E´ mai possibile il dandismo, tradotto al femminile? Sino ad ora è sempre stato negato. Forse a causa delle parole di Baudelaire ("La donna è naturale, cioè l´esatto opposto del dandy"), che hanno sempre condizionato gli studî seguenti al suo; un dandy come Baudelaire non fu l´unico esempio, ma certo il più celebre, in questo senso ("La donna è abominevole!"). La negazione del dandismo femminile si è sempre basata, anche per il sottoscritto, è vero, su fattori (il)logici ancorché giusitificati: la donna ha per natura la volontà di piacere e di apparire, è più portata a farsi trasportare dalle emozioni, nessuno si stupisce se è elegante o raffinata, etc. Ciò poteva però essere valido un tempo, quando l´eleganza era propria di tutti, uomini e donne, e gli sforzi di un uomo in tal senso erano mal veduti, mentre gli sforzi di una donna erano accettati e complimentati. E tuttavia, esistevano allora come oggi, dei limiti.
Prima eccezione che mi fece pensare al caso fu la marchesa Luisa Casati; su questo sito è stata aperta una pagina a lei dedicata, perciò non mi dilungherò qui. Ella rappresenta non la prima "donna-dandy", ma certamente colei che, nella storia segreta e taciuta di questo movimento estetico al femminile, giuoca lo stesso ruolo che ricopre Oscar Wilde dal punto di vista maschile. Proprio come Wilde, che raggiunge eccessi tacciabili di volgarità, e pertanto v´è chi non ama considerare il Wilde come un dandy - lo stesso, per via delle sue esagerazioni, potrebbe toccare alla Casati - specie per chi è affezionato ad un punto di vista brummelliano. Se fosse un caso isolato, la parola dandy verrebbe alla mente solo per fare curiosi paragoni. Ma non si tratta di un´eccezione, dacché se così fosse ne potremmo ora elencare molte altre, che, a tutti gli effetti, vanno a comporre una nuova coté della storia del dandismo: quella femminile. Da sempre negata, o tacitamente ammessa, ma poco indagata, manca di ricerche approfondite ancora oggi - oggi, che pare tanto più semplice per una donna dall´indole raffinata, essere dandy. Già, perché la donna moderna rifiuta l´ostentazione del proprio lato più femminile, ciò che sarebbe dunque naturale, se non venisse - ostentatamente - negato, facendolo divenite paradossalmente innaturale. Diversi retaggi culturali hanno portato la donna a negarsi, per meglio adattarsi ad una presunta parità tra i sessi che, al di là degli elementi morali e civili (del tutto corretti), coinvolgono putroppo anche l´estetica, il costume, il modo d´essere di ciascuna. Insomma, esser veramente femmina pare sia difficile; gli esempi contemporanei sono pochi, ma salienti. E nel passato non mancarono comunque personalità degne di studio; mi riferisco, ad esempio, alla Contessa Lara - in realtà Evelina Cattermole o Eva Kattermole - (1849/58?-1896), Carolina Invernizio (1958-1916), Amalia Guglielminetti (1885-1941), Irene Brin - all´anagrafe Maria Vittoria Rossi - (1914-1969), Sorrel Smith (1977). Personaggi che presto verranno immessi in una nuova sezione di questo sito, dedicata alla Donna Dandy. di Andrea Sperelli Fonte: http://www.noveporte.it |