Dalla Spagna alla Germania, da Venezia alla Sicilia, gli alberghi del terzo millennio sono luoghi di piacere estetico oltre che di relax. Comodi come una seconda casa e ricchi di opere d'arte
Un tempo c'erano le stanze d'albergo: anonime, spoglie, magari confortevoli ma prive di personalità. Oggi l'hôtellerie ha scoperto nuove frontiere e richiama designer, architetti e artisti di talento per trasformare gli alberghi in luoghi di relax e di piacere estetico, in nuovi spazi di ritrovo per ospiti e "non ospiti", quelli che in hotel arrivano non per dormire ma per un drink, una cena al ristorante o una pausa nel centro benessere. E' la filosofia di Contemporary Hospitality, una collezione di alberghi in tutto il mondo concepita da Antonella Resmini. La catena include indirizzi urbani e leisure resort, come il DD724, una charming house nel sestiere di Dorsoduro, a Venezia, dove gli elementi della tradizione si sposano a opere di artisti contemporanei. Lavori scelti personalmente dalla proprietaria, Chiara Bocchini, che ha voluto esporre nelle sette camere e negli spazi comuni - che si affacciano sul giardino della Collezione Peggy Guggenheim - opere di Gianni Tarli, Raimondo Galeano, Tarli, Piero Roi, Stefania Orru. Sempre a Venezia, e della stessa proprietà, a pochi passi da San Marco sono disponibili anche le nuovissime QS, quattro suite di design, da 30 a 80 mq concepite come casa privata, con forme e materiali innovativi, dal bagno in vetro e corian ai pavimenti di resina, fino all'armadio con patchwork di foto alla Mondrian. Alberghi del terzo millennio, spesso dentro la città, case tra le case, sono anche quelli della catena spagnola AC Hotels, concepiti come una seconda pelle che si presta ad accogliere viaggiatori sempre più individualisti. A Milano, per esempio, per chi ama lo stile minimal-chic condito con specchi, acciaio satinato, tappeti e librerie, ha appena aperto un AC ricavato all'interno di un grattacielo nero che svetta in zona Garibaldi. Quando si entra lo sguardo è attirato da uno specchio con interventi di testo, firmato da David de Las Heras, poi ci sono le fotografie retroilluminate di Philipp Troutt e le sculture di Pilar Cabestany. L'AC di Torino si rivolge invece alla Galleria Maòli, di Maurizio Fardo, per fotografie, vasi, sculture che arrivano dal Madagascar e dal Laos, mentre all'AC Miramar di Barcellona nella hall campeggia un gigantesco lampadario a fibre ottiche che s'ispira all'architettura della Sagrada Familia, ma a testa in giù. La hall dell'Hotel AC Miramar, Barcellona La nuovelle vague spagnola, carica di idee e nuove visioni, è presente anche negli Habitat Hotels. Basta fare un salto al Bauzà di Madrid per rendersene conto: il colore, i volumi e le forme, firmate dall'interior designer Virginia Figueres, danno la sensazione di un luogo avvolgente e caldo. E tutto l'albergo è un'enorme galleria d'arte, che rispecchia la passione della società per la fotografia di paesaggi, raccolta anche nel volume "La Mirada Transeúnte". Dalla Germania, dove è stata creata nel 1993, è la catena Design Hotels a dettare, con indirizzi in tutto il mondo, i criteri d'avanguardia dell'art-hôtellerie. Una stanza della Masseria Bernardini, in Puglia L'Italia, che brilla per l'assenza di grande imprenditorialità alberghiera, spicca invece per l'iniziativa di piccole realtà, come l' Atelier sul Mare, albergo a pochi metri dalla spiaggia di Castel di Tusa, voluto da Antonio Presti che ha chiamato artisti del calibro di Paolo Icaro, Hidetoshi Nagasawa, Maurizio Mochetti, per realizzare originalissime camere d'arte. L'arte contemporanea fa bella mostra di sé anche nella campagna salentina, dove spicca l'Art Resort Masseria Bernardini, in cui in ogni stanza si possono apprezzare le opere di artisti protagonista della nuova arte italiana, come Matteo Basilè, Luca Pignatelli, Velasco, Nathalie Du Pasquier, Alessandro Bazan, Paolo Consorti. Ad Anacapri, invece, lavora Tonino Cacace, patron del Capri Palace, che ha collezionato molte opere, che sono esposte nel suo albergo, firmate da Allen Jones, Mimmo Palladino, Fabrizio Plessi, Jakub Nepras. Le "art suite", tutte diverse tra loro, sono un omaggio ad artisti famosi come Kandinsky, Mondrian, Mirò. Quella più spettacolare è la Magritte, in cui sono esposte opere di Michele Costantini, e dove la piscina è realizzata da Giorgio Tonelli con un colorato mosaico subacqueo. L'arte assume invece una forza originaria presso l'Hotel Palumbo di Ravello: è quella del San Giovanni Battista di Guido Reni, uno dei maggiori pittori del Seicento. La sala, che prende il suo nome, ospita i pochi tavoli del ristorante. E mangiare ai piedi di questo capolavoro è un'esperienza unica, degna di un museo privato. di Luisa Taliento |