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Dandy oggi

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giovedì 01 novembre 2007

Un interessante recensione della giornalista e scrittrice Irene Bignardi sui due libri di imminente uscita dello scrittore e giornalista americano Tom Wolfe. Nel primo dei due , un romanzo fiume di 777 pagine, dal titolo “Io sono Charlotte Simmons”, edito da Mondatori, l’autore si immedesima per la prima volta, come descrive Bignardi, in un personaggio femminile, con la motivazione che le donne sono, in questo momento, assai più curiose , aperte al mondo , intelligenti e intellettuali di quanto non lo siano gli uomini.

Il romanzo narra la storia di Charlotte, studentessa che viene dalla modesta Sparta, la montanara cittadina dei monti Allegheni omonima della più antica e storica città-stato greca, e che si trova improvvisamente catapultata e immersa nell’atmosfera metropolitana e colta di una grande università americana, dove l’ingenua ragazza sarà costretta a traviare la sua umile e candida personalità , attraverso avventure sentimentali e di vita che le verranno imposte dai nuovi mores, i costumi degli studenti universitari di oggi , e dalla vita dissipata dei campus,.
La terribile depressione da cui la protagonista è colpita, a seguito di una traumatizzante esperienza sentimentale e sessuale, e della forzata trasformazione della propria personalità accompagnata dalla obbligata rinuncia ai propri ideali, è terribilmente realistica, poiché terribilmente vera è stata l’esperienza vissuta dallo scrittore in prima persona, a seguito di una operazione chirurgica di recente subita, con l’applicazione di quattro by-pass e le conseguenti paure e fragilità davanti a riflessioni sulla precarietà della vita.
Quello che colpisce ancora oggi è il forte contrasto tra modelli di vita così differenti, tra culture che sembrano appartenere ad epoche storiche così lontane tra loro: da una parte quella di giovani d’oggi, spesso dediti a scostumate abitudini quotidiane, ai vizi , alla droga, all’alcool, a tute le dipendenze possibili, che li allontanano e li sviano dalla buona condotta e dai progetti di una vita costruttiva e sana, ispirata e animata da buoni principi, anche quando questi giovani vantano alle spalle una buona educazione e famiglie oneste e protettive, dall’altra , quella della vita artistica di molti personaggi famosi della cultura di fine Ottocento e inizio Novecento, che hanno lasciato impronte indelebili nella nostra cultura .
Abbiamo sotto gli occhi esperienze eclatanti di vite spericolate, vissute all’insegna delle sfide più pericolose e dei valori più estranei alla incorrotta vita dell’essere umano socialmente inserito in società civili industrializzate e ricche di ogni comfort. Queste vite bohemienne, un po’ trascurate e sempre al limite della legalità, riportano alla ribalta l’antico tema della figura dell’artista “ maledetto”, dalla vita priva di regole, malsana e dissoluta, bohemienne perl’appunto, e tuttavia così ricca di contenuti letterari e artistici e di abilità comunicative, contribuì a far nascere , fin dal Settecento , la ben nota figura del dandy. Su questa l’amico Andrea Sperelli, nelle rubriche da lui coltivate sul sito, ha scritto e chiarito molto, ma l’articolo di cui parlo in queste mie brevi osservazioni, mi fa riflettere ancora una volta all’attualità o meno di questa figura che pare oggi così demodè e sorpassata, in tutti i sensi ,e che pure fa ancora parlare tanto di sé.
Nel mondo di oggi, definito con una parola ormai quasi banale, globalità, quel mondo che globale fu definito più di trent’ anni fa dallo scrittore Pier Palo Pasolini, che fu tra l’altro il primo in Italia a scorgere con lungimiranza e a parlare del nuovo mondo come di in mondo globale, in cui le culture e le differenze sono appiattite dalla diffusione di un mercato unificante, quale posto, mi chiedo, ha questa figura letteraria, il Dandy, che ha riempito tante pagine dei maggiori scrittori europei, a cavallo tra Ottocento e Novecento?
Quale eredità, viene da chiederci, ci hanno lasciato personaggi e uomini , artisti e letterati come Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Charles Baudealaire, Jan Cocteau, Marcel Proust, un elenco lunghissimo che è inutile continuare qui, nel contesto di una breve riflessione, un po’ filosofica e un po’ sociologica, sugli sconvolgimenti causati da stili di vita un po’ depravati in anime candide e in tranquille personalità, come quella della protagonista del romanzo di Tom Wolfe?
Credo sia ancora molto attuale porsi queste domande e capire il perché di tanti comportamenti e di tante scelte di gusto, che nella vita quotidiana hanno ricadute importanti nel modo di porsi alla società e di presentarsi, con stili di abbigliamento un po’ fuori canone e decisamente eccentrici. La società e la cultura dominanti sono spesso critiche e contraddittorie nei confronti dell’eccentricità: essa è a volte vista come simbolo di intelligenza e spregiudicatezza, a volte al contrario , come sinonimo di depravazione e di cattivi costumi. Eppure il cinema, il teatro, e non ultima la moda,,attingono tuttavia continuamente all’eleganza di personaggi grandi e significativi della cultura contemporanea, non solo scrittori, come dicevamo poco fa, ma anche grandi e famosi filosofi ,che hanno cambiato il volto della cultura del XX secolo. Le loro vite sono state e modelli imitati e imitabili, e lo sono da oltre di duecento anni.
Molte pagine sono già state scritte su questo sito, e nella sezione accurata che al Dandy è dedicata. Solo ora mi accingo ad aggiungere alcune idee, incoraggiato dagli spunti che la stampa quotidiana mi offre.

Per tornare all’eredità ricevuta, e anche al personaggio ispiratore di questo articolo, Tom Wolfe, io credo che questa sia un’eredità di sensibilità.
Il dandy è sempre stato riconosciuto e identificato come il simbolo dell’ambiguità sessuale , dell’estrosità rispetto ai canoni dell’identità, sia maschile che femminile. Il Dandy è effeminato, è curato nel vestire fino all’esasperazione, ha nei confronti della vita lo stesso atteggiamento esasperatamente curioso e delicato tipico della donna, si sofferma, come la donna appunto, su particolari dell’uomo e della natura, che il” maschio”, tra virgolette, di solito non ha il tempo di guardare, essendo la sua essenziale preoccupazione, come sempre , quella del lavoro e dell’affermazione sociale attraverso esso e ogni sorta di potere con esso acquisita. Questo aspetto particolare lo scrittore Tom Wolfe ha voluto descrivere con il suo romanzo fiume. La sensibilità femminile vista da un uomo , attraversata da esperienze conosciute personalmente.
Ricordo in questa sede che Wolfe è noto proprio per il suo abbigliamento quasi sempre candido, per il suo aspetto diafano, reso oggi ancor più diafano dalla malattia, per le sue calzature sempre rigorosamente bianche e nere.
E’ riconosciuto ufficialmente come il dandy contemporaneo per eccellenza. Non sono molte le persone che oggi vivono in questo stile di vita.
C’è da porsi un’altra domanda: dal momento che la vita ricercata, l’amore per la spregiudicatezza, i bei vestiti, le belle case e le belle opere d’arte sono il lusso per antonomasia, chi può oggi concedersi il lusso di essere Dandy?

Fonte: http://www.noveporte.it 

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