Blind Light - Antony Gormley at the Hayward Gallery London Visitare la mostra di Antony Gormley dal titolo Blind Light, è un’esperienza multisensoriale di straordinaria carica espressiva ed emotiva. Sarà per questo che l’esposizione dell’archeologo/antropologo/architetto Gormley fulminato sulla via di Damasco e piegatosi all’arte proprio di ritorno da uno dei suoi viaggi in India ed in medio oriente, si avvia ad essere la mostra più visitata degli ultimi 15 anni di vita della Hayward Gallery. A metà luglio i visitatori erano più di 100.000. La mostra su Francis Bacon, The Human Body (1998) registrò 130mila visitatori.
Multidisciplinarietà è la parola chiave nella formazione artistica, culturale e spirituale dell’artista studioso tra l’altro di buddismo e di religioni. Multisensorialità è il fil rouge che accompagna il visitatore che viene letteralmente “avvistato” da 32 statue antropomorfe, o meglio sono il calco del corpo dell’artista, dell’opera Event Horizon. Trentadue statue sono state posizionate e fissate da Gormley sui tetti del quartiere Southbank per tre chilometri tutto intorno alla Galleria.  Semplicemente straordinario. Un coinvolgimento totale sia dei visitatori consapevoli, sia dei turisti e passanti londinesi ignari che chiamano la polizia o fotografano il plausibile suicida. Noi le vediamo le statue, loro vedono noi ma guardano avanti. Guardano ad un orizzonte questa volta ben delineato. Sono sentinelle ed al tempo stesso i paletti del confine tra terra e cielo, tra l’abitato architettonico urbano e lo spazio inabitabile aereo e sidereo. Inabitabile? Ostile? Lo spazio aereo ci rimanda all’altra opera di Gormley, l’Angelo del Nord sulle colline di Newcastel. Anche là, orizzonti, fissità di sguardo e skyline netti.  La vista dicevamo. Entrando nella Galleria, la possiamo lasciare fuori dalla stanza numero due al primo piano. La pelle, l’olfatto, il tatto, l’udito sono sottoposti ad una performance inusuale grazie all’opera Blind Light che dà il titolo alla mostra. Uno spazio architettonico rettangolare di spesso cristallo illuminato da neon potentissimi. Dentro questa stanza viene immesso in continuo, un flusso di acqua nebulizzata. Nebbia. I suoni si ottundono, le narici si dilatano inspirando più acqua che aria. La pelle diventa fredda ed umida. Si entra non uno alla volta bensì a piccoli gruppi. Un passo dentro “Blind Light” e tutti i nostri punti di riferimento spariscono.
Basta un passo. Girarsi e non vedere più nulla. Due passi in avanti, ed ectoplasmi, così sembriamo noi visitatori interni, ti si fanno incontro, appaiono e scompaiono dal nulla. Meduse dagli abissi. Questa parola “abissi” la ritroveremo più tardi. Alice con Gormley si è persa nella sua stessa stanza dei giochi ancor prima di perdersi nel paese delle meraviglie. Il disorientamento in Blind Light è totale. Bisogna fermarsi. L’acqua vaporizzata ti abbraccia. La vista per vedere fuori non serve più. Serve invece uno sguardo per vedersi dentro. Gormley ha dichiarato di aver elaborato Blind Light per minare il concetto di spazio architettonico protettivo ed anche per creare una situazione in cui il visitatore poteva essere, al tempo stesso, in cima ad una montagna o negli abissi degli oceani. Gormley c’è decisamente riuscito.
Info: http://www.haywardgallery.org.uk/ Fonte: http://www.teknemedia.net/ |