web.
I Numeri:
n° 1 in Italia per numero di siti in Hosting e per numero di domini registrati
n° 1 in Repubblica Ceca per numero di siti in Hosting e per numero di domini
registrati
n° 1 in Repubblica Slovacca per numero di siti in Hosting e per numero di
domini registrati
n° 2 al mondo per numero di Siti attivi su piattaforma Windows
Presenti nella Top Ten mondiale per numero di siti attivi in Hosting (totale
windows+linux)
+ 800.000 Domini registrati e mantenuti
+ 600.000 Siti attivi in Hosting
+ 3.500.000 Caselle e-mail gestite
+ 3.000 Server gestiti
+ 1.500.000 Clienti
+ 3.000 mq di Datacenter
+ 16.5 GB connettività fra i Datacenter ed Internet
+ 5 GB/sec traffico sviluppato fra Internet ed i Datacenter
Il Gruppo

Fonte: http://www.hostingtalk.it |