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sabato 25 agosto 2007 |
Sono le 10:00 di mattina ed esco di casa, passo in edicola a comprare un settimanale e l’occhio si sofferma su un titolone del quotidiano Cronaca d’Abruzzo e basso Molise: “Entri e bevi quanto vuoi” - “Sconcertante modo di affrontare il problema delle stragi del sabato sera”. Il quotidiano, con un articolo in prima pagina, denuncia il messaggio comparso sui flyer pubblicitari di una nota discoteca di Pescara validi come riduzione del prezzo di ingresso per la serata. (Il visual è copiato dal più famoso spot Campari).
Tutto questo mentre la battaglia contro le stragi del sabato sera è in pieno atto sia a livello locale che nazionale. Limiti di velocità, chiusura anticipata dei locali, patente a punti, divieto di alcolici per chi si mette al volante, e poi troviamo messaggi come questo: “Entri e bevi quando vuoi”; come giustificare questo invito? Solo con il fatto che il locale mette al primo posto il profitto e non la sicurezza dei suoi clienti. Per chi fa pubblicità come questa quali conseguenze civili o penali ci sono? Cosa fa in questi casi l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria? La verità è che, ad oggi, i locali non vengono nè multati nè richiamati ad avere una condotta più responsabile. Non basta solo il codice etico (poco giovanile e di scarso appeal) o mettere gli astemi alla guida, fino a quando ci saranno situazioni come questa tutte le campagne istituzionali per responsabilizzare i giovani a queso problema saranno risultate vane. Fonte: http://sbloob.pt-art.it |