La mostra Car Park #1 sarà visitabile fino al prossimo 28 ottobre. Ma perché portare immagini e parole nel grigio di parcheggi cittadini? Cosa si vuol provocare, cosa stanare? Ah, l’arte inquieta dei nostri cuori naufraghi, parola maledetta, sospiro benedetto. Grido amoroso contro la follia del nulla, lotta con l’angelo, ansia ferita di buio e infinito.
Voglia di scoprirsi compagni di viaggio del visitatore occasionale -nel silenzio meccanico e gassato d’un parking di cemento- fargli dilatare i battiti del cuore troppo a lungo blandito. E tradito. Che ci si misuri, almeno per una volta, col desiderio di essere, esserci davvero, con un sorriso nuovo, una voglia nuova di costruzione, al di là dei limiti, degli scacchi, della stanchezza. E poi ripartire ancora per il grande viaggio della nostra unica vita. Con una speranza dentro.  Immagini e parole che fremono, spingono, richiamano nel dolore di un’assenza, nel delirio d’una attesa, nel grido che chiede libertà: Ala d’angelo/ bianca/ librati in alto/ in alto// risvegliaci dal sonno indolente/ che chiude lo sguardo.
Cinque fotografi (Silvia Cancellieri, Fabrizio Carloni, Osea Costantini, Francesco Masini, Fabio Pelinga) saranno le presenze di abiteranno questi tre spazi cittadini, offerti ad inediti incontri. Versi anni settanta di Bruno Cantarini dalla brochure spireranno fra le foto-manifesto con la medesima inquietudine d’attesa.
CAR PARK ONE nasce dagli esiti di un corso di fotografia avanzato tenuto da Paolo Monina ai cinque giovani fotografi presso il Circolo Arci “Pane e Tulipani” di Ancona, presieduto da un appassionato Giorgio Pergolini. Unisce il recupero di sensazioni moniniane (la visione del lavoro fotografico di Alain Valut su Ernest Pignon – Ernest) alla ripresa di una proposta d’arte on the road che già nei primi anni ’90, ad Ancona e in giro per le Marche, aveva portato numerosi artisti e fotografi a contatto di un pubblico solitamente avulso dalla frequentazione degli usuali luoghi deputati a mostre e manifestazioni artistiche. Una serie di iniziative curate allora da Bruno Cantarini e testimoniata in parte dal Giardino Selvatico, il libro cult con opere originali di venticinque artisti ritratti da un giovane Paolo Monina.
Ma è tempo di ripartire L’arte vuole farsi incontrare, riproponendosi come stimolo, provocazione, domanda.
Qualcuno si lascerà interrogare, qualcun altro alzerà nuovamente le spalle… Fonte: http://www.nerto.it |