L’evoluzione attuale dei sistemi turistici è il risultato della compresenza di due distinte modalità di consumo: una modalità tradizionale, in base alla quale l’agire turistico è il riflesso di una dimensione “interrotta” dell’esistenza, un momento di distacco dalla routine quotidiana, la sospensione di un’indennità sociale acquisita. Una modalità nuova, in base alla quale l’agire turistico rappresenta invece l’occasione per una ricerca identitaria di tipo nuovo (sviluppata in una dimensione diversa da quella lavorativa, nella dimensione del loisir, del tempo per sé) e, insieme ad essa, di nuove forme auto-rappresentative e di nuovi universi relazionali.
La compresenza di queste due diverse modalità di consumo fa si che il consumo turistico si disponga oggi su tre diversi livelli: un livello “generalista”, un livello “vocazionale” (o “valoriale”) ed un livello in cui questa vocazione si sviluppa al punto da determinare modelli di aggregazione neo-comunitari Caratteristiche morfologiche delle comunità vocazionali. 1) in generale si tratta di "aggregazioni" che non rispondono - se non marginalmente - alle "logiche" comunitarie a cui siamo stati sin qui abituati (di matrice geografica , etnica, socio-demografica o anche ideologica) e rispondono invece a modelli ed istanze "valoriali" . Ogni "comunità" esiste là dove esiste un sistema culturale compiuto (in senso antropologico) di autodefinizione e, quindi, un insieme di conoscenze, credenze, norme e rituali condivisi da un gruppo di individui. La globalizzazione dei circuiti comunicativi e la generalizzazione dei modelli valoriali fa inoltre si che "istanze" analoghe appaiano simultaneamente in tutto il mondo occidentalizzato e queste comunità ci appaiano - dal punto di vista del marketing - come segmenti globali di consumo, ossia come "gruppi" (piccoli o grandi) di consumatori diffusi contemporaneamente (a "macchia di leopardo") in tutto il mondo post-industriale (fenomeno altrimenti definito glocalization). 2) La definizione di queste nuove identità trova un alveo di sviluppo privilegiato nella dimensione del loisir. E' quindi nella nuova dimensione del "tempo per sé" (che si configura ormai come una vera e propria “agenzia” di socializzazione) che la ricerca e l'affermazione di nuovi modelli di auto-rappresentazione e a nuove forme di aggregazione trova il suo terreno di coltura ideale. 3. l'adesione all'una o all'altra espressione identitaria viene prevalentemente manifestata dall'individuo per mezzo di azioni legate alla sfera del consumo. E' attraverso il consumo (di oggetti, luoghi, eventi, ecc.) che l'individuo si auto-definisce in rapporto al gruppo e "comunica" (all'interno ed all'esterno di esso) la propria condizione di appartenenza. In termini "aziendali" potremmo dire che ciascuna aggregazione comunitaria dà luogo di fatto ad una "filiera industriale" originale e composita di cui possono far parte, indifferentemente , forme tradizionali di beni e servizi, prodotti dell'industria culturale, prodotti di tipo "turistico", ecc. ecc. In questa filiera ogni "prodotto" è parte integrante di uno "stretto" circuito di comunicazione-consumo ed è posto quindi in relazione diretta con tutti gli altri prodotti della filiera. 4. la genesi di un'aggregazione neo-comunitaria segue generalmente uno schema di sviluppo “virale” . Analogamente alla formazione delle sotto-culture nasce cioè da nuclei interni alla società per diffondersi poi verso strati più ampi di popolazione . A differenza delle sotto-culture tradizionali però queste nuove espressioni comunitarie non hanno nulla di manifestamente antagonistico o di strutturalmente "marginale" ma si muovono piuttosto negli interstizi della "cultura di massa", assorbendone e rielaborandone i miti ed i modelli di funzionamento. 5. Le comunità post-industriali presentano un "ordinamento" che potremmo definire concentrico. Da un nucleo di guru , di "mediatori culturali" e di fedelissimi adepti si arriva cioè - attraverso gradi decrescenti di “partecipazione" - al grande melting pot di quelli che utilizzano gli "attrezzi" ed i segni distintivi delle tribù saltuariamentente ed al di fuori dei contesti originari. 6. Le forme di aggregazione "tribali" danno luogo a "percorsi" ed a "reticoli geografici" indipendenti dai percorsi tradizionali e sovrapposti ad essi. Questi reticoli tendono a polarizzarsi attorno a determinati attrattori (che in questi percorsi assumono la funzione di nodo geografico) costituiti sia da luoghi deputati che da eventi. In tale contesto l'evento assume altresì la caratteristica di "luogo effimero", indipendentemente dalla sua collocazione e contestualizzazione. di Andrea Pollarini Fonte: http://puntoeuropa.comune.rimini.it/ |