D - Perché il libro inizia con una frase tratta dalla narrativa al posto che da un saggio di architettura?...significa che c'è bisogno di narrazione anche negli spazi che viviamo? R - Gli spazi che viviamo sono spazi narrativi. L'arte narra più dell'architettura. L'arte racconta alcune storie e siamo noi a leggerle in ogni opera d'arte, mentre l'architettura racconta le storie di chi vive: è più una scenografia. All'interno di ogni capitolo c'è sempre un richiamo a qualche romanzo, che si alterna alle citazioni dei protagonisti, architetti, artisti...anche perché molti dei giovani architetti che io cito fanno parte della mia generazione e sono miei amici.
Luca Galofaro
D - Che cos'è Artscape? R - Artscape è un quaderno di appunti...invece di fare ricerca all'interno della scuola e dell'università mi diverto a prendere appunti su quello che mi affascina. In questo momento anche all'interno dello studio sono convinto che una cosa importante sia la relazione tra arte e architettura, e l'architettura sta attingendo molto all'arte anche nel progetto del quotidiano. Questa era l'idea di camminare sul filo raccontando alcuni progetti d'arte e in particolare tutte le opere di Land Art degli anni '70 o di artisti che hanno iniziato con l'arte ambientale in quel periodo e cercano di trovare similitudini e affinità elettive con il lavoro di tanti architetti contemporanei che sono usciti dagli studi e si sono confrontati con il paesaggio. La maggior parte dei progetti sono degli inizi del 2000, e quindi sono artisti e architetti che attingono da questo grande contenitore che è il paesaggio prima che diventi territorio e venga dunque antropizzato e disegnato dagli architetti.
D - Di che spazio abbiamo bisogno oggi, che spazio devono costruire gli architetti: è finito il tempo dell'estetica urlata? R - Il tempo dell?estetica urlata è appena cominciato...quando l'architettura diventa uno strumento politico è il momento in cui ritorna ad essere oggetto...i sindaci delle nostre città continuano a parlare del grande potere dell?architettura. Io personalmente sono convinto che l'architettura debba tornare a dialogare con il contesto, con lo spazio pubblico. Secondo me un edificio incomincia a vivere nel momento in cui è già stato inserito nella città. Quindi a me interessa quello che un edificio provoca in un contesto urbano. Noi ora abbiamo questo progetto a Roma di un parcheggio con un grande muro di cemento conposto da cellule esagonali di cemento...e prima di ottenere approvazioni abbiamo dovuto spiegare il progetto...secondo noi è un'opera di land art perché dialoga con il contesto contrapponendosi al contesto. Siamo convinti che questo muro dialogherà con il paesaggio circostante. D - Qual è il significato specifico di ArtScape? R - Artscape tenta di mettere insieme l'idea dell?arte che tenta di mettersi in contatto con il paesaggio e diventa "paesaggio d'arte", e questo paesaggio d'arte deve riuscire ad influenzare l'architetto, che deve avere la stessa libertà di un artista. L'opera di un artista viene giudicata una volta finita, l'opera di un architetto nel momento in cui è disegnata e diventa un lavoro di negoziazione. Secondo me questo è un problema dell'architettura, mentre quello che io invidio agli artisti è che l'artista interviene all'interno della città o del paesaggio in totale libertà, cercando di realizzare un contatto con il fruitore dell?opera. Anche l'architetto dovrebbe riuscire a lavorare con la stessa libertà. intervista di Lorena Bari Fonte: http://www.nonsolomoda.mediaset.it |