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Anima di Otaku

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giovedì 18 ottobre 2007

Con il termine otaku (resta invariato al plurale) solitamente si indica un appassionato di manga ed anime.

Il termine risulta una occidentalizzazione dal giapponese, da cui è derivato partendo da un termine onorifico per la famiglia o la casata altrui (お宅, otaku), utilizzato anche come pronome onorifico. La forma dialettale moderna, che si distingue da quella più vecchia essendo scritta solo in hiragana (おたく) o katakana (オタク), comparve negli anni Ottanta; fu così coniata per la prima volta dall'umorista Akio Nakamori (中森明夫, Nakamori Akio) nel 1983 per la serie An investigation of otaku (おたくの研究, otaku no kenkyū), dove si osservava che questa forma del discorso non era usualmente comune tra i nerd. Entrò nell'uso generale intorno al 1989, e probabilmente la sua diffusione fu aiutata dalla pubblicazione, in quell'anno, sempre di Nakamori, di The age of M (Mの時代, M no jidai), dove l'autore applicava il termine a Tsutomu Miyazaki, serial killer giapponese da poco arrestato e che si scoprì essere ossessionato dagli hentai.

Nel moderno slang giapponese un otaku è pertanto un fan ossessionato da un particolare tema, argomento od hobby in maniera eccessiva e poco salutare. Probabilmente gli usi più comuni sono: anime otaku (che, a volte, guardano per giorni di seguito gli anime, senza un momento di riposo) ed i manga otaku (a fan di fumetti giapponesi). Nella cultura giapponese ci sono molte altre varietà, come pasokon otaku (geek dei personal computer), gēmu otaku (giocatori di Videogiochi), e otaku che sono fan estremi di idol (giovani cantanti giapponesi pesantemente pubblicizzate). Ma la parola otaku può essere applicata letteralmente a qualunque cosa: ci possono essere otaku della musica, delle arti marziali, della cucina, dei treni, e via discorrendo.

Un sottoinsieme degli otaku sono gli Akiba-kei (アキバ系): uomini che trascorrono molto tempo nel quartiere di Akihabara a Tokyo, e che sono ossessionati principalmente da anime, idol e videogiochi.

Alle volte il termine viene usato per descrivere qualcosa pertinente alla sottocultura che in Giappone circonda gli anime, le idol ed i videogiochi. Questa sottocultura enfatizza certi servizi (vedi fanservice) ed ha un suo proprio sistema per giudicare gli anime, le simulazioni di appuntamenti e/o i videogiochi, ed alcuni manga (spesso doujinshi). Questo sistema si basa sul livello di fanservice nell'opera valutata. Un altro criterio popolare - quanto è ideale la protagonista femminile dello spettacolo - si basa spesso su quanto sia carina (kawaii) e su quanto sia infantile il suo comportamento. La sottocultura internazionale è influenzata da quella giapponese, ma differisce in molte aree a seconda della localizzazione geografica. (Vedi anche Superflat, Moe, Hiroki Azuma)

Akihabara,Tōkyō. Il Centro di Otaku

Akihabara,Tōkyō. Il Centro di Otaku

Poiché in Giappone gli anime non sono popolari come i manga, la sottocultura degli otaku ha una grande influenza sui produttori anime. Nei manga l'area in cui gli otaku tendono ad avere maggiore influenza sono le doujinshi. È interessante notare che la sottocultura degli otaku statunitensi, rispetto a quella giapponese, ha un'influenza maggiore sulla edizione dei manga (negli Stati Uniti), questo è dovuto al fatto che la maggior parte delle persone che leggono manga negli Stati Uniti hanno qualche legame con la sottocultura degli otaku, mentre in Giappone praticamente chiunque legge i manga.

Mentre in Giappone il termine otaku ha forti connotazioni negative, in Inglese (ed in italiano) queste connotazioni differiscono da persona a persona. Alcuni fan lo considerano positivamente, altri negativamente.

Parole giapponesi in prestito

La sottocultura Otaku al di fuori del Giappone prende spesso parole in prestito dal giapponese. In certi casi l'uso da parte degli Otaku di frasi giapponesi in congiuzione con l'inglese crea un effetto simile all'Engrish. Questo "Engrish al contrario" può far assumere alle parole prese in prestito significati diversi dal loro uso giapponese originale (Vedi hentai, bishonen, e la discussione sull'origine di otaku più sopra).

Poiché molte delle parole prese in prestito dagli otaku provengono da fonti come i bishōjo, i cui personaggi usano un vocabolario "femminile" questo ha l'effetto di far apparire alcuni fans come se parlassero come giovani donne (perlomeno agli occhi di un giapponese).

Anime e manga sono due parole una volta riservate esclusivamente al vocabolario degli Otaku, ma che sono diventate comuni in Italiano.

Lista di parole prese in prestito comuni tra gli otaku 

anime: animazione giapponese;
Baka: stupido, scemo (riferito a persona, non a cosa);
bishōnen / bishōjo: usato sia come sostantivo sia come aggettivo, indica un bel ragazzo o una bella ragazza, ma è usato quasi sempre in forma maschile;
dōmo: modo informale di dire "grazie", la frase completa è dōmo arigatō gozaimasu
demo:"ma"
hai: "sì" (in Giapponese, "hai" non sempre significa sì, a volte significa semplicemente "ho sentito quello che mi hai detto")
hentai : perverso o pornografico; solitamente usato in riferimento a anime, manga o videogiochi erotici;
Termini onorifici giapponesi (—chan, —kun, —san, —sama): suffissi aggiunti in fondo ai nomi delle persone, variano a seconda del rapporto che intercorre tra chi parla e chi ascolta. Il primo è un diminutivo onorifico (generalmente usato per le ragazze); i rimanenti sono usati rispettivamente rivolgendosi a qualcuno più giovane, ad un proprio pari o superiore ed a qualcuno di molto superiore. In Giappone l'uso di questi onorifici è estremamente soggettivo e sottile, pertanto se la propria relazione verso un'altra persona non è chiara si usa normalmente —san. In particolare, onde evitare serie incomprensioni, gli uomini di solito non usano il —chan eccetto che con amiche strette o parenti.
kawaii:"carino". usato specialmente per descrivere una carineria del tipo che compare nei bishōjo. Questo differisce dal Giapponese in cui si usa la parola moe (萌え) is per descrivere una carineria da bishōjo, mentre kawaii (可愛い) si usa per "carino" in generale.
manga:fumetto giapponese
nani?:"cosa?", solitamente usato per esprimere stupore;
neko:"gatto"
omake :"bonus", per esempio spezzoni/siparietti/altro aggiunti ai DVD di un anime.
onegai: "per favore"
oniisan: "fratellone", fratello maggiore;
otaku:geek, disadattato;
senpai:mentore, superiore;
kohai:compagno di scuola o di lavoro più giovane
sensei: "insegnante" o "dottore", usato anche per riferirsi a un mangaka
sugoi: espressione di entusiasmo simile a "beeello"
yaoi: genere di anime/manga con temi relativi all'omosessualità maschile
yuri: genere di anime/manga con temi relativi all'omosessualità femminile

Diverse opere hanno affrontato direttamente il fenomeno Otaku. Fra queste:

  • GAiNAX, Otaku no Video (1991), OAV.
  • Tatsuhiko Takimoto, NHK ni Yōkoso! (2004), manga e serie animata.
  • Nakano Hitori, Train Man (2004), romanzo, film, manga, serie animata.
  • Kio Shimoku, Genshiken (2002), manga e serie animata.

fonte: http://it.wikipedia.org

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