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domenica 18 novembre 2007 |
No alla verticalizzazione, no ai grattacieli, no agli interventi giganteschi. E' del 2004 la decisione di Monaco e abitanti di non variare la scala volumetrica della città con edifici più alti dei campanili della Frauenkirche e dare spazio a lavori sulla media grandezza, sul cambiamento d'uso e sul già costruito.
Si trasforma molto, qualche volta si aggiunge, si costruisce ancor di più, ma senza sconvolgere il tessuto urbano. Negli ultimi dieci anni la città si è rinnovata in maniera funzionale, quasi mimetica, con un attenzione particolare alla sostenibilità. Tra gli interventi più recenti, "la finestra palco" di Olafur Eliasson. Alle spalle dell'Opera un nuovo palazzo ha cambiato pelle trasformando tutto l'isolato e soprattutto Marstallplatz: l'artista islandese ha pensato ad un palcoscenico in grado di riflettere la città e mettere in relazione le persone, il cielo e la luce. Nei suoi specchi inclinati realtà e illusione si fondono e confondono la percezione visiva, per sottolineare che la vita andrebbe visualizzata così come suggerito dall'enorme rifrazione: 300 metri quadrati di messa in scena della teatralità per una delle più grandi installazioni urbane della Germania. Lo sviluppo nella nuova Monaco passa per il distretto delle Pinacoteche: di pochi anni fa la realizzazione del grande edificio bianco ad opera dell'architetto Braunfels, 12 mila metri quadrati non più sufficienti a contenere tutto. Per questo motivo l'immensa collezione Brandhorst avrà il suo Museo nelle immediate vicinanze. Non un ampliamento in senso stretto, ma una costruzione indipendente della coppia Sauerbruch e Hutton, famosa per l'uso del colore e per la sostenibilità. Ci si ritrova a parlare ancora una volta di risparmio energetico, tema ormai scontato in Germania ma sempre eccezionale per noi. Nell'unico volume si leggono tre corpi che identificano altrettante funzioni: a delinearne e sottolinearne i confini sono le superfici finestrate, mai uguali, che tagliano irregolarmente le facciate colorate. Matthias Sauerbruch - architetto: "Ci piacciono le sfide e le situazioni complesse: il nostro lavoro è una combinazione di considerazioni differenti. Il punto di partenza è studiare l'esistente, per poi capire l'uso funzionale dell?edificio e come gestirne gli spazi. Ma le caratteristiche per cui è conosciuto il nostro studio sono il basso impatto ambientale e l'uso del colore. Noi trattiamo il colore come fosse un materiale. Abbiamo pensato a pezzi di cotto, di cemento, di porcellana o di plastica, o qualsiasi altro materiale, che usiamo per rivestire e per cambiare la percezione dello spazio".
Solo osservando le pareti da vicino, infatti, si capisce che la superficie non è uniforme, ma composta da tanti elementi in diverse tonalità. All'Accademia di Belle Arti è stato chiamato il duo viennese Coop Himmelblau, autore dell'architettura manifesto per Bmw inaugurata la scorsa settimana. In questo caso si tratta di un vero e proprio ampliamento, un nuovo volume che affianca il vecchio in stile neoclassico, rompendo lo spazio con tre elementi stilistici, tre materiali e tre colori in facciata per identificare altrettanti spazi funzionali. Wolf Prix - architetto: "La nostra forza è quella di creare edifici ben identificabili nell'enormità di una città".
L'impatto visivo forte, che ne fa punto di riferimento nel paesaggio urbano circostante, ha la sua massima espressione nella facciata di vetro: come una membrana invita ad entrare nel cortile rialzato, una piazza centrale attraversata da pilastri e rampe diagonali che disegnano il volume a tutta altezza e accompagnano nei laboratori dei nuovi media artistici. Viene così sottolineato e promosso l'intento didattico dell'Accademia che si sforza di realizzare un rapporto scambievole tra le diverse discipline, per incoraggiare le capacità artigianali e quelle creative. Coppie di architetti per edifici pubblici, ma anche per edifici privati: di Herzog & De Meuron la Galleria Goetz. E' una costruzione discreta destinata a contenere arte, inserita in una zona residenziale dal regolamento edilizio molto severo che limita altezze e volumi. Cemento, pannelli di legno e di vetro satinato sono gli elementi strutturali che danno forza al progetto nella loro semplicità materica. L'essenzialità del luogo ha la sua massima espressione negli interni bianchi, puliti e rigorosi: a disegnare gli spazi sono i tagli di luce, sia naturale che artificiale, e le opere esposte. La galleria apre solo su appuntamento o in occasione di mostre temporanee: in questo momento ospita Matthew Barney, artista noto per le trasformazioni fisiche dal carattere feticista molto apprezzato dalla signora Ingvild Goetz che ne possiede una collezione tra le più complete al mondo. Un'infilata di foto, e poi sculture e video in stretta correlazione, indicano le intenzioni dell'autore che ne è spesso anche il protagonista.
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