L' Architettura norvegese. La ricchezza di legname di alta qualità ha fatto della Norvegia un paese con un’antica tradizione di costruzioni in legno. Di fatto, ancora oggi, i nuovi edifici più interessanti vengono realizzati in legno, confermando il posto di rilievo che tale materiale ricopre nella considerazione degli architetti e dei costruttori norvegesi.
All’inizio del Medioevo era pratica comune a molte comunità in tutto il Nord Europa costruire chiese in legno con pali conficcati nel terreno. Tale tecnica ebbe la sua massima espressione in Norvegia, con la realizzazione delle straordinarie stavkirker che ancora oggi sono tra le attrazioni più rinomate del paese. Esistono ancora 28 stavkirker sparse in tutta la Norvegia, mentre non se ne è conservata praticamente nessuna nel resto d’Europa. Tali edifici religiosi costituiscono il contributo più rilevante della Norvegia alla storia dell’architettura mondiale. La stavkirke di Urnes è stata inclusa nella lista dell’UNESCO del patrimonio culturale mondiale da conservare. La tecnica generalmente utilizzata nella realizzazione di tali chiese era il lafting, una particolare tecnica a incastro che fu perfezionata in Norvegia con notevoli varianti regionali. Le fattorie tradizionali norvegesi consistevano solitamente in piccoli complessi di costruzioni in legno di dimensioni variabili, ognuno dei quali ricopriva una determinata funzione. Molti di questi edifici sono adesso raccolti sotto diverse forme in particolari luoghi in tutto il paese.
La Norvegia ha una lunga linea costiera protetta da isole rocciose e scogli. I villaggi di pescatori che si svilupparono lungo le coste nel corso del Medioevo misero in mostra un modo caratteristico di costruire in legno. Il molo del Bryggen di Bergen, per esempio, consiste in una serie di stretti edifici in legno lungo il molo della città. Questa tipologia edilizia risale all’epoca dei mercanti anseatici tedeschi, che in origine avevano stabilito il centro delle proprie attività proprio in tali edifici. Nel XVII secolo, la corona danese decise di fondare alcune nuove città in Norvegia. Due di esse, Kongsberg e Røros, furono fondate per permettere lo sfruttamento delle ricchezze minerarie che si trovavano nelle loro vicinanze. A Kongsberg fu realizzata un’ambiziosa chiesa barocca, mentre Røros vanta pregevoli case tipiche in legno. Sia il centro storico di Røros che il quartiere di Bryggen sono stati inseriti nelle liste dell’UNESCO. A causa della propria storia e della posizione geografica, la Norvegia è rimasta emarginata rispetto a molti movimenti architettonici internazionali, che spesso sono giunti in ritardo e hanno avuto un impatto limitato sull’architettura nazionale. Nonostante ciò alcune tendenze hanno lasciato il segno, come la tenuta Rosendal sulle rive del Kvinnheradfjord, e Damsgård, una tenuta in stile rococò realizzata in legno nelle vicinanze di Bergen.
Quando nel 1814 l’unione tra Norvegia e Danimarca ebbe fine, Oslo (all’epoca chiamata Christiania) fu nominata capitale. L’architetto Christian H. Grosch ne progettò le parti più antiche dell’Università, la Borsa, l’ex Banca Nazionale e molti altri edifici in tutta la città, oltre a una settantina di chiese in tutto il paese. A causa dell’industrializzazione alla metà del XIX secolo, la popolazione aumentò notevolmente, soprattutto a Oslo. All’inizio del XX secolo, gli architetti norvegesi si ispirarono alla cultura popolare con l’intento di creare uno stile nazionale. Quando Ålesund fu distrutta da un incendio nel 1904, fu rapidamente ricostruita in stile Art Nouveau (Jugend).
Gli anni 30 furono dominati dal funzionalismo, e costituirono un periodo produttivo nella storia dell’architettura norvegese, ma solo negli ultimi decenni gli architetti norvegesi hanno ricevuto la giusta considerazione a livello internazionale. A cura del Museo Norvegese di Architettura |