Archeologia da leccarsi i baffi
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martedì 11 settembre 2007 |
Conoscere il territorio attraverso la storia del cibo nel corso dei secoli. Un approccio di studio particolare ed allo stesso tempo di grande richiamo per studiosi e curiosi. Ma cos'è esattamente l'archeologia gastronomica? E' una disciplina che si occupa di valorizzare e conservare materiali e testimonianze della cultura alimentare in archivi, biblioteche, musei etnografici locali e regionali...
L'archeologia gastronomica studia e ricerca anche nell'ambito delle tradizioni e della storia, le ricadute economiche che la valorizzazione del settore comporta su tutta la vasta e ancora poco esplorata area della comunicazione e della sociologia del cibo e dell'alimentazione. Insomma attraverso l’analisi degli alimenti e della loro diffusione fin dalle origini, si possono conoscere i processi di trasformazione ed il consumo nei nostri giorni. Ogni territorio è ricco di prodotti alimentari che lo identificano ed in molti casi lo rendono celebre e conosciuto in tutto il mondo. Spesso questi alimenti hanno origini storiche lontane che si tramandano nei secoli fino ai nostri giorni. Il piccolo comune di Montebruno, nell’Alta Valle del Trebbia che da Torriglia si apre verso la pianura piacentina, ha allestito la scorsa estate un Museo di archeogastronomia, con una raccolta di 24 tavole illustrate contenenti altrettante ricette di piatti che venivano consumati nella valle dai nostri avi, realizzati con i pochi e semplici ma genuini ingredienti di una volta. Le ricette sono state raccolte dopo una approfondita ricerca tra le massaie della zona. Questa iniziativa in un paese di poche anime, è rappresentativa dei tanti piccoli villaggi raccolti sulle alture o lungo i fiumi che popolano le nostre vallate, di quel paesaggio rurale dal volto scarno ma ricco di testimonianze e di tradizioni del passato. Il Museo è articolato in diverse sezioni tra le quali troviamo quelle legate all’artigianato del passato, alla cucina arredata in stile contadino, all’antico mulino. In ogni caso l’obiettivo è quello di recuperare, attraverso gli oggetti, quella cultura del passato, prettamente contadina, fatta di semplicità e fantasia, di bisogno e creatività. Un’altra realtà interessante è quella dell’Associazione Archeologia Arborea con sede vicino Città di Castello in Umbria. Da molti anni l’Associazione ricerca e salva specie e varietà locali di frutta e ortaggi, come la mela “conventina” o il fico gigante “dei zoccolanti”. La ricerca sulle antiche varietà di piante da frutto è partita circa venticinque anni fa nei territori dell’Alta Valle del Tevere, antico crocevia di diverse regioni, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Con il materiale ritrovato negli ultimi anni è stata costituita una ricca collezione di piante coltivate con i sistemi tradizionali del luogo e inserite in un paesaggio agricolo storico di grande bellezza e suggestione. Anche a livello europeo il tema dell’archeogastronomia è molto sentito, tanto che a Tours in Francia, esiste un organismo di ricerca europeo, L’ Institut Européen d'Histoire de l'Alimentation che si occupa di studiare la discontinuità di gusti e di pratiche alimentari, ma anche le tradizioni culturali legate agli usi peculiari del territorio, alle tecniche di cucina, alle tradizioni conviviali, alle raccomandazioni e proibizioni religiose, alle identità etniche e sociali. La cultura del cibo non solo come conoscenza del territorio, ma anche e sopratutto come espressione e motore della nostra storia.
Approfondimenti: www.altavaltrebbia.net/archeogastronomia.htm www.archeologiaarborea.org/associazione.html
di Valentina Riccardi Fonte: http://www.tafter.it |