Il problema del rapporto tra scienza e comunicazione , in particolare della divulgazione dei contenuti, delle evoluzioni e dei processi in atto, è sempre stato il metro di misura della distanza tra gli esperti e le altre persone. Spesso la maggioranza degli individui considera gli scienziati come abitanti di un ghetto, di una torre d’avorio; l’obiettivo dei giornalisti scientifici, dei comunicatori scientifici e degli addetti ai lavori è quello di avvicinare la scienza alla società.
Domenica 28 ottobre, in occasione della quarta giornata del Festival della Scienza, nella sala del Minor Consiglio si è tenuta una tavola rotonda su questo fondamentale passaggio. Il discorso parte dall’analisi del libro Giornalismo, scienza e società di Massimiano Bucchi, analista della comunicazione della scienza. Grazie agli incontri con giornalisti scientifici e pubblici relatori, Bucchi vede emergere la figura di questi ultimi, più abili nel proporre i propri contenuti. L’analista osserva inoltre che il dibattito scientifico oggi scatta prima, in corso d’opera. La tradizione lineare vuole al contrario che al termine delle ricerche vengano divulgate le informazioni al pubblico mentre oggi grazie alle nano tecnologie gli effetti vengono mostrati in corsa d’opera, provocando spesso sensazionalismi inutili.
Tim Radford, giornalista scientifico, è più ottimista e ritiene che la scienza abbia abbandonato la sua torre d’avorio. Il giornalista dell’”Observer” ritiene obbligatorio per la scienza interagire coi cittadini, rendersi democratica. Questo rapporto non è mai stato facile, Radford ricorda Frankestein come esempio emblematico di quanto la scienza voglia aiutare l’uomo, che però spesso si rifiuta, perché spaventato. La sfida per Radford è l’incontro tra il giornalismo e la scienza, ma è consapevole che le due materie si muoveranno sempre su binari differenti, basti pensare che lo scienziato lavoro su un suo progetto per mesi e mesi mentre un giornalista, per descrivere i suoi studi, ci mette al massimo una giornata.
Manuela Arata interviene nel dibattito, parlando dell’esperienza maturata al Festival della Scienza, reale luogo di incontro tra scienziati e le persone. Il presidente dell’associazione festival della Scienza dichiara di non aver mai cercato comunicatori, cioè mediatori tra scienziati e pubblico, ma si è sempre impegnata perché il linguaggio degli addetti ai lavori fosse più semplice. La Arata sostiene la necessità della mediazione, di un’etica della scienza, il mondo scientifico deve comunicare perché la ricerca è pagata coi soldi pubblici, e infine puntare sui giovani, avvicinarli al mondo scientifico e attraverso di loro lavorare sul pubblico. Fonte: www.festivalscienza.it |