“Avrò visitato qualche centinaio di siti web - portali per viaggi organizzati, brochure governative, semplici schermate piene di informazioni o di resoconti messi in rete da altri escursionisti -. Ma il problema del viaggiatore moderno è che non sa più dove andare. Ormai l’intero pianeta è diventato un’installazione turistica, e ovunque si vada resta in bocca il saporaccio del simulacro”. È amara la riflessione di Lawrence Osborne che nel suo bel libro, Il turista nudo, parte alla ricerca di un altrove che non sia già stato colonizzato dai tour operator.
L’industria del turismo ha un impatto innegabile sui luoghi nei quali approda, con effetti economici dirompenti che però non sempre hanno una ricaduta positiva sulla popolazione e sull’ambiente locale. “Come si può indurre l’industria in maggior espansione a livello internazionale a svilupparsi in modo da beneficiare le popolazioni locali senza sfruttare né loro né l’ambiente in cui vivono?”. È questa la domanda da cui parte il libro Vacanze etiche, appena pubblicato da Einaudi, che è il frutto del lavoro di Tourism Concern, associazione inglese che ha il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica proprio sul tema dello sfruttamento del turismo e sulle sue potenziali ricadute nefaste. Lo fa suggerendo 300 indirizzi sparsi nei cinque continenti dove un turista può recarsi essendo sicuro che i propri soldi vadano a finire nelle tasche delle persone direttamente coinvolte nella gestione di lodge, alberghetti e bed & breakfast e non nei conti miliardari di speculatori stranieri. Dal campeggio keniota al lodge all’interno di una piantagione di caffè in Guatemala, dalla pensione a conduzione familiare nel Kazakistan al rifugio aborigeno in Australia, ce n’è per tutti. Quasi sempre al semplice soggiorno si abbinano visite guidate, trekking, itinerari di ecoturismo. Già, il rispetto per l’ambiente è un aspetto molto importante per chiunque desideri viaggiare in maniera etica. La rete è, come sempre, una risorsa. Esistono siti come EcoTravel che propongono mete, suggeriscono percorsi e trovano il tour operator o l’agente di viaggio giusto per il tipo di vacanza (ecologica) che si desidera fare. E poi c’è Responsible Travel, un sito che raccoglie moltissime proposte di turismo responsabile sparpagliate su tutto il pianeta. Siccome una delle più gravi responsabilità del turista consiste nell’inquinare il pianeta, vale la pena di controllare quante emissioni causa il nostro viaggiare per cercare prima di tutto, se possibile, di limitarle e successivamente di controbilanciarle con azioni positive. Come? Ad esempio con l’aiuto di Climate Care che, con lo slogan “ti aiutiamo ad aiutare il clima”, fornisce agli internauti un pratico calcolatore di emissioni che tiene conto dei vari aspetti della vita quotidiana, dall’uso dell’auto ai consumi domestici ai voli. Lo scopo finale è rendersi clima-neutrali, versando all’organizzazione i soldi necessari ad ammortizzare le emissioni da noi prodotte per finanziare progetti volti ad abbattere una pari quantità di gas serra in qualche altra parte del mondo. Si va dalla riforestazione all’impiego di energie alternative, all’uso di sistemi di illuminazione più efficienti. Quanto costa la neutralità? Dipende. Con un volo andata e ritorno da Milano a Helsinki per due persone si emettono 0,86 tonnellate di CO2. Per rimediare si possono versare a Climate Care 6,48 sterline, pari a circa 9 euro e mezzo. Insomma, diventare viaggiatori responsabili è possibile. Tra i siti italiani cui dare un’occhiata vale la pena ricordare quello dell’Associazione italiana turismo responsabile, Sguardi oltre il confine, la sezione turismo del sito di non profit Vita, e Viaggi e miraggi, cooperativa sociale e agenzia di viaggi. Se siete ancora disorientati, potrà forse chiarirvi le idee la carta d’identità del viaggio sostenibile (file pdf), sottoscritta da numerose associazioni attive nel campo del turismo responsabile. Fonte: http://blog.panorama.it |